La Grande Farsa al Parlamento Europeo fra M5S e ALDE


Una commedia degli equivoci. Alla fine così è apparsa tutti a la vicenda che ha riguardato il Movimento 5 Stelle e il gruppo ALDE, l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa. Una commedia degli equivoci con punte di surrealismo altissime che difficilmente si sarebbero potute immaginare, ma che invece si sono palesate nel giro di sole 24 ore.

Iniziamo col dire che il M5S al Parlamento Europeo fa parte del gruppo EFDD, Europa della Libertà e della Democrazia Diretta. Praticamente il gruppo dello Ukip di Nigel Farage che aveva come scopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa Unita. Vinto il referendum su questo tema lo Ukip si è difatti tirato indietro da ogni altra azione in Europa, tanto, che glie ne importava a loro? Allora il M5S, immaginando che il gruppo si sarebbe via via disgregato ha deciso di cambiare: rapida ricognizione, la scelta è caduta sull’ALDE. Uno dei movimenti più euroscettici e contrari alla moneta unica aveva scelto di aderire a uno dei gruppi più convintamente europeisti e strenui difensori della moneta unica. Già così da sola la cosa avrebbe fatto tantissimo ridere.

Invece no: Beppe Grillo si inventa una votazione sul suo blog per far scegliere agli iscritti al Movimento se restare nell’EFDD, se passare all’ALDE o se andare fra i non iscritti. Ma attenzione, ammonisce Grillo: come non iscritti non avremo modo di fare gli interventi né di avere ruoli nelle commissioni, e restando nell’EFDD ci ritroveremo in un gruppo in cui il nostro maggior alleato non ha più interesse nel sostenere le nostre battaglie. Un modo elegante per dire “votate per l’ALDE”, un modo elegante per dire che la questione riguarda i fondi da spegnere e le poltrone da poter occupare. E infatti l’opzione ALDE vince col 78,5% delle preferenze, in una votazione indetta in fretta e furia e senza un’adeguata discussione preliminare per avvisare gli iscritti. Della cosa se ne lamentano anche alcuni eletti del Movimento stesso (come Nicola Morra o Carlo Sibilia, o Marco Zanni), giusto per aggiungere caos a una situazione che da comica sta virando ormai verso la farsa. Si, perché nel frattempo Grillo scrive a Farage ringraziandolo per il pezzo di strada percorsa assieme, mentre Farage risponde a Grillo che lui sostanzialmente è un traditore e che non ha mai creduto nelle battaglie del gruppo EFDD. E intanto escono questi due fogli:


Questo sarebbe il testo dell’accordo fra il M5S e il gruppo ALDE. Ma, piccolo particolare, sarebbe stato un accordo stilato il 4 gennaio, diversi giorni prima che Grillo annunciasse il cambio di gruppo e il relativo referendum online per decidere cosa fare. Insomma: si stava votando se scegliere di chiedere l’ingresso a un gruppo con cui si aveva già raggiunto un accordo. Siamo quasi nella farsa. Nel frattempo nell’ALDE c’è maretta: sempre più movimenti e partiti che lo compongono si dicono contrari ad accettare un movimento profondamente antieuropeista e contrario alla moneta unica, alcuni arrivano addirittura a minacciare di andarsene se l’accordo verrà firmato. Accordo, si scopre, trovato dal leader dell’ALDE Guy Verhofstadt tenendo sostanzialmente all’oscuro parte del suo gruppo stesso, che infatti si dichiara scioccato e non informato di questa possibilità. Verhofstadt che, furbone, nel frattempo aveva cancellato dai social un commento di alcuni anni fa in cui descriveva il M5S come incompatibile con l’ALDE: certe cose è meglio nasconderle sotto il tappeto.


La farsa è ormai praticamente completata. In breve tempo Verhofstadt viene costretto a disattendere l’accordo con un comunicato stampa, questo:


per poi ritrovarsi a capo di un gruppo con forti tensioni interne proprio mentre si avvicina la data per la votazione del nuovo Presidente del Parlamento Europeo, in programma il 17 gennaio, a cui Verhofstadt è candidato.

Il risultato è che Grillo ha messo in piedi la solita pantomima per far parlare del nulla per due giorni, mentre Verhofstadt ha fatto la figura del pirla, detta alla milanese, venendo di fatto delegittimato dal suo stesso gruppo parlamentare. Insomma, il buon Guy ha probabilmente provato la mossa per racimolare qualche voto in più per la sua candidatura, e infatti nell’accordo oltre a stabilire come dividersi i fondi e come spartirsi gli eventuali posti di potere si faceva esplicito riferimento al fatto che il M5S avrebbe sostenuto la sua candidatura a presidente. Contemporaneamente Grillo ha provato la mossa per aumentare peso politico e per incrementare i soldi incamerati sotto forma di rimborsi e fondi da spendere. Uno spregiudicato doppio azzardo finito male, con Grillo che incolpa l’establishment per aver fatto fallire l’accordo:

“L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo. Questa posizione ci avrebbe consentito di rendere molto più efficace la realizzazione del nostro programma. Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima. Grazie a tutti coloro che ci hanno supportato e sono stati al nostro fianco. La delegazione del MoVimento 5 Stelle in Parlamento Europeo continuerà la sua attività per creare un gruppo politico autonomo per la prossima legislatura europea: il DDM (Direct Democracy Movement).”

La farsa è ora finita: le luci si abbassano, il pubblico applaude entusiasta, qualcuno chiede il bis. Ma tranquilli, di questi pirotecnici spettacoli ce ne saranno sicuramente ancora.

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Categorie:Politica

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