La Raggi, le Olimpiadi e quel fastidioso senso di ineluttabilità


Alla fine, com’era prevedibile, la sindaca di Roma Virginia Raggi ha detto no alle candidatura della città per le Olimpiadi del 2024. Un no che era già nell’aria dal giorno della loro schiacciante vittoria alle elezioni, punto terminale di una campagna elettorale in cui il Movimento Cinque Stelle si era più volte espresso contro questo tipo di eventi. Tirati per la giacchetta sulla questione ammisero che, nel caso i cittadini romani lo avessero chiesto, avrebbero indetto un referendum per lasciar decidere la cittadinanza in merito, ma la loro posizione è sempre stata di netta contrarietà.

Scelta, quella del no, per altro anche condivisibile secondo la loro ottica. Roma è una città che appare allo sfascio, sommersa da crescenti problemi a cui non si riesce ancora a porvi rimedio, e i soldi continuano a scarseggiare, spesso ingoiati fa quel buco nero rappresentaro dalla montagna di debiti accumulati negli anni dalle amministrazioni precedenti. Roma che poi ha anche il precedente dei Mondiali di Nuoto del 2009, condotto con una gestione dalle molte ombre, che ha lasciato diverse opere incompiute e ha contribuito a sprecare molto denaro. Insomma la scelta del no è ampiamente giustificabile, comprensibile, e lo dico da sostenitore delle Olimpiadi e della loro organizzazione in Italia. Non ne faccio una colpa alla Raggi. A scatola chiusa non si può sapere con certezza come andrà un grande evento di questa portata, non si può sapere se ci saranno o meno nuovi sprechi e nuove ruberie e il timore di doversi poi trovare accollati nuovi debiti da dover pagare farebbe tremare chiunque. Non mi sono piaciute però due cose in questa comunicazione della loro scelta.

Anzitutto non mi è piaciuto come hanno scelto di comunicare il loro no. Perché convocare Malagò in Campidoglio? Per potergli dire no in faccia? Perché rifiutare la richiesta di Malagò di mandare la riunione in streaming? Perché non affrontarlo in una riunione che avrebbero potuto vedere tutti e ricordargli tutti gli sprechi e le ruberie dei Mondiali di Nuoto del 2009 e tutti gli sprechi dei Mondiali di Calcio di Italia 90 (in entrambi Malagò era fra gli organizzatori)? Perché farlo attendere per quasi 40 minuti mentre lei se ne stava a pranzo? Se è poi vero che non c’era malizia o premeditazione in quel lasciarlo in attesa, come mai appena Malagò ha lasciato il Campidoglio è stata annunciata la conferenza stampa del sindaco? Perché non contattare Malagò per scusarsi del ritardo e chiedergli di avere pazienza, se davvero ci teneva a vederlo prima dell’annuncio pubblico? La convocazione, l’attesa mentre lei stava a pranzo, sono sgarbi che la sindaca poteva risparmiarsi. Sembra di aver assistito alla classica scenetta in cui un uomo di potere, una persona cinica, boriosa e arrogante, convoca qualcuno e poi lo fa bollire nel proprio brodo, per poi scaricarlo per andarsene altrove senza prestargli alcun riguardo, come se fosse un suo schiavo. Un comportamento tipico di quegli uomini di potere che ci tengono a farti “sentire” che sono loro a comandare, esattamente quei comportamenti che il Movimento diceva di voler sradicare.

E poi c’è quel senso di ineluttabilità delle cose che trovo molto stupido. Il fare affermazioni tipo “Hanno rubato in tutti i grandi eventi passati, ruberanno anche in questo”, oppure “Hanno devastato il territorio con opere incompiute, i palazzinari lo faranno ancora”. È il dare per scontato che nulla potrà cambiare, che tutto rimarrà sempre nel solito modo, coi soliti meccanismi, con le solite ruberie. È l’attenersi allo stato di fatto attuale, senza avere il coraggio di pilotare un cambiamento. Ma non erano proprio loro del Movimento che volevano farsi promotori di un cambiamento nelle prassi, nelle dinamiche, nei modi di intervento? Con questo non voglio dire che avrebbero dovuto accettare la candidatura di Roma, ma che è stupido portare come giustificazione al no il fatto che in passato le cose si siano fatte male. E allora il cambiamento promesso dove starebbe, se ti giustifichi dicendo che in passato hanno rubato tutti e che sicuramente ruberanno ancora? Certe cose le dice benissimo Luca Bottura: “Le Olimpiadi rischiavano di essere un omaggio ai soliti noti romani, agli interessi di Caltagirone e amici vari, ai poteri forti e compagnia cantante. Però lo dico in francese: ma se non le fate voi, chi cazzo le deve fare? Chi può fare argine con l’onesta – onestà-onestà – alle speculazioni e alle corruttele? Chi può dimostrare agli italiani che le cose si possono fare senza cadere nel marcio? E che, se si presenta, il marcio può essere affrontato e debellato?”

Vorrei poi aggiungere un appunto a quanto comunicato dalla Raggi in conferenza stampa. Qui Il Post riporta integralmente l’intervento. È giusto ricordare le edizioni olimpiche passate alla storia come economicamente disastrose e costellate di costruzioni poi abbandonate, ma per onore di cronaca servirebbe anche ricordare quelle Olimpiadi che invece sono andate economicamente bene o che hanno trasformato in positivo le città che le hanno ospitate. Faccio due esempi: Los Angeles 1984 e Barcellona 1992. La prima è stata un’Olimpiade organizzata col pesante intervento dei privati, che produsse alla fine addirittura un utile, la seconda è stata l’occasione di rinascita per la citta spagnola, che si è radicalmente trasformata e migliorata. Senza contare Londra 2012, considerata dalla sindaca fra gli esempi negativi per l’aumento del 76% delle spese, che grazie agli investimenti nel settore sportivo ha potuto coltivare una nuova leva di campioni che alle recenti Olimpiadi di Rio hanno conquistato molte medaglie. Ma anche le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 hanno contribuito a rilanciare l’immagine e lo sviluppo della città e dei comprensori sciistici della provincia, al netto della solita polemica sulle piste di bob.

Personalmente non faccio un dramma di questo no alla candidatura olimpica, sebbene sia stato fra i sostenitori. Non credo alla vulgata catastrofista per cui senza le Olimpiadi Roma sprofonderà ancora di più nel caos e nell’abbandono, così come non credo che senza Olimpiadi Roma non avrà opportunità di sviluppo. L’Olimpiade era una delle opportunità future della città, ma anche senza si può proseguire comunque e perseguire altri piani di sviluppo. Resta il rammarico per come è maturato questo no, e per alcune delle motivazioni addotte. Al limite, se proprio vorrò vedere le Olimpiadi, cercherò di tifare affinché vengano assegnate a Parigi: in fondo mi piacerebbe tornare in vacanza nella capitale francese.

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Categorie:Politica

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