Due parole sul perché critico tanto la corporazione dei tassisti


In questi giorni di sciopero del mondo dei taxi ho letto in giro tantissime cose. Ho letto gente che li voleva quasi mandare al rogo, ho letto gente che li difendeva come se fossero una categoria ultra vessata, ho letto di gente che è stata spinta a scegliere altri servizi come Uber, ho letto gente che ha demonizzato Uber, ho letto di critiche al capitalismo, critiche al globalismo, critiche al corporativismo, critiche al consociativismo. E mi è purtroppo toccato vedere anche la violenza esplosa (è proprio il caso di dirlo) in alcune manifestazioni a Roma, dove insieme ai tassisti hanno manifestato anche gli ambulanti, altra categoria su cui si potrebbero scrivere fiumi di parole. Ma restiamo al mondo dei taxi: anch’io lo critico molto, ma pur criticandoli penso che Uber non possa essere la soluzione.

Lo scrive benissimo Jacopo Tondelli su Gli Stati Generali. Vi riporto un estratto che direi chiarisce perfettamente il punto chiave della faccenda: «…I taxisti italiani sono una categoria che per lungo tempo è stata protetta dalla concorrenza, e per molte ragioni “esentata” da controlli e legge. La politica a vari livelli ha accettato, molti anni fa, la nascita di un mercato delle licenze che a monte erano state concesse a titolo gratuito. Alcuni, pochi, ottenevano e ottengono le licenze per “concorso” gratuito dai comuni e poi, però, possono cederle a titolo oneroso ad altri che vogliono subentrare. Aver consentito questo meccanismo, autorizzando la cessione tra privati, è stato uno dei peccati originali diventati insanabili perché oggi i tantissimi taxisti che hanno la licenza avendola strapagata (magari anche 200 mila euro) non possono accettare di vederla svalutata. […] Aver accarezzato l’idea di affidare a un gigante senza volto e con un’idea dei diritti ancora tutta da capire, come Uber, la possibile soluzione di un problema è poi una scorciatoia che non regge, proprio perché la grana non sarebbe nata e cresciuta senza le colpe delle pubbliche amministrazioni, e del legislatore…» È la nostra ignavia politica ad aver generato il nostro, è la nostra ignavia politica che continua a nutrirlo. Un mostro che si è chiuso in se stesso, impermeabile a ogni critica, restio a qualsiasi cambiamento per paura di veder intaccato il proprio potere. E la politica dietro a proteggerlo a sua volta, timorosa di perdere un bacino elettorale significativo.

Ma oltre a queste questioni politiche, devo aggiungere che le mie esperienze coi taxi sono state spesso (purtroppo) negative, cosa che ha aggravato il mio giudizio su di loro. Come quando quattro anni fa, davanti alla stazione Cadorna a Milano, nessun tassista accettava pagamenti elettronici. Oppure di quando, tempo addietro, andavo a Roma a trovare amici: stavo in un hotel in via degli Scipioni, vicino alla fermata Lepanto della metro, un posto comodo per arrivarci dalla stazione Termini, per uscire a piedi a visitare la città. Un caro amico allora abitava vicino al Policlinico Gemelli: di giorno per andare da lui prevedevo la metti fino a Battistini e poi un autobus, ma di notte per tornare in hotel dovevo chiamare un taxi. Ora: conoscendo un po’ Roma perché ci andavo spesso in quel periodo, su tre sere che presi il taxi osservai il percorso che mi facevano fare. Le prime due sere mi finsi un turista che era a Roma per la prima volta, la terza un ex cittadino di Roma emigrato al nord. Il tragitto che dovevo fare partiva più o meno da via Della Pineta Sacchetti fino a via Degli Scipioni. Per capire, ecco che dice Google Maps:


Le prime due sere fu incredibile. In entrambi i casi il tassista (sempre diverso) mi spiegava cosa vedere o cosa non vedere, e intanto mi scarrozzava passando per Termini, Piazza della Repubblica, Quirinale, Campidoglio, Altare della Patria, Fori Imperiali, Colosseo, per poi risalire verso Villa Borghese e infine al mio hotel. Il tutto fra le tre e le quattro di notte, con io che chiedevo continuamente quanto mancasse dato che ero stanco. Una delle due sere il viaggio durò più di mezz’ora. La terza sera no: in circa 15 minuti ero davanti all’hotel, e senza arrivare al Campidoglio. Insomma: va bene essere furbi, ma perché raddoppiare il viaggio e quindi pure il costo della corsa? Come possono poi le persone fidarsi della buona fede dei tassisti? Lo so, non sono tutte mele marce, ma vedere più questa categoria rendersi impermeabile a ogni critica e pronta invece a contrattaccare anche in modo violento, beh, non aiuta di certo a renderli più simpatici e degni di fiducia. Poi, leggendo che il mondo dei tassisti è pure contro a sistemi come MyTaxi, che teoricamente li avvantaggia e fa recuperare loro competitività nei confronti di servizi come Uber, allora i dubbi non fanno altro che ingigantirsi.

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Categorie:Riflessioni

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