NonRecensione – 124: Trainspotting 2


Quanto può essere difficile fare il sequel di un film definito come una specie di pietra miliare del cinema? Quanto può essere difficile proseguire la narrazione di una storia unica, particolare, lisergica, allucinante, distruttiva, esagerata da ogni punto di vista? La risposta è scontata: è un’impresa che definire ardua è ancora poco. Intanto i voti: Comingsoon gli assegna un 3,8/5; Mymovies un 2,64/5; Imdb un 7,8/10.

Vent’anni dopo tornano in scena Renton, Spud, Sick Boy e Franco. Ognuno di loro è cresciuto, ognuno si è fatto una propria vita. Renton, scappato ad Amsterdam con i soldi del colpo fatto con gli amici vent’anni prima, ha smesso con le droghe e ha una vita borghese come quella di molti altri. Sick Boy filma e ricatta i clienti di una prostituta che è in combutta con lui. Spud è ancora dipendente dalle droghe e con una vita sempre sregolata. Franco è in galera. Ma Renton sceglie di tornare a Edimburgo e reincontra i suoi ex amici: salva Spud da un tentato suicidio e cerca di aiutarlo nello smettere di drogarsi, si picchia con Sick Boy prima di restituirgli la sua parte del bottino del colpo di venti anni prima, si nasconde da Franco che nel frattempo è evaso dal carcere.

Un ritorno che Renton inizialmente spiega come temporaneo, ma che si scoprirà essere definitivo: la sua vita ad Amsterdam non è poi cosi idilliaca come dice. Si farà allora coinvolgere negli affari di Sick Boy, nel tentativo di trasformare un vecchio pub in una sauna dove far lavorare delle prostitute.

Il primo Trainspotting lasciò il segno per il suo essere inedito sotto diversi punti di vista: il tono nel raccontare i giovani e i problemi della tossicodipendenza, il sarcasmo nel parlare della working class inglese, la crudezza nel raccontare il mondo dell’eroina, la ruvida drammaticità nelle tragedie che accadono quando a causa della droga non hai il controllo di te stesso, come accade a Sick Boy che vede morire la sua piccola bambina senza riuscire a fare nulla perché strafatto. Il primo capitolo era un mix di queste cose mischiate a una colonna sonora potente e a una larga gamma di distorsioni dai colori spesso sgargianti. Era il film più anni novanta degli anni novanta, quasi un manifesto della gioventù sregolata di quell’epoca.

T2 no, o meglio, ripercorre tutto quello ma con un tono diverso. Il primo capitolo è quasi un inno alla sregolatezza della giovinezza, il secondo capitolo è più il racconto della delusione della crescita. T2 è un film che cita spesso il primo capitolo tramite rimandi a brevi spezzoni del film, tramite la musica e tramite vari riferimenti disseminati lungo la pellicola, quasi una celebrazione dolceamara di un film che ha lasciato un’impronta indelebile. Un po’ come il famoso monologo di Renton “scegli la vita”, riscritto per un mondo che in vent’anni è completamente cambiato, aggiornato per delle persone passate dal fulgore della giovinezza al disincanto dell’età adulta. Trainspotting portava sullo schermo l’attualizzazione dello scontro fra il mondo dei giovani e quello degli adulti, canzonava le sicurezze borghesi, rifiutava l’idea di doversi conformare alla società. T2 porta sullo schermo la delusione per quello che è il mondo degli adulti, lo rabbia di non saperne (o volerne) fare parte, la sconfitta del ritrovarsi ad aspirare a ciò che venti anni prima si derideva.

Sempre lo stesso il cast: Ewan McGregor è Renton; Ewen Bremmer è Spud; Jonny Lee Miller è Sick Boy; Robert Carlyle è Franco; Anjela Nedyalkova è Veronika Kovach, la prostituta che lavora con Sick Boy.

La regia è sempre di Danny Boyle, e la storia è sempre ispirata a un libro di Irvine Welsh, Porno, anche se non me segue pedissequamente la trama. Alla fine comunque il risultato l’ho trovato buono, e il mio voto è un pieno 8/10.

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