NonRecensione – 122: La La Land


I film che ottengono un grande successo, un grande riscontro di critica e di pubblico generano sempre un hype molto alto, tendono a portare le mie aspettative verso livelli stratosferici. E più vieni portato verso l’alto, più l’eventuale delusione rischia di essere forte. Ecco: La La Land è uno di quei film che spinge le tue aspettative fino alle stelle. Avrà saputo anche mantenere questo livello? Intanto, i voti: Comingsoon gli assegna un 4,2/5; Mymovies un 3,49/5; Imdb gli dà un 8,5/10.

Sebastian è un pianista un po’ spiantato: ama follemente il jazz, coltiva il sogno di aprirsi un locale suo rilevando uno storico locale jazz ormai usato per altri scopi e intanto suona al pianoforte canzoni natalizie in un ristorante. Mia è una cameriera di un caffè all’interno degli studi Warner: anche lei ha un sogno, quello di diventare attrice, una passione che le ha trasmesso la zia, e per questo prova a fare molti provini che però si concludono sempre senza successo. Il loro primo incontro è fortuito: Mia, uscendo da una festa sulle colline di Hollywood, scopre che le è stata rimossa l’auto e allora si incammina verso casa a piedi. Davanti a un ristorante sente un’improvvisazione jazz: è Sebastian che la sta eseguendo, violando il divieto di farlo impostogli dal proprietario del locale. Mia entra nel momento in cui Sebastian viene licenziato, vorrebbe congratularsi ma lui, arrabbiato, la scansa e se ne va.

Dall’inverno si passa alla primavera e i due si incontrano ancora: Mia è a una festa dove vede Sebastian suonare con una cover banda di musica anni ottanta. Così iniziano a frequentarsi, lei gli dice che odia il jazz, lui glie lo spiega e nel mentre la sprona a scrivere un suo testo, un monologo, da usare come presentazione, come trampolino di lancio. Intanto Sebastian incontra Keith, un vecchio amico che ha messo in piedi un gruppo che fa jazz pop: il pianista inizialmente non è convinto ma spinto da Mia si convince e si unisce alla band. Il successo è grande, ma il tour allontana i due innamorati. Nel frattempo Mia mette in scena a teatro il suo monologo ma la scarsissima affluenza di pubblico, le pesanti critiche che origlia alla fine da alcuni spettatori e la mancanza fra il pubblico di Sebastian, impegnato in un servizio fotografico con la band, la convincono a mollare tutto e tornare dai suoi genitori in Nevada.

Ma Sebastian verrà poi contattato da un’agente che ha visto il provino di Mia e la vuole vedere: lui va a prenderla a casa dei suoi, la porta al provino e i due si giurano amore eterno. Mia viene scritturata ma la lavorazione del film li terrà lontani. Passano gli anni, Mia torna a Hollywood da attrice famosissima, sposata e con un figlio. Una sera, per caso, mentre è fuori a cena col marito scoprono un locale da cui proviene ottima musica: il Seb’s. Entrando lei riconosce il simbolo del locale che lei stessa disegnò per Sebastian, e lo rivede poco dopo sul palco, intento a ringraziare il gruppo che sta suonando. Anche lui la rivede e, sedutosi al pianoforte, suona il tema della loro storia. Mia allora fa come un viaggio nel tempo immaginando come sarebbe potuta andare se la loro storia avesse funzionato. Finito il tema chiede al marito di poter andare a casa, ma scambiando, uscendo, un ultimo sguardo e un sorriso di intesa con Sebastian, entrambi consapevoli di aver realizzato il proprio sogno.

Insomma, che dire? Il film è bello, la musica coinvolgente e azzeccata (poi io adoro il jazz, ma questa è una notazione personale). Certo, mi fa un po’ ridere osservare come a volte i due protagonisti siano abbigliati e si comportino come se fossero persone degli anni cinquanta/sessanta, mentre invece l’ambientazione è odierna, fra Prius ibride e iPhone che squillano. Ma in fondo è un musical, il genere d’oro del cinema di quegli anni, e La La Land è anche un enorme e lunghissimo tributo al cinema in generale. Un tributo che non si limita a essere meramente citazionista, ma che unisce il classicismo del passato con un pizzico di innovazione che rende tutto più digeribile. Racconta di due solitudini che si sostengono vicendevolmente per realizzare i rispettivi sogni, anche se questi costeranno fatica, anche se questi chiederanno in cambio l’allontanamento dei due. E lo racconta non in modo pesante, ma con una incredibile leggerezza e una malinconia che nasce da un sapiente uso delle immagini e della musica. Molti dicono che alla fine del film ti rimane la voglia di muoverti, cantare, ballare, e in parte è vero. A me ha lasciato principalmente una voglia: quella di aprire un locale jazz (vedi notazione personale riportata prima).

Molto bravo tutto il cast. Gli attori principali: Ryan Gosling è Sebastian; Emma Stone è Mia; J.K. Simmons è il boss del ristorante dove suona Sebastian; Finn Wittrock è Greg, fidanzato iniziale di Mia; John Legend è Keith, l’amico di Sebastian; Terry Walters è Linda, la responsabile del caffè dove lavora Mia; Rosemarie DeWitt è Laura, sorella di Sebastian.

La regia, davvero buona a mio avviso, è di Damien Chazelle, già acclamato nel 2014 per Whiplash e già vincitore con La La Land di due Golden Globe, alla regia e alla sceneggiatura, e candidato a ben 14 Oscar. Magnifiche poi le musiche scritte da Justin Hurwitz. Il mio voto finale è un buon 8,5/10.

P.s.: vi metto di seguito alcune altre locandine del film, perché sono davvero molto belle.

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