E dopo, cosa accadrà in Siria?


La guerra in Siria potrebbe essere finalmente a una svolta. Una grande svolta, se non altro perché ora questa guerra contro l’Isis si è divisa su tre fronti importanti che potrebbero condurre a cambiamenti profondi. Ne accenna Il Sole 24 Ore in questo articolo: da sud l’esercito regolare iracheno, i ribelli peshmerga curdi e la coalizione internazionale stanno cercando di riconquistare Mosul, mentre a nord i ribelli siriani e i turchi hanno riconquistato Dabiq, città importante per l’Isis per via di una profezia che racconta che qui ci sarà lo scontro finale fra crociati e musulmani, città che tra l’altro ha dato il nome alla rivista dello Stato Islamico. Nel mezzo siriani e russi continuano a bombardare Aleppo est, la zona della città controllata dai ribelli siriani.

La complessità dello scenario siriano merita però qualche riflessione in più, oltre a quelle derivate dalla mera cronaca degli avvenimenti. In questo senso sono interessanti queste parole di Assad: “La riconquista di Aleppo est sarebbe una grande vittoria strategica e politica. Bisogna sospingere i terroristi verso la Turchia, da dove vengono, oppure ucciderli. Non ci sono altre opzioni. […] L’America vuole conservare la sua egemonia sul mondo. Io penso che l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, non abbiano mai cessato la Guerra Fredda, neppure dopo la caduta dell’Unione Sovietica”. Parole pesanti che contribuiscono ad alimentare le divisioni, ma tutto sommato vere: la Siria appare davvero sempre più come un enorme campo in cui Stati Uniti e Russia portano avanti questa nuova Guerra Fredda, un confronto muscolare in cui nessuno pare voler cedere.

Altre parole pesanti su cui riflettere sono quelle del vicepremier turco Numan Kurtulmus. In alcuni commenti riportati dal Daily Mail dice: “Permettetemi di essere chiaro: se questa guerra per procura dovesse continuare, America e Russia arriveranno a un punto di non ritorno. Il conflitto siriano ha portato il mondo sull’orlo di una grande guerra, regionale o globale”. Rapporti fra Stati Uniti e Russia ai minimi storici, paura di un nuovo conflitto mondiale, due elementi che mischiati assieme rischiano di essere altamente esplosivi. Di fondo, non detta, non abbastanza esplicitata, continua a fare capolino una domanda: cosa si dovrà fare dopo? Dopo che, ad esempio, verrà spazzata sostanzialmente via l’Isis, cosa accadrà? Come si comporteranno quegli stessi attori che oggi in modo diverso combattono i fondamentalisti, fingendosi alleati o provando a esserlo senza successo? Gli Stati Uniti vorrebbero ora istituire una no-fly-zone sopra Aleppo, ma Siria e Russia sono contrarie. Imporla unilateralmente equivarrebbe a dichiarare loro guerra, e in questo momento sarebbe come la proverbiale scintilla sopra un lago di benzina: l’incendio che potrebbe scaturirne sarebbe devastante.


Un’altra lettura interessante, che dovrebbe contribuire a fare alcune riflessioni e a porsi alcune domande, è stata pubblicata a fine settembre su ZeroHedge. In questo articolo (a questo link trovate una traduzione in italiano) si spiega perché il conflitto siriano dovrebbe interessare tutti. La teoria di fondo del ragionamento è che la guerra in Siria assomigli terribilmente alla guerra civile spagnola, quella che poi fu identificata come la prova generale della Seconda Guerra Mondiale. In Siria, ognuno che obiettivi differenti, si fronteggiano molti Stati: la stessa Siria con Assad al comando che vuole riprendere il controllo del proprio Paese; gli Stati Uniti che vorrebbero abbattere Assad, sconfiggere l’Isis e ridimensionare il peso di Iran e Libano; l’Iran che non vuole perdere il proprio peso politico nell’area e vuole proteggere l’alleato siriano; la Russia che vuole mantenere la sua influenza nell’area e mostrare i muscoli dopo la questione ucraina; la Turchia che vuole approfittarne per combattere i curdi, sperando magari che anche Assad possa venire destituito. Ma altri potrebbero essere coinvolti: dall’Arabia Saudita a Israele, fino a quella Cina che continua a tenersi in disparte sullo scacchiere internazionale. E l’Europa? Cerca per il momento di lavorare su posizioni di mediazione, ma senza successo.

A me continua però a ronzare in testa sempre la stessa domanda: cosa accadrà dopo? Se l’Isis verrà sconfitto, cosa accadrà? Tornerà tutto sotto il controllo di Assad? Difficile dirlo, i moti di ribellione interni iniziati nel 2011 avranno un loro peso, i ribelli pretenderanno di ottenere qualcosa. E se anche Assad dovesse essere messo da parte? Chi verrà dopo di lui? Chi potrà governare su uno Stato che assomiglia sempre più a una polveriera? La Siria farà la fine della Jugoslavia, verrà suddivisa in più Stati? Iran e Russia però saranno profondamente contrarie: più Stati di piccole dimensioni contribuirebbero a ridimensionare il loro peso strategico nell’area. E l’instabile Europa alle prese con una crisi economica di sempre più difficile soluzione, con l’uscita dall’Unione di un membro importante come la Gran Bretagna, con il problema del continuo flusso di migranti (molto proprio dalla Siria), con una crescente crisi delle proprie istituzioni, questa Europa che ruolo avrà? Ma soprattutto: a questo dopo come ci arriveremo? Semplicemente con la sconfitta dell’Isis oppure attraverso un nuovo conflitto su scala mondiale? Rischiano davvero di essere alle porte di quella Terza Guerra Mondiale più volte agitata come spauracchio anche dal Vaticano?

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Categorie:Attualità, Riflessioni

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