Roma e i suoi inutilizzati minibus elettrici


Leggendo ieri Quattroruote ho trovato una notizia che sta fra il tragico e il comico: a Roma si è rotto l’ultimo minibus elettrico. Una cosa tragica, viste le condizioni del trasporto pubblico della capitale, ma anche una cosa comics perché, come spiega l’articolo, questa rottura è avvenuta proprio durante la Settimana della Mobilità Sostenibile. E pensare che nel 2009 questi minibus erano ben 60, che servivano cinque linee diverse (116, 117, 119, 119T, 125), che potevano circolare anche in centro grazie alle dimensioni ridotte e agli scarichi puliti, che rappresentavano il fiore all’occhiello della mobilità pulita del futuro. Invece, in un mondo in cui si parla sempre più di mobilità pulita, di potenziamento del trasporto pubblico locale, di azzeramento degli impatti inquinanti dei mezzi pubblici, ci ritroviamo con questi mezzi completamente fermi. Incuriosito, mi sono messo a cercare di più sulla questione.

Come sempre, sulle motivazioni che riguardano l’abbandono di questi minibus si è scatenato lo scaricabarile. Da una parte Atac lamenta la precoce usura delle batterie che dovevano durare cinque anni e invece dopo tre già erano da sostituire, dall’altra la Tecnobus, fornitrice dei mezzi, che lamentava invece le cattive condizioni del deposito dove erano parcheggiati i minibus, che non consentiva di gestire la ricarica in modo corretto secondo le indicazioni del Costruttore. Sergio Rizzo, sul Corriere della Sera, ci raccontava che nell’ottobre 2015 i minibus in circolazione erano già solo otto, andando poi a raccontare della disastrata situazione di Atac. Un altro articolo del 2014, sempre di Quattroruote, racconta come si operava nel deposito dei minibus: una struttura costata 1,2 milioni di Euro ma che era solo parzialmente agibile, con postazioni di ricarica per solo 30 mezzi dei 60 disponibili. Questo, secondo Tecnobus, ha comportato cicli di ricarica non ottimali e il conseguente precoce decadimento delle batterie.


Su Repubblica a gennaio invece troviamo una piccola storia di questi minibus. I primi 30 entrano in servizio a Trastevere nel 2009, ma dopo 4 mesi un incendio al deposito danneggia tutti i veicoli. Nel maggio 2010 il deposito viene riattivato e il numero di minibus portato a 60, ma emerge un nuovo problema: l’autonomia. Soprattutto nei mesi estivi, con l’utilizzo massiccio dell’aria condizionata, l’autonomia dei minibus ne risultava compromessa facendoli fermare a metà delle loro tratte e portando a diverse rotture. A marzo 2014 Tecnobus sospende la manutenzione, Atac prova a proseguire da sola ma ne restano operativi solo 7. Da gennaio a oggi ne era rimasto attivo solo uno, bloccato anche quello. Anche su Wikispesa si trova un riassunto della questione minibus, che ci racconta anche un’altra cosa. Nel dicembre 2014 il Comune di Roma, per il periodo natalizio (dall’8 dicembre al 10 gennaio), ha attivato delle “Linee dello Shopping” con i minibus elettrici. Peccato che non abbia riparato quelli già in suo possesso, ma ne abbia presi a noleggio di nuovi e perfettamente simili dalla francese Bollorè, per un costo di 100.000 Euro.

Quando vi parlano o vi parleranno di mobilità pubblica sostenibile, ricordatevi anche di queste storie. Ricordatevi come in tanti parlino di investire soldi in questo campo ma poi li investano male, con danni economici (e non solo) che ricadono su tutti i cittadini. Ora, io non voglio che il Comune di Roma dia priorità a questo problema, ma non vorrei che con la scusa del dissesto economico di Atac la questione dei minibus elettrici finisca nel dimenticatoio. Nei programmi politici di tutti i candidati si parla sempre di trasporto pubblico locale, di investimenti in mezzi elettrici e ibridi, di cercare politiche per favorire i mezzi pubblici a discapito di quelli privati. Si parla spesso di inquinamento, di politiche a impatto zero, di qualità dell’aria, di qualità della vita. Per tutte queste ragioni il servizio dei minibus era importante, e potrà essere importante. A detta di chi li utilizzava, questi minibus offrivano un servizio molto importante per chi abita o lavora nel centro storico, e aiutavano sensibilmente a diminuire sia traffico che inquinamento. Questi minibus rappresentano in concreto l’attuazione di quelle proposte elettorali riguardanti trasporti e ambiente tanto spesso sbandierate. Lasciar morire questo servizio sarebbe davvero uno spreco gigantesco, oltre che l’ennesima brutta figura della nostra politica.

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