PizzarExit


Doveva succedere e alla fine è successo: Federico Pizzarotti è uscito dal Movimento 5 Stelle. Le continue critiche incrociate con il Movimento, le accuse di non essere “uno del M5s”, l’incontro nazionale promosso fra amministratori del Movimento nel 2014 e ritenuta una riunione di una fronda contro Grillo, l’inchiesta sulle nomine del Teatro Regio in cui è stato coinvolto con l’accusa di abuso d’ufficio ma da cui è uscito completamente pulito, hanno portato alla definitiva rottura. Formalmente era già sospeso dal Movimento da maggio, cioè da quando si seppe delle indagini in cui era coinvolto, status che è rimasto anche dopo la notizia dell’archiviazione delle accuse a suo carico, avvenuta il 16 settembre scorso. Ha fatto quindi bene ad annunciare la sua fuoriuscita? Non spetta a me dirlo, Pizzarotti avrà fatto le sue valutazioni per arrivare a questa decisione, io posso però fare alcune considerazioni sugli attori in scena.

Il Movimento 5 Stelle, ad esempio, si ritrova a dover gestire un nuovo problema in un momento un po’ delicato. Dopo la soppressione del direttorio e il conseguente ritorno di Beppe Grillo a capo del M5s, si pensava a uno snellimento delle procedure decisionali in cima al Movimento, ma così non è stato. Ad esempio, perché nessuno si è fatto sentire dopo l’archiviazione delle accuse a Pizzarotti? Perché non si è provveduto a fissare una data per un confronto e, magari, una votazione online? Perché lasciare esposto il Movimento anche a questo problema? Dice bene Antonio Padellaro, firma e ex direttore de Il Fatto Quotidiano: “Da ieri quindi abbiamo anche un sindaco “perbene” come Pizzarotti, che ha una sua immagine positiva, ma che saluta e se ne va.”. Questo rischia di essere un brutto colpo per l’immagine del Movimento stesso, sebbene molti commenti dei militanti siano pesantemente negativi contro di lui. E a Parma il Movimento come si comporterà? Dice Marco Bosi, capogruppo del M5s in consiglio comunale: “Io parlo per me, ma posso dire che la maggioranza di noi è compatta: siamo con il sindaco”. Questo implica che nei prossimi giorni ci saranno altri militanti che a Parma lasceranno il Movimento? A Parma già esistono, di fatto, due Movimenti: una lista chiamata “Gli Amici di Beppe Grillo” che rappresentano l’ala dei cinque stelle fedele al Movimento, e quindi in contrasto col sindaco, e poi quella che era la lista ufficiale del Movimento, che però ha perso il suo status di lista riconosciuta e che quindi è ormai da tempo come una specie di lista civica cittadina.

E Beppe Grillo? Dal suo blog saluta sarcasticamente Pizzarotti, augurandogli warholianamente che si possa godere i suoi quindici minuti di celebrità. Ma aggiunge anche altro, augurandosi che il sindaco possa poi pubblicare i documenti che vennero richiesti a giugno ma che Pizzarotti non avrebbe mai consegnato. Un post in po’ sbrigativo per chi, nel 2012, veniva indicato come una delle punte di diamante nelle amministrazioni a Cinque Stelle. Ma il rapporto fra Grillo e Pizzarotti si deteriorò subito, quando appena eletto Pizzarotti si rese conto di non poter bloccare la costruzione dell’inceneritore, cosa invece promessa in campagna elettorale. E infatti molti oggi rinfacciano al sindaco parmigiano proprio la mancata promessa elettorale, con qualcuno che si spinge a dire che servirebbe un meccanismo per far cadere le giunte comunali che non rispettano in toto il programma elettorale. Ma a quali documenti fa riferimento Grillo? Al certificato sui carichi pendenti? Ma se le accuse nel processo sul Teatro Regio sono state archiviate, a cosa servirebbe? Per controllare eventuali altri procedimenti in cui è implicato? E quali sarebbero? Se Grillo non li conosce vuol dire che probabilmente saranno successivi all’elezione di Pizzarotti nel 2012, dato chr non si ricordano altre indagini che hanno coinvolto Pizzarotti mentre era sindaco.

Infine Federico Pizzarotti, l’uomo dello strappo. Le sue parole sono state durissime: “Da uomo libero non posso che uscire da questo M5S che non è quello che era quando è nato. Ho dovuto fare l’ultimo passo. Sono qui a dire quello che né il direttorio né altri hanno avuto il coraggio di dire: è evidente che non si sia voluta ricomporre una situazione che poteva ricomporsi. Da quando il procedimento è stato archiviato, nessuno ha mai chiamato se non qualche sparuto parlamentare. Questo è il 144esimo giorno da una sospensione illegittima che non è prevista dai regolamenti. Sono l’unico sospeso d’Italia. Da quelli che volevano aprire il Parlamento, da quelli che volevano le telecamere dentro le aule, siamo diventati quelli delle stanze chiuse. Si dovrebbero vergognare per non aver preso una decisione. Avrebbero potuto espellermi.” Quello che molti si chiedono è: cosa farà ora? Ha già comunicato che intende andare avanti nel suo ruolo di sindaco, e abbiamo visto come il gruppo consiliare del Movimento sia compatto con lui, a parte i due dissidenti della lista Amici di Beppe Grillo. Gli scenari sono sostanzialmente tre: ricandidarsi alle comunali del 2017 con una propria lista civica, tentare il salto nella politica nazionale oppure tornare a fare vita privata. A occhio lo scenario più plausibile è il primo, quello meno probabile è il terzo. Il secondo scenario, la prospettiva nazionale, è qualcosa che Pizzarotti potrebbe coltivarsi contemporaneamente con una nuova amministrazione a Parma, magari in un’ottica più lunga dei prossimi cinque anni. Ma qui più che nel campo delle ipotesi entriamo in quello delle pure speculazioni. Solo i prossimi mesi scioglieranno i dubbi su cosa vorrà fare Pizzarotti, e su come intenderà farlo.

E gli altri? Il senatore Nicola Morra dice che “noi siamo più forti quando si è comunità e pluralità, se qualcuno [Pizzarotti] pensa di essere più bravo degli altri forse sta sbagliano”. Roberto Fico invece pare più ottimista, dicendo che Grillo e Pizzarotti si parleranno, dichiarazione che appare ormai come ampiamente utopistica. I consiglieri di Parma invece sostengono come detto il loro sindaco, sebbene nessuno per ora esca dal M5s: “Nei prossimi giorni valuteremo serenamente l’opportunità di una nostra permanenza o uscita dal M5s. Lo faremo tutti insieme, come tutti insieme abbiamo preso la decisione che il sindaco ha comunicato questa mattina. Siamo una squadra e continueremo ad agire come tale.”. Vittorio Bertola, altro esponente della prima ora del Movimento a Torino, dà ragione a Pizzarotti. E lo fa senza giri di parole, conscio di essere considerato da molti del Movimento come un traditore: “Alla fine Pizzarotti ha ragione, per noi che siamo stati emarginati dal Movimento 5 stelle perché eravamo troppo indipendenti, troppo coerenti e forse troppo scomodi per la mediocrità e l’ambizione di certi altri, che stiamo stati attaccati, mobbizzati e isolati dai nostri stessi compagni dirigenti, che abbiamo tentato in ogni modo di rimetterci a disposizione di un progetto collettivo ricevendo sempre e solo torte in faccia, come è possibile restare ancora nel M5s.”. Appare chiaro come nel Movimento ci siano grosse battaglie interne, frutto dei cambiamenti imposti anche dalla crescita del Movimento stesso e dall’essere arrivati alle stanze dei bottoni, dove il potere si deve esercitare e non soltanto contestare. Scontri interni che non risparmiano nessuno: oggi ad esempio ci sarà un incontro a Roma fra Grillo, Davide Casaleggio e alcuni senatori, e in merito il commento della senatrice Paola Taverna è chiaro: “Sarò silente e sottomessa”. Una battuta o un’amara presa di coscienza?

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Categorie:Politica

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