La Libertà, vi prego, sulla mia vita


Il 20 dicembre 2006, poco più di dieci anni fa, moriva Piergiorgio Welby. Da allora il dibattito politico sul fine vita è rimasto praticamente al palo: niente su ciò che riguarda l’accanimento terapeutico, niente su ciò che riguarda il testamento biologico, niente su ciò che riguarda l’eutanasia. A metà gennaio il taglio di oltre 3.000 emendamenti fece sperare, almeno in un’accelerazione della discussione. Furono lasciati solo 265 emendamenti da iniziare a votare a partire dal 30 gennaio per un disegno di legge che, tra l’altro, regola a livello normativo la libertà per il paziente di rinunciare a tutte le cure, idratazione e nutrizione compresa, venendo comunque seguito dai medici che hanno l’obbligo di rispettare queste volontà. Ma all’8 febbraio l’esame del disegno di legge era ancora fermo all’articolo 1. Così questa legge non è potuta approdare al dibattito parlamentare il 30 gennaio, ma ha subito un rinvio al 20 febbraio.

Dibattito rinviato perché la Commissione ha denunciato la mancanza di tempo per approfondire la questione. Mancanza di tempo? Era il 4 febbraio 2016 quando la Commissione Affari sociali della Camera avviò la discussione sul testamento biologico. Era il 7 dicembre 2016 quando la relatrice Lenzi presentò il testo di legge frutto del lavoro di un comitato ristretto. È davvero mancato il tempo o, come sempre, ha prevalso la mancanza di volontà politica nell’affrontare questi temi? Forse, come dice l’Associazione Luca Coscioni, questo un dibattito è un argomento spinoso per il potere e il suo rapporto con la religione cattolica, sebbene la questione del testamento biologico sia largamente condivisa dalla maggior parte delle persone. Lo stesso Dj Fabo denuncia la pavidità di questa politica di fronte a temi così importanti. Proprio lui, il cui vero nome è Fabiano Antoniani, che a 39 anni è bloccato a letto perché tetraplegico, ed è pure cieco. Come dice lui, “vivo bloccato a letto immerso in una notte senza fine”. A gennaio provò ad appellarsi al Presidente Mattarella, per ottenere un’accelerazione della discussione alla Camera: “Il 13 giugno 2014 sono diventato cieco e tetraplegico a causa di un incidente in macchina. Non ho perso subito la speranza però. In questi anni ho provato a curarmi, anche sperimentando nuove terapie. Purtroppo senza risultati. Da allora mi sento in gabbia. Non sono depresso, ma non vedo più e non mi muovo più. […] Signor Presidente, sappiamo che non spetta a lei approvare le leggi. Le chiediamo però di intervenire affinché una decisione sia presa. Per lasciare ciascuno libero di scegliere fino alla fine”.

Matteo Renzi chiedeva nei giorni scorsi da dove doveva ripartire il centrosinistra: che riparta anche da qui, dalla sacrosanta lotta per i diritti. Che non sia lasciata sola la Lenzi, la loro deputata che è relatrice del disegno di legge. Che si parli della questione, che si faccia pressione affinché si possa arrivare in aula in tempi certi, senza ulteriori rimandi. Se si è veramente a favore lo si dimostri senza indugi e senza ambiguità. Lo chiedo con ancora nel cuore due storie di cui sono venuto a conoscenza poco tempo fa, due storie che mi hanno letteralmente strappato il cuore dal petto. La storia di un signore che, impossibilitato a decidere della sua vita e senza le risorse necessarie per andare all’estero a cercare una morte dignitosa, ha scelto di suicidarsi da solo buttandosi da una finestra. Ma anche la storia di una coppia di persone anziane, una delle due malata terminale, che un giorno di un inizio settimana qualsiasi ha scelto di ufficializzare davanti alla legge il proprio legame come atto più alto d’amore, perché il venerdì successivo era in programma il viaggio verso una clinica svizzera in cui le sofferenze fisiche di uno dei due avrebbero avuto fine. Hanno voluto dimostrare il loro legame anche davanti alla legge, hanno voluto ribadire il loro amore, hanno voluto dimostrare che l’amore travalica i confini fisici, prima di doversi salutare, prima di doversi separare. Scriveva Wystan Hugh Auden nella sua raccolta di poesie La verità, vi prego, sull’amore: “Dicono alcuni che amore è un bambino, e alcuni che è un uccello, | alcuni che manda avanti il mondo, e alcuni che è un’assurdità”. Ecco, anche la libertà di scelta sulla propria vita è un vero e spassionato gesto d’amore, non dimentichiamolo mai.

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Categorie:Politica, Riflessioni

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