Se ormai fanno schifo anche le polemiche (tipo quella sull’alternanza scuola-lavoro)


Per anni abbiamo sentito ripetere, e ancora lo sentiamo, che la politica fa schifo. Con una classe politica che purtroppo annovera corrotti, collusi con ambienti malavitosi, personaggi più dediti agli interessi personali che a quelli pubblici, con una classe politica che ha al suo interno delle persone simili viene quasi spontaneo arrivare a dire che la politica fa schifo. Li ricordiamo tutti i tempi di Tangentopoli, quando l’opinione pubblica era scatenata nella “caccia al politico” e dove il salvatore era incarnato da un magistrato, Antonio Di Pietro, che si era intestato il compito di ripulire tutta la politica italiana. Da allora la situazione si è deteriorata, ma non solo per il malaffare negli apparati pubblici, quanto anche per la progressiva disaffezione delle persone verso una classe politica considerata sempre più distante e corrotta.

Oggi, ormai, siamo oltre: oggi possiamo tranquillamente dire che anche la maggioranza delle polemiche innestate da chi vuole criticare il potere fa schifo. Qualche esempio? Prendiamo Expo: per montare una polemica sui prezzi troppo alti (per il cibo, per i gadget, per i biglietti) qualcuno pensò bene di puntare il faro sui costi del ristorante del padiglione del Giappone. Senza dire che nel padiglione c’erano più ristoranti, e che quello dello scontrino incriminato era di uno dei ristoranti migliori del Giappone, uno degli unici che propone ricette storiche e che è il ristorante della Corte Imperiale Giapponese. Un po’ come se io facessi polemica perché un ristorante con tre stelle Michelin costasse più di una osteria. E che dire di Gasparri che criticò Renzi per i voli di Stato quando pochi anni prima ne difendeva l’uso per ragioni di sicurezza? Un classico esempio di polemica inutile condita di doppia morale: se il Presidente del Consiglio è del mio schieramento allora il ruolo è delicato e i dispositivi di sicurezza vanno usati sempre, se invece il Presidente del Consiglio è dello schieramento opposto allora i dispositivi di sicurezza diventano un inutile spreco di soldi pubblici. Per non parlare poi delle polemiche sull’Ice Bucket Challenge e sui migranti. La prima ritenuta una cosa inutile e solo pubblicitaria, specialmente dopo che vi partecipò anche Renzi, la seconda un leit motiv ormai costante che batte il tempo su una presunta invasione incontrollata che ci dovrebbe schiacciare da un momento all’altro.

Ultimamente, fra le tante, si è distinta la polemica sul progetto di alternanza scuola-lavoro promosso dal governo. Un progetto interessante con degli scopi ben specifici che si distinguono dai tirocini e dall’apprendistato: come spiega il sito del Governo, “L’alternanza è parte integrante della metodologia didattica e del Piano Triennale dell’Offerta Formativa, mentre il tirocinio è un semplice strumento formativo. Si distingue anche dall’apprendistato in quanto si configura come progetto formativo e non come rapporto di lavoro. L’apprendistato, infatti, è un vero e proprio rapporto di lavoro che prevede un contratto, un piano formativo e l’aderenza alla normativa del Jobs Act.” Ma dove andranno gli studenti? Cosa dovranno fare? Ci aiuta in questo il sito del Ministero dell’Istruzione, che ci fornisce una lista di aziende che parteciperanno al progetto. Tutto bene, tutto bello, tutto esente da critiche? Assolutamente no, c’è sempre spazio per delle critiche, sempre che non siano strumentalmente vuote. Ad esempio: quanto inciderà l’alternanza scuola-lavoro nel giudizio dello studente a fine anno scolastico? Oltre alla descrizione in astratto di quello che dovranno imparare, cosa andranno a fare nel concreto in ogni azienda partecipatrice? Secondo quali criteri verranno suddivisi gli studenti nelle aziende? Nelle aziende del settore tecnico (ad esempio in General Electric) ci andranno solo studenti di indirizzo tecnico? E nelle aziende del commercio (ad esempio alla Coop) quali studenti verranno inseriti? Peserà l’andamento scolastico e i voti degli studenti sull’assegnazione della destinazione? Sarà eventualmente permesso agli studenti di scegliere dove andare? In quest’ultimo caso, se un’azienda ha più richieste rispetto ai posti che ha messo a disposizione, come avverrà la scelta di chi escludere?

Invece, per restare nel solco delle polemiche strumentali e inutili, si è alzato un polverone perché fra le aziende c’è McDonald’s. Apriti cielo: subito partono anche le facili ironie tipo “ecco, già fanno capire ai ragazzi dove andranno a lavorare”, oppure “ecco il governo assicura lo sfruttamento di manodopera gratis al fast food”, o ancora “è il modo del governo per farti capire che in Italia non hai speranza di trovare un lavoro serio”, per finire a “ma a cosa serve andare al McDonald’s, non impari nulla di utile”. Insomma, di tutto il progetto si parla solo della presenza di McDonald’s. Addirittura Diego Fusaro parla di sfruttamento del lavoro minorile. Sfruttamento che si esplicita proprio con l’accordo con McDonald’s. Con gli altri no. Posto, come scrivevo nella serie di domande, che si sa poco di cosa faranno nel concreto gli studenti in ogni azienda, non solo in questa, possiamo andare a vedere cosa propone la nota catena di fast food.

Nella lista delle aziende riportata prima possiamo leggere le varie proposte delle 16 aziende che hanno firmato l’accordo. Questo dice McDonald’s: “Gli studenti vedranno quindi come si svolge l’attività di accoglienza e relazione con il pubblico, il tutto preceduto e alternato a momenti di formazione in aula e di training on the job. L’intero progetto formativo prevede la presenza costante di personale McDonald’s con funzione di tutor. In particolare, i momenti di formazione si concentreranno su temi come la sicurezza alimentare, le relazioni con il pubblico, i processi di approvvigionamento e preparazione degli alimenti, i contratti di lavoro e le diverse gure professionali in azienda, il modello di franchising, la supply chain in ambito alimentare”. Proseguendo si legge che “Il progetto formativo sviluppato in collaborazione tra McDonald’s e il Ministero sarà focalizzato sullo sviluppo delle soft skill, riconosciute oggi come uno dei gap principali che ostacolano la collocazione dei giovani nel mondo del lavoro. Queste competenze sono trasversali, ovvero utili all’inserimento nel mondo del lavoro al di là della professione che si intende svolgere o del percorso scolastico”. Soft skill: ma cosa sono esattamente? Ecco una spiegazione e una loro lista:

– Autonomia.
È la capacità di svolgere i compiti assegnati senza il bisogno di una costante supervisione facendo ricorso alle proprie risorse.

– Fiducia in se stessi.
È la consapevolezza del proprio valore, delle proprie capacità e delle proprie idee al di là delle opinioni degli altri.

– Flessibilità/Adattabilità.
Significa sapersi adattare a contesti lavorativi mutevoli, essere aperti alle novità e disponibili a collaborare con persone con punti di vista anche diversi dal proprio.

– Resistenza allo stress.
È la capacità di reagire positivamente alla pressione lavorativa mantenendo il controllo, rimanendo focalizzati sulle priorità e di non trasferire su altri le proprie eventuali tensioni.

– Capacità di pianificare ed organizzare.
E’ la capacità di realizzare idee, identificando obiettivi e priorità e, tenendo conto del tempo a disposizione, pianificarne il processo, organizzandone le risorse.

– Precisione/Attenzione ai dettagli.
È l’attitudine ad essere accurati, diligenti ed attenti a ciò che si fa, curandone i particolari ed i dettagli verso il risultato finale.  

– Apprendere in maniera continuativa.
E’ la capacità di riconoscere le proprie lacune ed aree di miglioramento, attivandosi per acquisire e migliorare sempre più le proprie conoscenze e competenze.

– Conseguire obiettivi.
E’ l’impegno, la capacità, la determinazione che si mette nel conseguire gli obiettivi assegnati e, se possibile, superarli.

– Gestire le informazioni.
Abilità nell’acquisire, organizzare e riformulare  efficacemente dati e conoscenze provenienti da fonti diverse, verso un obiettivo definito.

– Essere intraprendente/Spirito d’iniziativa.
E’ la capacità di sviluppare idee e saperle organizzare in progetti per i quali si persegue la realizzazione, correndo anche rischi per riuscirci.

– Capacità comunicativa.
È la capacità di trasmettere e condividere in modo chiaro e sintetico idee ed informazioni con tutti i propri interlocutori, di ascoltarli e di confrontarsi con loro efficacemente.

– Problem Solving.
È un approccio al lavoro che, identificandone le priorità e le criticità, permette di individuare le possibili migliori soluzioni ai problemi.

– Team work.
È la disponibilità a lavorare e collaborare con gli altri, avendo il desiderio di costruire relazioni positive tese al raggiungimento del compito assegnato.

– Leadership.
È l’innata capacità di condurre, motivare e trascinare gli altri verso mete e obiettivi ambiziosi, creando consenso e fiducia.

Guarda caso, inutili polemiche a parte, proprio quegli aspetti che la scuola ha difficoltà a sviluppare in mancanza di collaborazioni col mondo del lavoro. Al McDonald’s quindi non si imparerà a fare panini, come qualcuno in modo denigratorio può pensare, ma si svilupperanno le aree sopra descritte. Che è più o meno la stessa offerta che fanno altre aziende partecipanti come Coop, Accenture, Hewlett Packard, Intesa San Paolo, Zara, FAI, Poste Italiane. Tutti mirano a incrementare le capacità di team work, di problem solving, di resistere allo stress e di organizzarsi per conseguire gli obiettivi gestendo al meglio le risorse. Ma tutto questo nella polemica interessa poco: l’unico problema è McDonald’s, l’azienda che più di tutte viene accusata di distruggere il tessuto lavorativo nazionale. Quale occasione migliore allora per indicare nuovamente anche il governo di puntare a smantellare l’istruzione in favore di una nuova forma di schiavismo? È la polemica più facile, più comunicativamente redditizia, ma anche quella più stupida e con meno senso logico. A dimostrazione che ormai non si sa più nemmeno fare polemica, e che quelle che leggiamo sono spesso drammaticamente inutili.

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Categorie:Politica, Riflessioni

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3 replies

  1. L’unico a far schifo sei tu, renziano di merda

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  1. Far panini da McDonald’s | Sutasinanta

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