Pagamenti elettronici? No grazie, siamo in Italia


È passato solo un anno dal dibattito sull’aumentare o meno il limite per utilizzare i contanti. Ne parlavo esattamente il 15 ottobre 2015, spiegando come l’aumentare questo limite non si poteva automaticamente correlare con un aumento dell’evasione fiscale. Lo confermava nel 2014 il vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate, lo ribadiva un documento della CGIA di Mestre. Contestualmente il governo ha cercato di varare delle norme per favorire l’uso dei pagamenti elettronici, come ad esempio rendere obbligatorio accettare i pagamenti elettronici anche per importi inferiori ai 25/30 euro. Tale obbligo sarebbe in vigore dallo scorso luglio, ma come ho potuto sperimentare personalmente esistono ancora molti esercizi commerciali che rifiutano di accettare questo tipo di pagamento per piccoli importi.

Ma non bisogna guardare solo agli esercenti se i pagamenti elettronici non decollano. Spesso sono gli stessi cittadini a preferire il contante. Emergeva nel mio pezzo dello scorso anno l’esistenza di molte persone che non solo non utilizzano pagamenti elettronici, ma addirittura non hanno né carte né conto corrente. A loro si sommano gli evasori veri e propri, quelli che nascondono il contante nei luoghi più impensabili e che non vengono di certo fermati da un limite sull’uso del contante. Questo pezzo di Repubblica ci racconta alcuni esempi: “Un anziano imprenditore del Nord è stato fermato poche settimane fa al valico di confine di Chiasso Brogeda con 61mila euro nascosti nelle scarpe. Un altro ne aveva cuciti coscienziosamente 300mila nei tappetini dell’auto, sperando di farla franca. Il “Biscio”, al secolo Fabrizio Garratti, commerciante di Costa Volpino (Bergamo) con qualche precedente per narcotraffico, ha parcheggiato un milione di euro nel pavimento sotto il pollaio del padre, senza riuscire a ingannare la polizia.” Se persone simili vogliono pagare delle prestazioni, dei servizi, dei beni in nero, credete si formalizzino di fronte al limite di 3.000 euro? O forse troveranno esercenti accomodanti con cui portare a termine il pagamento in contanti?

In Europa siamo quelli col minor numero di operazioni pro capite con le carte. Siamo addirittura arrivati ad abolire la banconota da 500 euro perché, tra l’altro, consentiva di stipate grandi somme di denaro in piccoli spazi. Praticamente la si è accusata di favorire l’evasione fiscale: pensate che in un pacchetto di sigarette si riescono a farci stare banconote simili per un totale di 22mila euro. Il problema però resta irrisolto: evasori a parte, molte persone preferiscono non usare le carte (ad esempio per paura di truffe, di addebiti sbagliati, paura di non poter “controllare” il proprio denaro, costi elevati di gestione delle carte) e molti esercenti preferiscono non accettare tali pagamenti (ad esempio per i costi di gestione troppo alto, percentuali troppi altri sulla transazione). Nonostante le iniziative intraprese, o annunciate, la conversione dal contante al pagamento elettronico stenta a decollare. Come si potrà convincere le persone che conviene convertirsi a questa modalità di pagamento? Come si potrà convincere gli esercenti ad accettarli, anche per importi minimi? La sfida è ancora tutta aperta. Poi, certo, ci sono anche quelli che rifiutano i pagamenti elettronici perché vedono nelle banche il Grande Demonio, ma per queste persone temo non ci sia quasi nulla da fare.

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Categorie:Attualità

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