I “renziani cattivi” e gli smemorati cronici


Facciamo un giochino, giusto per aiutare chi oggi pare abbia problemi di memoria. Perché quel coro alla Leopolda non è piaciuto nemmeno a me, ma ancora più fastidio mi danno le finte vergini immacolate che oggi giocano a scandalizzarsi.

Ieri Pippo Civati diceva che chi si sente insultato nel Pd può approdare in Possibile: varrà anche per quelli che insultarono lui (tipo Boccia) quando non votò la fiducia a Enrico Letta?

Quello che oggi si scandalizzano per il coro “Fuori! Fuori!” urlato da alcune persone, trovarono normale che nel 2011 l’allora segretario del Pd (ciao Bersani) disse che i giovani non devono scalciare per farsi spazio? Magari, secondo quel segretario di allora, avrebbero dovuto pazientemente aspettare di essere anch’essi settantenni?

Quelli che si scandalizzano per il coro “Fuori! Fuori!” urlato da alcune persone, trovarono normale che nel 2013 l’allora segretario del Pd (ri-ciao Bersani) apostrofò Renzi come un arrogante, indecente e qualunquista solo perché chiese di non perdere tempo per varare misure contro la povertà?

Quelli che si scandalizzano per il coro “Fuori! Fuori!” urlato da alcune persone trovarono normale che l’allora presidente del Pd (ciao Bindi) nel 2012, una figura teoricamente di garanzia per tutto il partito nessuno escluso, potesse tranquillamente dire di lavorare affinché Renzi esca sconfitto? E quando sempre nel 2012 la Puppato gli dava del “teleguidato”? O ancora la Bindi, sempre nell’anno 2012, quando definiva Renzi come “figlio del ventennio berlusconiano”, aggiungendo che “l’Italia ha bisogno di verità dopo vent’anni di menzogne e false promesse”? Allora era normale alludere a un compagno di partito indicandolo implicitamente come un bugiardo?

Proseguiamo?
Proseguiamo.

Agli indignati cronici odierni gioverà poi ricordare Franceschini, nel 2012 grande sponsor di Bersani, che allora definì Renzi come “quel virus che ci ha indebolito dall’Ulivo in poi”. E come dimenticare D’Alema che dipingeva Renzi come “uno che vuole sfasciare tutto”, uno con “un progetto politico di un’inquietante fragilità”. E Beppe Fioroni che descriveva Renzi come uno che “deve collegare lingua e cervello”? Dire quelle cose andava bene?

Che dire poi di Stefano Fassina, nel 2012 grande sostenitore di Bersani, che di Renzi disse che “ripete a pappagallo alcune ricette della destra, è un ex portaborse diventato sindaco per miracolo”. Allora questi insulti venivano considerati come gentilezze? Non c’era nulla di male?

E ho omesso di tutte quelle volte in cui i militanti del Pd che seguivano Renzi venivano accusati di essere fascisti. Pure delle persone con parenti che hanno partecipato alla Resistenza. Che volete che sia.

Io allora non ricordo indignazioni collettive, non ricordo vergini immacolate lamentarsi che il segretario deve lavorare per l’unità del partito e non per dividerlo. Già, allora insultare la minoranza era una pratica abbastanza tollerata. Alla fin fine, loro erano quelli dell’Italia Giusta, no?

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Categorie:Politica

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