NonRecensione – 116: La Verità Sta In Cielo


Un film che parla di un fatto storico importante non è mai facile da fare, specialmente quando parla di fatti controversi e mai del tutto chiariti. Il caso del rapimento di Emanuela Orlandi è uno dei quei casi in cui la verità non è mai venuta a galla, in cui verità e bugie di sono mischiate al punto da diventare a volte indistinguibili fra di loro. Roberto Faenza ci ha provato in questo lavoro, una via di mezzo fra un film drammatico e un documentario. Intanto, i voti: Comingsoon gli assegna un 3,7/5; Mymovies un 2,55/5; Imdb un 5,8/10.

Il film prende piede a Londra dalla redazione di un giornale inglese, dove una giornalista di origini italiane, Maria, viene incaricata dal proprio direttore di tornare a Roma e indagare su questo caso. Lo spunto lo offre la grande inchiesta su Mafia Capitale e il relativo arresto di Massimo Carminati, uno dei due uomini a capo di questa associazione malavitosa, in passato legato alla Banda della Magliana, da sempre sospettata di aver avuto un ruolo nel rapimento della Orlandi. A Roma Maria entra in contatto con alcune persone che la aiutano nelle indagini, tra cui Raffaella Notariale (che è anche fra gli autori del soggetto), giornalista Rai che in passato aveva raccolto la testimonianza di Sabrina Minardi, ex amante di Enrico “Renatino” De Pedis, boss della Banda della Magliana.

Il film si snoda sulle ricerche di questa giornalista, sui sui incontri con Raffaella, sugli incontri con altre persone come uno degli autori della trasmissione Chi L’ha Visto? piuttosto che con dei pentiti della Banda o esponenti del Vaticano. Questa ricerca è inframezzata dai ricordi di Raffaella di quando intervistava la Minardi, e dai ricordi stessi della Minardi di quel periodo, i primi anni ottanta: salti temporali a volte non legati benissimo, che rischiano di non chiarire adeguatamente allo spettatore né quello che sta avvenendo nella trama del film né su quale pezzo di verità si stia indagando. È come se a volte questo mix fra film drammatico e documentario giornalistico sia male amalgamato. Alla fine lo spettatore ha come l’impressione di trovarsi di fronte a una minuziosa ricostruzione di quello che si è scoperto, ma di non scorgere nessuna chiave di lettura per interpretare al meglio tutta quella mole di informazioni che gli sono state presentate.

Tutti quei giochi di potere sottintesi a questa vicenda vengono descritti in maniera piatta, quasi didascalica. Si tralascia di parlare adeguatamente della loro valenza simbolica, del loro reiterarsi nel tempo in virtù di personaggi che ciclicamente continuano a tornare alla ribalta delle cronache, di eventi di cui si continua a parlare ma che portano soltanto a vicoli ciechi. Ad aggravare questo si aggiunge la recitazione di Maya Sansa, colei che interpreta Maria, la giornalista su cui praticamente si basa tutto il film. Un’interpretazione vuota, in cui in ogni momento si percepisce solo un’angoscia di fondo, come se fosse un personaggio monoespressivo e incapace di risultare vera. Questa sua artificialità stride fortemente col taglio che, probabilmente, voleva dare Faenza, col risultato di impoverire un lavoro che avrebbe meritato equilibri di recitazione migliori. Di contro molto bravi sono Riccardo Scamarcio e Greta Scarano: entrambi non solo recitano bene, ma provano a restituire spontaneità ai loro personaggi, spesso schiacciati da dialoghi che sembrano costruiti soltanto per fornire in maniera secca delle informazioni allo spettatore. Dimenticavo la Lodovini, anche lei brava nel ruolo della giornalista testarda in caccia della verità.

Discreto, con qualche pecca, il cast. Riccardo Scamarcio è Enrico “Renatino” De Pedis; Maya Sansa è Maria; Greta Scarano è Sabrina Minardi; Valentina Lodivini è Raffaella Notariale; Shel Shapiro è John, direttore (poco credibile) del giornale londinese; Tommaso Lazotti è Pietro Orlandi, fratello di Emanuela; Luciano Roffi è l’autore di Chi L’ha Visto?, Anthony Souter è Roberto Calvi, direttore del Banco Ambrosiano; Elettra Orlandi è Federica Orlandi; Alessandro Bertolucci è Ercole Orlandi, padre di Emanuela; Giacomo Gonnella è Antonio Mancini, uno dei pentiti della Banda della Magliana; Alberto Cracco è un vescovo amico di Maria; Paul Randall è Monsignor Marcinkus.

La regia è di Roberto Faenza, già conosciuto per Silvio Forever, I Vicerè, I giorni dell’abbandono e Alla luce del sole, bel film sulla vita di Don Pino Puglisi. Buone ambientazioni e costumi, specialmente per le scene degli anni ottanta, e buona l’idea di usare degli spezzoni di filmati d’epoca. Buona la ricostruzione investigativa, ma un po’ claudicante la connessione fra la parte documentaristica e la parte cinematografica. Il mio voto finale è uno stirato 6,5/10 di incoraggiamento, con la consapevolezza che poteva essere un grande film ma rimane forse una grossa occasione parzialmente sprecata.

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