NonRecensione – 126: Transformers: L’Ultimo Cavaliere


Torna la saga dei robottoni della Hasbro con un nuovo capitolo che mischia tecnologia aliena e misticismo medioevale, un quinto capitolo che si pone l’obiettivo di svelare qualcosa di importante che riguarda il passato di questi robot, la cui esistenza è legata alla terra da molto più tempo di quello che si pensi. Ma andiamo subito ai voti: Mymovies gli assegna un 2,67/5; Comingsoon un 4,2/5; Imdb un 5,3/10.

Il film si apre con una scena medioevale di battaglia: i Britanni, guidati da Re Artù e dai suoi dodici cavalieri stanno vedendo il proprio esercito decimato dagli attacchi del nemico, mentre aspettano l’arrivo di Merlino che con la sua magia dovrebbe salvarli. Sembra una cosa incredibilmente surreale, ma in realtà funzionale al racconto di come i Transformers siano sulla Terra da molti millenni, cosa già intuita nel quarto capitolo quando si fece capire che furono loro la causa dell’estinzione dei dinosauri. La scena si sposta poi si giorni nostri, in una Chicago semidistrutta dagli scontri fra Transformers dei precedenti capitoli e con una zona off-limits, dentro cui però entrano tre ragazzini in cerca di qualche brivido. Qui scoprono Transformers morti, ma conoscono anche Izabella, ragazzina che vive li cercando di essere amica degli Autobot sopravvissuti. Già, perché i Transformers sono ancora cacciati dal governo, che sta cercando di distruggerli tutti. Verranno salvati da Cade Yeager, l’inventore del quarto capitolo, che da un Prime morente riceve un talismano.

Da qui, alla classica maniera di Michael Bay, regista del film, le cose iniziano a procedere velocemente. Izabella segue Cade nella discarica dove si nasconde con alcuni Autobot, il governo per scovarli stringe un patto con Megatron rilasciando alcuni Decepticon tenuti in custodia, e nel mentre Optimus Prime, su Cybertron, viene manipolato dalla divinità aliena Quintessa, che lo convince a tornare sulla Terra per distruggerla e far rivivere il loro pianeta. Tutto ruota sul recupero dell’antico bastone di Merlino, in realtà uno scettro proveniente da Cybertron donato al mago dai Prime medioevali. Una storia svelata a Yeager da un vecchio lord inglese, ultimo discendente di una confraternita che custodisce questi segreti, coadiuvati da Cogman, un robot/maggiordomo dalle innumerevoli capacità. Qui Cade conoscerà anche Vivian, guida turistica plurilaureata, la cui dinastia è strettamente legata a questo misterioso racconto medioevale: è infatti lei l’ultima discendente di Merlino, l’unica per questioni di sangue a poter usare il suo scettro. Il tutto si risolve nello scontro finale, in cui gli Autobot cercano di recuperare lo scettro rubato dai Decepticon, in cui Optimus Prime torna soggiogato e combatte contro i suoi amici, in cui Cybertron viene posta in rotta di collisione con la Terra e dove l’esercito non pensa ad altro che lanciare dei missili nucleari contro la cupola di comando da cui Quintessa sta guidando la collisione dei due mondi.

Come sempre è un film lunghissimo, ben 148 minuti, ma che è talmente zeppo di cose da raccontare che avrebbe potuto tranquillamente essere lungo anche cinque ore, e sarebbe stato comunque saturo. In più è il film in cui Bay esprime al meglio la sua essenza cinematografica: estetica portata ai massimi livelli, movimento continuo delle macchine da presa e degli oggetti, ritmo sempre sostenuto e stimolazione sensoriale continua dello spettatore. Con un unico neo: script praticamente assente, una storyline che sembra più accidentale che preparata, un film fatto a segmenti che potrebbero essere altrettanti film separati e indipendenti, ma in qualche modo correlati fra loro. Chiunque vada a vedere questo film aspettandosi di trovare una trama resterà deluso nel vedere invece un film in cui, come dice Roberto Recchioni, “…ogni segmento è, semplicemente, annichilente per messa in scena, qualità delle immagini, uso degli effetti e regia. C’è un solo problema: il fatto che questi segmenti siano collegati è del tutto incidentale. Fossero messi in ordine diverso, non cambierebbe assolutamente nulla. Non è che il film ha un brutto script: il film non ha nessuno script. È, semplicemente, la messa in scena filmica di un ragazzino che gioca sul tappeto con tutti i giocattoli che ha attorno, mescolandoli senza alcuna logica, seguendo solamente il bisogno di divertirsi…”. Insomma, un film in cui i compromessi non esistono, in nessun caso.

Ricco, come sempre per la serie, il cast: Mark Whalberg è ancora l’inventore Cade Yeager; Anthony Hopkins è Sir Edmund Burton, il nobile inglese custode del segreto degli Autobot; Laura Haddock è Vivian Wembley, la studiosa e guida turistica; John Turturro torna a vestire i panni dell’agente Simmons, che ora vive a Cuba dove gli Autobot possono circolare liberamente; Stanley Tucci è presente ma nelle vesti di Merlino; Isabela Moner è la piccola ragazzina Izabella; tornano anche Josh Duhamel e Tyrese Gibson nei panni del Tenente Colonnello William Lennox e del soldato Robert Epps, già presenti nei primi tre film della saga.

Come detto la regia è affidata ancora una volta a Michael Bay: doveva smettere dopo il primo ciclo di tre film sui Transformers, ha finito per fare anche il quarto e il quinto capitolo. Il sesto, in uscita nel 2019, non dovrebbe vederlo alla regia, ma a questo punto è possibile che prima di andarsene scelga di chiudere completamente il ciclo di questa nuova trilogia. Ma il mondo dei Transformers non dovrebbe terminare: l’ambizione è creare un Hasbro Cinematic Universe, in tutto simile all’Universo Marvel e a quello DC Comics, unendo i film sui Transformers con quelli sui G.I. Joe e con un altro marchio come M.A.S.K., e questo quinto capitolo apre porte utili a all’intreccio in questo nuovo mondo cinematografico. Alla fine, per l’estetica e la dinamicità del film dovrei assegnare un 10 rotondo, e sarebbe la prima volta che lo farei, ma dato che anche un minimo di script è utile, a questa seconda voce dovrei dare (magnanimamente) un 2. La media sarebbe 6, ma dato che adoro la magnificenza e la sapienza di Bay nel creare film con un movimento continuo e con la capacità di tenere l’attenzione sempre attiva al massimo, il mio voto finale è un 8/10. È un film che riempie gli occhi, fino a farli traboccare.

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