Referendum Costituzionale: vince il No, Renzi si dimette

(Ansa/Alessandro Di Meo)


Alla fine i sondaggi avevano ragione: il No ha vinto e a Matteo Renzi non è rimasto che rassegnare le proprie dimissioni. Una sconfitta netta, senza ombre di dubbio, una sonora bocciatura che non potrà passare inosservata. Le dimissioni sono una scelta obbligata dopo la personalizzazione che Renzi aveva fatto sul referendum, una personalizzazione che il 3 dicembre aveva spinto il Direttore de La Repubblica, Mario Calabresi, a chiedersi se ne fosse valsa la pena. Scriveva:

“Quando guarderemo con la dovuta distanza a questo referendum e a questi mesi, ci renderemo conto che la materia del bicameralismo non poteva giustificare un clima da guerra civile senz’armi, che non si trattava di un tema di grande interesse popolare che tocca la vita dei cittadini come aborto, divorzio o nucleare, ma che è stato caricato di significati altri. Una resa dei conti di chi si sente scivolare verso il basso contro chi è considerato establishment, così come un duello all’ultimo sangue tra pezzi di classi dirigenti, tra rottamatori e rottamati, tra idee diverse di società. Una divisione che attraversa non solo un partito come il Pd ma comunità, amicizie e famiglie”.

Calabresi, seppur in anticipo, toccava un argomento interessante, ovvero l’effettivo interesse al voto. Non vorrei essere frainteso, l’elevata affluenza dimostra che le attenzioni erano tante ed erano alte, ma nelle motivazioni di voto di due schieramenti così eterogenei si sono riscontrate motivazioni spesso diverse, se non anche in alcuni punti confliggenti o addirittura slegate dall’argomento referendario. Soprattutto per l’ultimo punto una delle cause è stata proprio la personalizzazione scelta dallo stesso Renzi: una parte non ha votato sulla riforma, ma contro Renzi e contro il suo governo. Una sconfitta politica su tutta la linea. Per quel che può valere, dal mio “seggio campione” (il chiacchiericcio sul treno e sulla metropolitana) ho sentito molti dire che tutto sommato questa riforma conteneva cose buone, ma che era più importante votare contro Renzi/la sinistra/i comunisti/questi ladri. Intanto la vittoria se la sono già intestata in molti: Salvini che è apparso dieci minuti dopo la chiusura dei seggi annunciando la vittoria del No, Brunetta che ha chiesto un nuovo governo (possibilmente di larghe intese), Di Maio e Di Battista a chiedere nuove elezioni, D’Alema a chiedere “un’assunzione di responsabilità che io spero sia la più larga possibile” (a Berlusconi saranno fischiate le orecchie?).


Ora, cosa accadrà politicamente? Il Post fa qualche ipotesi, partendo dalle poche cose certe che si sanno: Renzi salirà da Mattarella e rassegnerà le sue dimissioni. Mattarella a sua volta potrà dargli un nuovo incarico per formare un nuovo governo, ma Renzi stanotte sembrava deciso a farsi da parte e quindi Mattarella gli chiederà semplicemente di restare in carica per gli affari correnti. Dopodiché procederà a consultare i leader dei partiti e i vari gruppi parlamentari, scegliendo di indicare qualcuno per incaricarlo di formare un nuovo governo. Sui nomi non mi esprimo, si parla di Padoan, Franceschini, Grasso o Delrio, in ogni caso sarebbe un governo enormemente depotenziato dopo questo risultato. In alternativa Mattarella potrà sciogliere le Camere e indire nuove elezioni, che saranno valide per entrambe le Camere. Qui potrebbe esserci il problema legge elettorale: l’Italicum vale per la Camera ma è in attesa di giudizio dalla Corte Costituzionale che potrebbe modificarla. Anche il Pd aveva promesso comunque di modificarla, ma serve capire se questa intenzione andrà in porto anche dopo questa sconfitta. Al Senato invece si vota con un proporzionale puro, figlio della sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum, la precedente legge elettorale. Comunque sia, il rischio di nuove elezioni è che nessuno ottenga una maggioranza in entrambe le Camere, riproponendo gli stessi problemi delle elezioni del 2013.

Personalmente vorrei aggiungere alcuni pensieri. Prima di tutto sottolineerei ancora il grave errore fatto da Renzi nel personalizzare questo referendum: sarà una banalità, ma trasformare una cosa simile in un plebiscito su se stessi è stato un errore molto grave. Poi sottolineerei la pessima scelta di “inseguire” il Movimento 5 Stelle sui suoi argomenti populisti: non puoi professarti diverso da loro per poi usare lo stesso linguaggio. Infine sottolineerei che Renzi ha subito una bruciante sconfitta e ha fatto bene a prenderne atto rassegnando le dimissioni. Ora c’è chi dice che si dimetterà anche da segretario (la Direzione del Pd dovrebbe essere convocata per domani) per andare a congresso e contare le proprie truppe, ma personalmente mi pare un nuovo pericoloso azzardo, fatto in un momento di grossa vulnerabilità. Qualcuno in nottata ha anche provato a intonare il De Profundis per la carriera politica di Renzi, ma credo sia ancora presto per darlo per spacciato. Quel che credo molto probabile è una nuova, ennesima resa dei conti all’interno del Pd, e un Renzi che proverà a ritornare ad essere quello del 2012, anche se credo poco nei “ritorni al passato”. Il bello, si fa per dire, deve ancora venire.

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Categorie:Politica

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