Se il recupero della Lancia passasse dalla Ferrari (e dalla tecnologia)?


L’ultima conferenza stampa di Sergio Marchionne al Salone di Ginevra ha dato, fra gli altri, uno spunto interessante sulla Lancia. Se fino ad alcuni anni fa era categorico nell’affrontare che ormai il marchio fosse destinato al solo mercato domestico e con un’offerta limitata alla sola Ypsilon, oggi concede un’apertura quantomeno curiosa. Sostanzialmente afferma che Lancia non è stata rilanciata perché nessun progetto gli è sembrato interessante e sostenibile. Poi, ecco il passo in più: dice che gli piange il cuore non aver potuto fare altri, dice che lui è molto legato a quel brand, ricorda che nessun progetto di rilancio è stato ritenuto valido, però. Però. Però lascia trasparire la netta sensazione che se qualcuno dovesse estrarre il proverbiale coniglio dal cilindro, ecco allora che Lancia potrebbe tornare ad avere un futuro. Ma come sarebbe possibile?

La Lancia nacque nel 1906 a Torino, e nei suoi 111 anni di storia (che compirà a novembre) ha conosciuto molti alti e bassi. A dispetto di molte vetture apprezzate e tecnologicamente molto avanzate, i primi decenni di vita su caratterizzarono per una rapida espansione ma per utili societari spesso ridotti al minimo. La stessa vendita della Casa da parte della famiglia Lancia nel 1958 raccontava di un’azienda tecnologicamente all’avanguardia ma incapace di creare utili. Ma anche la nuova presidenza, quella di Pesenti, si dovette arrendere nel 1969 e vendere tutto a un prezzo simbolico alla Fiat. Lancia può quindi avere gli anticorpi necessari a sopravvivere alle crisi, anticorpi scolpiti nella sua storia. E forse è proprio dalla sua storia che si potrebbe trarre spunto per pianificare un rilancio della Lancia. Come? Rispolverando quel legame che più volte avvicinò Lancia alla Ferrari.

Si, lo so, Ferrari è già stata utilizzata come bacino a cui attingere per rilanciare sia Maserati che Alfa Romeo. Inutile nascondere che i possenti V8 del Tridente e il V6 della Giulia Quadrifoglio siano opera dei tecnici del Cavallino. E se per Maserati è una scelta logica stante la somiglianza della clientela e per Alfa Romeo è una scelta anche di cuore visti i natali (quasi) in comune, per Lancia sarebbe un’alleanza di impronta storica. Un’alleanza che, nel tempo, ha dato vita a vetture prestigiose e incredibilmente vittoriose. Ricordate la D50? Fu una monoposto progettata dalla Lancia nel 1954 per correre nel Mondiale di Formula Uno. Un progetto innovativo con una partenza travagliata. Poi alcuni problemi finanziari e la concomitante morte del pilota di punta, il grandissimo Alberto Ascari, decretarono la fine di quell’avventura. Le monoposto passarono alla Ferrari che le aggiornò, fece diverse modifiche, e nel 1956 ci vinse il titolo mondiale con alla guida Juan Manuel Fangio. E che dire dell’incredibile Stratos? Un piccolo telaio monoscocca centrale in alluminio, con il motore e la trasmissione della Ferrari Dino 246. Vinse tre Mondiali rally consecutivi, dal 1974 al 1976. E la Lancia LC2, sportprototipo costruita nel 1982? Il motore era un V8 preparati dalla Abarth ma di origine Ferrari, con telaio progettato dalla Dallara. Fu l’unica vettura a tenere testa alle mitiche Porsche 956/962 che allora mietevano successi a raffica. I primi anni la vettura denuncia problemi di affidabilità ma si rivela velocissima: nel 1983 e 1984 poteva giocarsi la vittoria a Le Mans ma noie meccaniche le costrinsero al ritiro. Ritiro ufficiale che avvenne nei primi mesi del 1986, quando l’affidabilità era in aumento, ufficialmente perché Lancia voleva concentrarsi sui rally. E infine, come scordarsi la Thema-Ferrari 8.32? Una Thema in cui venne montato un poderoso V8 32 valvole, caos e di erogare 215 cavalli. Tutti sulla trazione anteriore. Una macchina esclusiva, seppur con una tenuta di strada che soffriva di sottosterzo di potenza e sovrasterzo causa posteriore leggero, che venne usata addirittura da uno storicamente difficile da accontentare come Enzo Ferrari, che la faceva guidare dal suo autista personale.

Un’alleanza simile sarebbe un sogno irrealizzabile? Forse si. O forse no. Dipende molto da come la di imposterebbe: ovviamente un programma sportivo non sarebbe una priorità, ma un’eventuale produzione di vetture potenti e di lusso potrebbe essere una prospettiva concreta, magari coinvolgendo meglio la Chrysler, che alcuni anni fa venne sfruttata semplicemente per rimarchiare auto già esistenti. Se oggi possiamo vedere una Volkswagen Passat che è sostanzialmente simile a un’Audi A4, che è sostanzialmente simile a una Skoda Octavia, che era sostanzialmente simile a una Seat Exeo, allora rivedere in vita Lancia impegnata nel produrre auto di lusso collaborando con Ferrari e Chrysler potrebbe essere una soluzione allettante. Magari usandola per sperimentare nuove tecnologie come l’ibrido, l’elettrico, la guida autonoma, piuttosto che sperimentando nuovi materiali, nuove idee aerodinamiche, meccaniche e digitali, magari collaborando con ambienti aerospaziali, proprio in ossequio alla storia di un Marchio che fece dell’innovazione tecnologica la sua bandiera. Le economie di scala derivanti dai tanti marchi già presenti e della buona offerta meccanica già esistente permetterebbero di ammortizzare i costi. Caro Marchionne, che possa essere questa la valida idea tanto desiderata?

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