Saltare le procedure


C’è una frase che si sente dire sempre più spesso durante la gestione di una qualsiasi emergenza: saltiamo le procedure, aggiriamo la burocrazia. Anche stamattina, mentre ascoltavo la radio, si faceva cenno alla necessità di aggirare norme e leggi per evitare la lentezza della burocrazia e intervenire più tempestivamente nelle aree colpite dal terremoto. Ora: premesso che chiunque si trovi in difficoltà merita interventi celeri e puntuali, premesso che le persone sfollate del terremoto in centro Italia stanno vivendo delle condizioni estremamente precarie a causa di questo freddo intenso, delle abbondanti nevicate e delle nuove scosse di terremoto, e meritano tutta l’attenzione possibile e tutto l’aiuto possibile fino all’ultimo briciolo di energia, premesso questo permettetemi di dire che pensare di scavalcare norme e procedure per “fare prima” è una sonora stupidata.

La mia non vuole essere una celebrazione della burocrazia, ma più pragmaticamente il sottolineare che il complesso di norme che siamo tenuti a rispettare esiste per proteggerci. Ci pensate a cosa potrebbe accadere costruendo delle case senza i dovuti controlli e i dovuti permessi? Ci pensate a cosa potrebbe accadere nel rientrare in una casa apparentemente intatta dopo un terremoto senza i dovuti nulla osta? Si rischierebbe una tragedia nella tragedia, caricando di enormi responsabilità (anche penali) gli amministratori locali e chi è deputato a controllare che le persone stiano al sicuro. Alimentiamo continuamente l’indignazione popolare contro chi opera senza il rispetto delle leggi, magari proprio contro quei costruttori edili e quei palazzinari senza scrupoli che per fare prima usano materiali scadenti o impiegano meno materiale del necessario o non effettuano i dovuti controlli di resistenza su ciò che hanno costruito, ponendo quindi le basi per delle nuove tragedie. Lo abbiamo visto in quasi tutti i terremoti di epoca recente: costruzioni crollate, alcune a volte letteralmente sfarinate, perché costruite con materiali di bassa qualità o con scarsa o nulla osservanza delle regole. Tutto per guadagnare di più e per fare prima. Ci indigniamo per il loro passare sopra alle norme che spesso sfocia in tragedia ma poi invochiamo lo stesso comportamento per fare prima negli aiuti.

Non c’è dubbio che la nostra burocrazia sia elefantiaca e mastodontica, ma la soluzione non può essere l’aggirarla. Neanche in una situazione di emergenza. Semmai la soluzione è intervenire per tempo sulle leggi e sulle procedure per snellirle e sveltirle, senza però stravolgere l’irrinunciabile necessità di effettuare i dovuti controlli sul raggiungimento di uno standard minimo di sicurezza. Lo sappiamo, e non certo da oggi, che quasi sempre la macchina dei soccorsi durante un’emergenza è lenta e macchinosa, spesso fatica a dare una mano a tutti, a volte finisce anche per dimenticarsi di qualcuno. Lo sappiamo, e non da oggi, che anche e soprattutto il periodo successivo alla prima emergenza fa emergere in tutta la sua drammaticità la lentezza degli aiuti, la lentezza nel dare vita alle soluzioni temporanee di emergenza, la lentezza nel sistemare tutti quelli che hanno bisogno, la scarsità di mezzi e strutture mobili da poter impiegare. Ma appunto perché lo sappiamo, e ce ne indigniamo ogni sacrosanta volta, forse sarebbe ora non di fare casino per ottenere una velocizzazione degli aiuti saltando le regole, ma di puntare i piedi affinché si intervenga per riscrivere quelle norme che rischiano di paralizzare tutta la catena degli aiuti. Anche per questo serve rendere più efficiente il Paese, per non ritrovarsi a dover sperare che lo Stato violi le norme che lui stesso scrive.

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Categorie:Riflessioni

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