Endorsement vip e reazioni pavloviane


Da che abbia memoria io gli endorsement dei vip prima di un’elezione politica o di un referendum importante sono sempre esistiti. Certo, una volta non venivano chiamati “endorsement” ma molto più comunemente “intenzione di voto” o più semplicemente “preferenza”, ma la sostanza non cambia. È pur vero però che negli ultimi tempi si è ricorso a questa strategia in modo più massiccio e organizzato, forse nella speranza di attirare nuovamente quelle persone che si sono allontanate dalla politica e che sono andate a ingrossare le fila dell’astensionismo. Avranno pensato: chi meglio di un beniamino del grande pubblico per provare a riaccendere la loro attenzione?

Non so dire quanto sia efficace questa strategia. Dovessi guardare alle recentissime elezioni presidenziali americane, con la selva di vip schierati a favore di Hillary Clinton, potrei azzardare che non sia una scelta poi così redditizia. Ma non è della redditività di questa strategia che voglio parlare, ma delle reazioni che scatenano questi endorsement. Prendiamo ad esempio il referendum costituzionale: basta che qualcuno dica che voterà Si per scatenare una reazione pavloviana di critica e denigrazione, anche se quella stessa persona era considerata fino al giorno prima una specie di beniamino da parte di questi novelli inquisitori.

Facciamo qualche esempio leggendo su Twitter, giusto per chiarire meglio. Michele Santoro, giornalista feticcio dell’antiberlusconismo militante di molta sinistra: da quando ha detto che vota Si è diventato un cazzaro, un paraculo, uno patetico, un leccaculo, un vigliacchetto. Alex Zanardi, diventato un simbolo per tutti per la sua tenacia dopo l’incidente in cui perse entrambe le gambe: da quando ha detto che vota si è diventato uno poco serio, uno che può essere preso in giro per la sua menomazione, un venduto a Renzi. E che di Lucia Annibali, un simbolo di speranza per tutte le donne aggredite o sfigurate: da quando ha detto che vota Si ha generato profonda delusione in chi la osannava fino a ieri e si è anche attirata insulti come serva, complice di sciacallaggio, addirittura qualcuno ha insinuato che l’acido le avesse intaccato il cervello. E poi Romano Prodi, colui che sconfisse due volte Berlusconi alle elezioni, altro alfiere dell’antiberlusconismo di sinistra: dopo aver dichiarato che vota Si, proprio da sinistra hanno sdoganato il nomignolo Mortadella dandogli del venduto, di quello soggiogato da Renzi, del democristiano (sic), del bugiardo. Qualcuno che aveva scommesso sul No di Prodi aggiunge poi che comunque vota Si ma la riforma non gli piace e la critica pure lui. Quando si dice prenderla bene.

Io resto perplesso da questa schizofrenia. Il fronte del No ha spesso rimproverato a quello del Si e a Renzi di non insistere in insulti verso chi vota No, perché dal 5 dicembre continueremo comunque a essere un’unica nazione dove tutti dovremo continuare a coesistere. E hanno ragione. Al tempo stesso però andrebbe sottolineato che pure gli insulti ai vip che dichiarano il loro voto contribuiscono a esacerbare un clima che vede la tensione già ben oltre il livello di guardia. Dovrei quindi dedurre che una persona assurta a esempio per tutti non possa esprimere il proprio pensiero? Non sarebbe il caso di darsi tutti veramente una calmata? È davvero una tragedia se una persona che consideriamo un modello ha un pensiero diverso dal nostro? Oppure la possiamo considerare come modello solo e soltanto se i suoi pensieri sono cloni dei nostri? Davvero si meritano queste reazioni scomposte solo per aver espresso una loro idea? Si esaltano le persone come simboli ma si è anche subito pronti a gettarle nella polvere appena si scopre che la pensano diversamente da noi. Certo: esiste sempre la libertà di critica e lo sfottò ma, come è sempre più evidente, il limite tra queste due e l’insulto sta diventando sempre più sottile e invisibile. Con tanti carissimi saluti alla libertà di pensiero.

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Categorie:Riflessioni

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