Il primo dibattito fra Clinton e Trump


Stanotte si è tenuto il primo dibattito delle elezioni presidenziali fra Hillary Clinton e Donald Trump. Francesco Costa su Il Post, come sempre quando si tratta di queste elezioni, racconta molto bene quello che è successo. Sostanzialmente un dibattito senza grandi fuochi artificiali, senza eccessive sparate di Trump, e tutto sommato favorevole alla Clinton. In larga parte l’ho anche seguito in diretta, sebbene l’orario (iniziava alle 3 di notte) non fosse esattamente dei più agevoli.

Le rilevazioni immediatamente successive al dibattito segnano un vantaggio per Hillary Clinton. Come indicato da Vox il sondaggio della CNN rileva che il 62% degli spettatori ha preferito la Clinton, mentre solo il 27% Trump. L’Istituto Public Policy Polling sancisce lo stesso risultato sebbene con percentuali diverse, 51% Clinton contro 40% Trump. Un focus group di 20 elettori indecisi della Florida seguito dalla CNN dice che in 18 hanno indicato la Clinton come vittoriosa. E anche un altro focus group di elettori della Pennsylvania ha indicato in Clinton la vincitrice. Trump è apparso spesso in difficoltà, a volte addirittura è sembrato andare a braccio e quasi balbettare senza sapere cosa dire. Si è presentato con un forte raffreddore, tanto che ha spesso tirato su con il naso, alla faccia del fatto che doveva essere la Clinton quella con problemi di salute. Lei, invece, sembrava non mostrare minimamente segno della polmonite che l’aveva fatta svenire durante la commemorazione degli attentati a Ground Zero.

Ma i problemi per Trump non si sono limitati al raffreddore. Sempre su Il Post trovate un sommario di quanto è successo. Ha negato di aver detto che il riscaldamento globale è una bufala, ma è stato smentito dai suoi stessi tweet. Ha detto che Obama e la Clinton sono i responsabili del vuoto in cui è nato l’Isis, teoria del complotto per altro molto solida anche fuori dagli Stati Uniti. Ha insistito nel non voler pubblicate la sua dichiarazione dei redditi, o di volerlo fare solo se Clinton pubblicherà tutte le mail che ha cancellato. Ha provato a dare la colpa alla Clinton sulla questione del luogo di nascita di Obama. Ha rimarcato di non aver mai appoggiato la guerra in Iraq, altra cosa smentita dai fatti. Ha accusato la Clinton di non avere il fisico e la resistenza per fare il Presidente, accusa che è suonata comica detta da uno che era (come detto) afflitto da un forte raffreddore mentre la sua avversaria non mostrava alcun segno di cedimento o debolezza pur avendo avuto una polmonite meno di un mese fa. Insomma, per Trump sembra che la serata sua stata da dimenticare, mentre per la Clinton sembra sia stata una vittoria su tutti i fronti. Tutto bene, tutto finito quindi? Neanche per idea.

Al netto del risultato di questo dibattito, i cui effetti elettorali sono ancora tutti da dimostrare e che inizieranno a essere forse visibili nei prossimi giorni, la strada verso le elezioni è ancora lunga. È pur vero che Trump sforna bugie e panzane a nastro continuo e in percentuali nettamente maggiori rispetto alla Clinton, ma questo potrebbe anche non rappresentare un problema per il candidato repubblicano e per i suoi elettori. Ne scrivevo l’altra settimana, quando mi chiedevo se Trump possa davvero diventare Presidente: citando un pezzo di Pierre Haski, questo sfornare bugie in continuazione può assolvere al compito di “cullare” gli elettori e far loro sentire quello che vogliono sentirsi dire. Non interessa che la Clinton e i suoi sostenitori dimostrino tramite rigorosi fact checking che Trump mente spudoratamente, spesso una parte degli elettori vuole credere proprio a quelle menzogne.

La nota davvero negativa per Trump è che questo dibattito potrebbe rappresentare uno stop alla sua recente rimonta nei sondaggi. Ma non vi azzardate a darlo per spacciato. Lo stesso Washington Post, in questo pezzo tradotto da Il Post, mostra alcuni dati interessanti per capire meglio quanto sarà combattuta questa elezione. In un sondaggio fatto insieme a ABC News, risulta che il 59% degli elettori intervistati ha un’opinione negativa della Clinton, contro il 60% che ha un’opinione negativa di Trump. E anche sul tasso di gradimento sono appaiati: 38% per la Clinton, 37% per Trump. Senza contare che, ad oggi, sono gli elettori di Trump a essere più entusiasti di andare a votare per il loro candidato (46%) rispetto a quelli della Clinton (33%). Il dibattito di stanotte è stato solo uno degli scontri che ci condurranno al voto di novembre, e al di là degli inciampi di Trump e delle brillanti risposte della Clinton personalmente mi pare che questo dibattito si sia risolto in un sostanziale nulla di fatto. Gli elettori convinti restano convinti, quelli indecisi sono rimasti sostanzialmente indecisi. In un mondo che si sta sempre più polarizzando, soprattutto nello scontro politico, il risultato resterà in bilico fino alla fine.

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Categorie:Politica

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