House of Democrats, la serie in cui non si capisce mai nulla


Beau Willimon, sceneggiatore e produttore di House of Cards, sarebbe entusiasta dei dirigenti del Partito Democratico. Un po’ meno lo sono i militanti e gli elettori, che ieri hanno assistito all’ennesima Assemblea dipinta con toni da redde rationem in cui, alla fin fine, è emerso solo un profondo stato di confusione non solo nel partito, ma in tutto il centrosinistra italiano. Una roba da chiamare in massa delle ambulanze per far rinchiudere tutti in ospedale, reparto psichiatria. A fine giornata erano gli stessi militato a interrogarmi sui social: ma quindi, cosa è successo? Cos’hanno deciso? Cosa diamine sta succedendo?

Confesso che per tirare un po’ le fila del discorso servirebbe un cartomante, forse avrebbe più senso logico rispetto al fare un’analisi di quanto è successo nell’ultima settimana. Si è partiti lunedì scorso da una Direzione del Pd in cui le minoranze arrivavano forti di petizioni online per richiedere subito il Congresso, salvo poi fare un testacoda e chiedere a Renzi che il Congresso fosse nei tempi stabiliti, quindi a ottobre-dicembre. Chiedendo poi di votare la fiducia incondizionata al governo Gentiloni, dopo che a dicembre dissero che quello stesso governo avrebbe dovuto convincerli punto per punto. Però mi serve una premessa, prima di proseguire.

Il primo errore, in questo delirio, è di Renzi. Al di là del non essersi occupato del partito in questi anni e di non averlo (almeno un po’) sistemato, credo abbia fatto malissimo a non sparire per un po’ dopo il referendum. Doveva mollare, andarsene, starsene in disparte per davvero. Dimettersi e mollare il partito alla minoranza, che tanto agogna di ritornare “padrona in casa propria”. Come un fascistello qualsiasi. Invece no: è rimasto tranquillo giusto un mese per poi riprendere ad agitarsi come un animale ferito in gabbia. Doveva riposarsi, ricostituirsi, riverginarsi, ricostruire una sua narrazione diversa da quella che ha cocciato al referendum del 4 dicembre. Invece niente, tutto sommariamente uguale. Che, per carità, può andare ancora bene all’interno del Pd e fra gli elettori affezionati, oltre no, non funziona più.

Poi c’è la minoranza, dei veri campioni nello sbagliare rigori a porta vuota. A dicembre Renzi fa trapelare l’idea delle dimissioni ma loro premono affinché rimanga segretario. Renzi vorrebbe un congresso subito, dicono che va fatto a scadenza. Renzi rilancia con una conferenza programmatica, gli rispondono che serve un congresso subito. Addirittura Emiliano e Rossi, due che minacciano la scissione, fanno una petizione per raccogliere firme in favore di un congresso subito! Alla famosa Direzione citata si annuncia il congresso, la minoranza ribatte di rallentare, congresso a scadenza, prima la conferenza programmatica (da lori bocciata il mese prima) e, ciliegina, fiducia incondizionata al governo Gentiloni. Quando a dicembre dicevano che avrebbero votato punto per punto, nessuna fiducia. Poi sabato a Roma Emiliano, Rossi e Speranza si ritrovano all’evento organizzato da Rossi, e qui i toni sono da scissione imminente. Addirittura qualcuno chiede, per restare, che al congresso Renzi non si candidi. Emiliano dice di pentirsi pubblicamente di aver sostenuto Renzi, quasi lo schifa. In questo clima arrivismo all’Assemblea di ieri.

Un’Assemblea in cui il dibattito si è incentrato sul discorso scissione si, scissione no. Nessuna idea. Battutine, attacchi più o meno personali, abiure e contro abiure. Idee, zero. In questo ho sviluppato un viscerale odio per qualunque politico esprima una sua legittima idea o un suo legittimo punto di vista presentandolo come “Questa è la verità!”. No, perdonatemi, col cazzo. Non stai spiegando un teorema o un risultato scientifico, sta esprimendo la tua opinione su una legge elettorale, su una riforma, su una legge. Un’opinione, non una legge scolpita nella roccia. Sui vari interventi ho raccolto qualche appunto.

Epifani

Dice che durante governo Renzi molte cose non affrontate o affrontate male, ed è vero. Non aveva senso l’abolizione dell’IMU, meglio sarebbe stato rimodulare l’IRPEF. La legge elettorale non esaltante, e non posso che concordare dato che da sempre scrivo di preferire un sistema uninominale. Però poi dice che “non va bene il congresso ora perché non ci sarebbe equa contendibilità”. Scusate la scurrilità, ma che cazzo vuol dire? Cosa stramaledizione vuol dire? Per quale motivo non sarebbe contendibile? Perché asserisce ci sia poco tempo per organizzare un’alternativa a Renzi? E in questi anni di lotte interne contro il segretario che diamine hanno fatto, se non hanno organizzato nessuna piattaforma di idee alternative? Sono rimasti a grattarsi la pancia?

Veltroni

Per farvi capire come è messo il Pd, il suo discorso è stato uno dei più apprezzabili. Cercando di tenere unito il partito ricorda che nel 1994 se Pds e Popolari fossero stati uniti avrebbero sconfitto Berlusconi. Ricorda che nel 1998 se non si fosse fatto cadere Prodi ora ci sarebbe una storia diversa. Se nel 2013 tutti avessero sostenuto Prodi nelle votazioni in Parlamento ora sarebbe Presidente della Repubblica. Invece il gioco è sempre stato dividersi e fare il tiro al piccione contro alcuni. Ricorda che non serve creare coalizioni contro, serve il riformismo di un partito che sappia essere maggioritario. Tutto ciò che diceva dal 2008, salvo essere impallinato. Indovinate da chi.

Giachetti

Parla ancora di legge elettorale. Dell’occasione persa di tornare al Mattarellum nel 2013, quando l’allora illuminatissimo capogruppo alla Camera cambiò posizioni al ritmo di una ogni dieci minuti, fino a far naufragare tutto. Quel tizio era Roberto Speranza.

Franceschini

Intervento molto atteso: con chi starà AreaDem? Lui parla di scissione, e la prospetta come il male assoluto. “Nel caso avvenisse nei prossimi mesi il dibattito sarebbe incentrato sullo scontro fra chi resta e chi esce, non sui problemi del Paese”, dice. E si spinge oltre: dipinge governo Renzi come stagione riformista, di stabilità, “che per quantità e qualità non rivedremo per molti anni”. A parole sembra saldissima l’intesa con Renzi. Ma alla neurodeliri è ancora tutto possibile.

Stumpo

Non interviene, viene intervistato. “Noi abbiamo scommesso sul buon senso”, dice di se e di chi minaccia la scissione, “serve avere il coraggio di dire in pubblico ciò che si dice in privato” aggiunge. Celata chiede cosa si è detto in privato e Stumpo replica che non lo sa. Praticamente si lascia andare alla diffamazione. Meno male che parlava di buon senso.

Cuperlo

Il nodo centrale del suo discorso si riassume con una sua frase: “mi adopererò per non uscire e per ricucire lo strappo”. Quindi non aderirà all’eventuale scissione? O è solo tattica?

Orlando

Il ministro ricorda che “realizzare il socialismo in una forza non maggioritaria è semplicemente irrealistico”. E ha ragione. Ricorda che all’estero esistono i think thank per elaborare pensiero, in Italia no. Oddio, esiste Volta su cui si potrebbe investire, tutti. Il pezzo di Giuliano Da Empoli sul cosa dovrebbe fare il Pd nei confronti del M5S è pazzesco, rispetto a qualsiasi cosa sia stata detta o fatta dal Pd negli ultimi anni pare avanti anni luce. Magari ad ascoltarlo non si farebbero le solite cretinate. Che serva un qualcosa per rimettere al centro le idee lo sostengo pure io: le conferenze programmatiche su fanno, mi ammoniscono, quando non si ha più nulla da dire. Beh, oggi il Pd NON HA NULLA da dire. Ha solo da polemizzare. Orlando ricorda poi una cosa importante: serve parlare alle periferie. A chi è senza lavoro il M5S propone reddito di cittadinanza, il Pd dice no al reddito ma non propone nulla di alternativo. Come ricuci il dialogo con le periferie se non proponi niente? Ancora Orlando dice “La lotta alla mafia non è strumento di lotta politica interna al PD. È dovere morale trasversale di qualunque sincero servitore dello Stato. Qualunque sia il suo partito di appartenenza”. Bordata a Emiliano che il giorno prima accusava il Pd di non combattere la mafia.

Boccia

Uomo vicinissimo a Emiliano, inizia non parlando di rischio scissione ma di valori da restituire al Pd. Si riposiziona? Con lui anche Emiliano? Era quindi una sceneggiata la loro? Poi il colpo di teatro: Boccia riconosce il buon lavoro di Renzi in Europa. Dice che grazie a lui sono stati fatti passi avanti. Panico: è il vero Boccia o un gemello? La minoranza scissionista è già spaccata?

Damiano

Dice ovviamente che la battaglia va fatta da dentro. E poi via a sciorinare le colpe e gli errori di Renzi. Sostanzialmente all’Assemblea ognuno addita le colpe degli altri. Un magnifico carosello di gente che infila il dito negli occhi altrui, evitando accuratamente di infilarlo nei propri occhi.

Tocci

Parla di battaglia di due debolezze. Dice che la minoranza va via ora che potrebbe vincere. Dice che se in questi anni avesse elaborato un’alternativa ora vincerebbe il congresso in qualunque caso. E dice che Renzi deve battere se stesso e le sue debolezze che lo hanno portato a sbattere. Mi trovo d’accordissimo col suo intervento, ma c’è un problema: Renzi non pare abbia voglia di “battere se stesso” e la minoranza pare non abbia voglia di elaborare alternative contendibili. Ognuno vuole comandare, a questo si è ridotto il dibattito interno. Al conquistare più o meno potere.

Emiliano

A sorpresa parla pure lui. Gli scissionisti avevano deciso che avrebbe parlato per tutti solo Epifani. E invece. Ma ricordo che aveva già parlato Boccia, vicinissimo a Emiliano. Cosa dirà? Nel frattempo Rossi ha già chiaramente detto che Renzi ha solo fatto muro e allora per lui non resta che andare altrove a ricostruire. Lui che si è pubblicamente candidato alla segreteria del Pd da gennaio 2016 e che disse che non se ne sarebbe andato mai. Ma la serietà? Intanto parla Emiliano e ricorda che le prossime amministrative non sono una formalità, serve proporre idee per vincere. Lui aveva timore che le elezioni anticipate potevano oscurare amministrative ma, aggiunge, “ho chiarito col segretario, ci siamo fraintesi sul rischio elezioni anticipate, ora abbiamo chiarito, siamo d’accordo”. D’accordo? Emiliano tra l’altro, sabato al Teatro Vittoria disse rivolto a Rossi e Speranza “non parliamo di leadership, poi magari vi frego”. Che il tirarsi indietro dalla scissione sia la fregatura per la minoranza? Prosegue poi ricordando che serve ritrovare ragioni dell’unità nel partito, dare il tempo di vedere le ragioni per stare insieme. Il Pd nel tempo non è stato solo contenuto politico, ma anche metodo. Metodo che ha introdotto le primarie aperte. In sala e sui social serpeggia perplessità e terrore: Emiliano si sta davvero tirando indietro dalla scissione? Dice che “grandezza politica non è solo tenere il punto ma anche gestire una contraddizione, fare un passo indietro e salvare una comunità”. La gente rumoreggia. “Io sono disposto al passo indietro, ditemi come, pur di salvare questa comunità”. Lo sgomento aumenta: Emiliano abiura gli scissionisti? Ma il colpo di teatro deve ancora arrivare: “Non posso dire altro che ho fiducia nel segretario. Nel mio segretario. Ho fiducia in quello che deciderà di fare”. Pare che Emiliano si sia inculato sia Rossi che Speranza. Ma come un provetto ballerino di tango, ecco una nuova piroetta: “Togliamo ogni alibi al processo di scissione, il problema è solo di metodo, condividiamo un percorso condiviso”. Un Emiliano che appare dimesso e ricco di concessioni. Qualcuno sospetta il trappolone, ma lui prosegue: “E’ una bestialità pretendere che il segretario uscente non debba ricandidarsi. Noi non lo abbiamo mai detto”. No, lui forse non esplicitamente, ma i suoi sodali si. Tipo Speranza. Qualcuno pensa sia la parola fine alla scissione, dato che pure Boccia in un’intervista derubrica l’evento di sabato come “una cosa organizzata da Rossi, era la sua corrente, il suo nome, noi (lui e Emiliano) e Speranza eravamo solo invitati”. Game over?

No, a fine giornata nessun game over, la neurodeliri era in piena attività ieri. Infatti in serata esce un comunicato congiunto Rossi, Speranza, Emiliano: da Renzi solo un muro, dicono, la scissione è inevitabile. Nuova piroetta di Emiliano, che a questo punto diventa più leggiadro di Nureyev. Io però vorrei fare un caloroso applauso al terzetto Rossi – Speranza – Emiliano, che soprattutto negli ultimi mesi hanno fatto tutto il possibile e l’impossibile per servire il Pd su un piatto d’argento a Renzi, sebbene l’ormai ex segretario si trovasse in grossa difficoltà dopo il referendum. Bastava iniziare per tempo a organizzare una piattaforma di idee alternative, e avrebbero vinto in carrozza, come ha detto bene Tocci. Invece, niente. In tutto questo va ricordato che la minoranza che si scinde per ritrovarsi, pare, da sola: Pisapia e il suo movimento non li vogliono, Fratoianni e Sinistra Italiana non li vogliono e nel PD hanno bruciato i ponti, soprattutto se al congresso rivincerà Renzi. Un applauso pure a D’Alema e Bersani: loro erano già ai margini, da registi occulti di questa scissione rischiano di marginalizzare anche Rossi e Speranza, e pure Emiliano che non si capisce dove voglia arrivare a furia di piroette. Oggi è lunedì, potrebbe di nuovo cambiare qualche idea.

Bonus per Lucci alla maratona Mentana. Entra vestiti da militate dell’Armata Rossa, viene convinti da Mentana a fare il serio e snocciola un brevissimo discorso che riassume perfettamente la situazione del Pd: “questo è tutto un parlarsi addosso, fare politica è occuparsi dei bisogni della gente, tutta questa roba di minoranza e maggioranza interesserà sette persone in tutto. Sabato la minoranza ha detto cose giuste, ma ‘ndo vai se esci e ti perdi nel nulla?”. E quando è un comico o uno showman a venirti a fare l’analisi migliore, beh, forse è davvero il caso di fermarsi e farsi delle domande prima di rischiare di creare danni peggiori. Grillo docet.

Buona fortuna a tutti, ce ne sarà tantissimo bisogno.

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Categorie:Politica

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