Sulla politica, la rabbia, l’ottimismo, l’irrazionalità e la ragione

Come si incanala in modo positivo la rabbia delle persone? Come ci si dovrebbe porre, come ci si dovrebbe approcciare a quell’irrazionale rabbia che sta contagiando sempre più persone nel mondo? Sono domande sempre più ricorrenti che dovrebbero interessare tutti, non solo chi ogni giorno fa politica attiva, perché questa divisione riguarda tutti e può avere ricadute e ripercussioni sulla vita di tutti. Questa rabbia deriva da una crescente sfiducia delle persone verso le élite politiche, che si riversa poi in tutte le altre élite: economiche, mediche, scientifiche, culturali. Basta solo che un personaggio famoso o uno scienziato si schieri su una posizione politica diversa dalla mia che subito le persone si sentono in diritto di mettere in discussione non solo quella sua idea politica, ma addirittura la sua carriera, i suoi traguardi, le sue scoperte. Francesco Nicodemo li chiama profeti dell’apocalisse, per indicare coloro che ”hanno un’insanabile sfiducia nelle capacità dell’umanità, portatori di una visione millenaristica, cupa, antiscientifica”.

Si dice che oggi il confronto sia fra questo gruppo di persone che è preda di una rabbia irrazionale, e un altro gruppo di persone che invece si rifà alla ragione, alla scienza, all’ottimismo. La sfida, dice Nicodemo, è porre un freno a questa tendenza. È una cosa che, molto più in piccolo, è emersa durante una delle riunioni settimanali che fa una piccola lista civica del comune dove abito: anche qui è emersa la necessità di capire come approcciarsi alla rabbia delle persone e di volgerla in positivo, trasformare questa sfiducia in proposte concrete, questa rabbia in energia positiva. La mia prima reazione è stata dire che comprendere come fare una cosa simile è un po’ il proverbiale “uovo di Colombo”, una questione su cui si stanno arrovellando in tutto il mondo. Si dice che per combattere queste tendenze serva mettere al centro la ragione e la scienza, ma a cosa può servire opporre ragione e scienza a chi non crede in nessuna delle due cose? Che risultati può portare il portare i dati scientifici a quelle persone che quei dati non li riconoscono come veritieri? Sarebbe come parlare a un muro.

E infatti è questo che capita oggi fra questi due gruppi contrapposti: è come se ognuno parlasse a un muro. E quando parli a un muro l’unica cosa che ti ritorna indietro è solo la tua voce, che rimbalza senza aver prodotto il minimo segno. Lo sappiamo perché è già diverso tempo che si è provato ad approcciarsi a questo problema in questo modo, e se in un primo momento il porsi in modo positivo e costruttivo ha portato a creare qualche breccia, oggi questo positivismo è percepito come mera e vuota comunicazione. L’avvento di Matteo Renzi al potere ne è un buon esempio: il suo approccio iniziale basato sui dati e su un atteggiamento positivo ha creato interesse e smosso le persone, ma l’estrema lentezza con cui ha provato a mantenere le promesse fatte lo ha portato a essere percepito come inaffidabile, finendo per tornare ad alimentare quella stessa rabbia che voleva volgere in positivo. Essere positivi va bene finché la propria azione politica è supportata da trend positivi, ma quando i risultati tornando a essere contrastanti allora l’impalcatura rischia di cedere. Lo sappiamo bene: molto spesso le persone, su cento cose fatte, tendono più facilmente a ricordare i dieci inciampi piuttosto che le novanta cose fatte bene. Chi è arrabbiato si preoccuperà soltanto di cercare i tuoi errori, non si preoccuperà di quanto riesci a fare di buono.

Questo ci riporta alla ricorrente domanda iniziale: come approcciarsi a queste persone? Se l’approccio razione non ha presa, e quello positivo si è dimostrato fragile, cosa ci resta? Genericamente si dice che ”serve rimettere al centro la politica”, senza preoccupasi di entrare troppo nel dettaglio di questa idea. Si intende la necessità di rispolverare le ideologie politiche? Ma veramente basta rispolverare quelle ideologie politiche nate, cresciute e prosperate nel novecento? Va ricordato che spesso chi oggi è arrabbiato e sfiduciato dalle élite non crede più nemmeno a quelle ideologie politiche, che molto hanno promesso in passato ma che raramente hanno mantenuto quelle promesse. L’uguaglianza e la prosperità del modello socialista, la ricchezza diffusa e l’estrema competitività del modello neoliberista oggi appaiono come promesse infrante. Non siamo tutti uguali e la forbice fra ricchi e poveri si sta sempre più allargando. Nonostante i dati affermino che ogni giorno la povertà nel mondo si stia riducendo, non riusciamo a vedere quel benessere e quella prosperità diffusa che ci venne promessa. La ricchezza diffusa promessa dal modello neoliberista sembra abbia solo fatto arricchire la piccola fetta di persone che era già ricca. E la spinta competitiva che doveva giovare a tutti è finita per essere una corsa verso il ribasso in tema di diritti e tutele dei lavoratori. Chi oggi è arrabbiato e frustrato guarda a quelle ideologie e non le riconosce più come valide.

Forse dire che serve rimettere al centro la politica implica che si debbano cercare nuove filosofie e nuovi linguaggi con cui parlare con le persone arrabbiate e sfiduciate. Ma chi potrebbe sviluppare oggi queste nuove filosofie? I cittadini dal basso? La Rete? Uno dei approcci che sta guadagnando terreno e consenso in un fetta di persone è quello della democrazia diretta, e oggettivamente questa potrebbe essere intesa come l’unica nuova filosofia politica nata dopo la tremenda crisi subita dalle filosofie politiche novecentesche. Ma in un mondo veloce e iperconnesso come il nostro anche questa nuova filosofia politica rischia di bruciare le tappe: ecco allora sorgere subito all’orizzonte una sua ipertrofica disfunzione che conduce all’assemblearismo perenne, dove ognuno vuole parlare e far prevalere la propria idea a discapito degli altri. Nel numero del 4 agosto de L’Espresso ne parlava ampiamente Fabio Chiusi, interrogandosi su cosa ci sarà dopo il neoliberismo. Lo si può leggere qui, da pagina 74. Chiusi sottolinea come le generazioni più giovani stanno riscoprendo e riprendendo le filosofie politiche di sinistra, rielaborandole e riadattandole alla realtà attuale. Le critiche intellettuali sono molte, nell’articolo si citano molti studiosi che si stanno adoperando per stimolare il pensiero critico, ma spesso i vari movimenti che le supportano sono scollegati fra di loro: questo impedisce un confronto globale, passo necessario per la nascita di un nuovo approccio e di una nuova offerta politica in grado di parlare alla rabbia delle persone.

Critiche, idee, proposte ne esistono molte, manca però un’organica visione d’insieme. Magari una visione che sia anche solo di profonda revisione dell’ideologia neoliberista attuale. Chiusi riporta nel suo articolo alcune interessanti dichiarazioni di Mariana Mazzucato, docente dell’Università del Sussex: ”Nel mezzo secolo trascorso le politiche sono state informate da una scuola ristretta di pensiero economico, domina dall’idea semplicistica del mercato e dei suoi fallimenti, della competizione e del valore per gli azionisti. Il punto di rottura è comprendere che la globalizzazione e il cambiamento tecnologico non sono forze di natura incontrollabili. È tempo invece di fare scelte diverse, e mostrare che il capitalismo può essere reinventato, con nuove tipologie di partnership tra pubblico e privato. Le scuole di pensiero economico alternativo esistono, e la classe politica ne avrà bisogno per solcare le acque agitate che li attendono”. Noi siamo esattamente lì, in mezzo a quelle acque agitate. Abbiamo perso i punti di riferimento dati dalle vecchie ideologie politiche, ci ritroviamo compressi dallo scontro frontale fra razionalità e irrazionalità, fra rabbia e ottimismo, e non sappiamo dove e come muoverci. Cerchiamo un futuro in cui credere ma non riusciamo a vedere nulla: ci rimane la speranza di non perderci, prima che la rabbia cieca prenda il sopravvento.

Annunci


Categorie:Riflessioni

Tag:, , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: