Il controgolpe di Erdogan


Ormai appare chiaro a tutti: Erdogan sta approfittando a mani basse del fallito golpe per azzerare tutte le opposizioni. Ovviamente non può mettere i partiti di opposizione fuorilegge, ma già loro stessi durante il golpe hanno pensato di rinchiudersi in un angolo dando il proprio appoggio al presidente e non ai golpisti. Tutti, anche il partito curdo, hanno subito condannato il golpe e si sono detti al fianco del presidente democraticamente eletto: una delegittimazione in più per quella parte di esercito che voleva destituire Erdogan e il suo governo.

Il numero di chi è stato arrestato, licenziato o sospeso dal suo incarico è impressionante. Non esistono stime ufficiali, ma qualche conto lo si può fare:
– 15.200 insegnanti e altro personale universitario licenziati (settore pubblico)
– 1.577 presidi di facoltà costretti alle dimissioni
– 8.777 impiegati del Ministero dell’Interno sollevati dai propri incarichi
– 1.500 impiegati del Ministero delle Finanze licenziati
– 257 funzionari del Primo Ministro licenziati
– Oltre 6.000 militari arrestati
– Oltre 9.000 poliziotti sollevati dai propri incarichi o arrestati
– 3.000 giudici sospesi
– Oltre 21.000 insegnanti di scuole private sospesi dai propri incarichi o con licenze di insegnamento revocate
– 24 emittenti televisive o radiofoniche chiuse o con licenze revocate
– 34 giornalisti a cui sono stati revocati gli accrediti stampa
– 99 generali formalmente incriminati su 260 in totale in tutta la Turchia
– 500 imam rimossi dai loro incarichi
Cito: “Secondo altri calcoli del giornalista Benjamin Harvey, capo della redazione di Bloomberg in Turchia, sarebbero almeno 59.644 le persone arrestate, licenziate e sospese dopo il tentato colpo di stato”. E Erdogan has annunciato che le operazioni per arrestare i golpisti o i loro fiancheggiatori non sono ancora concluse.


Continua anche lo scambio di accuse con Gülen. Da Ankara affermano che sia lui la mente dietro al tentato golpe, mentre lui da suo esilio volontario negli Stati Uniti continua a smentire. Un generale arrestato, Akin Ozturk, ex comandante dell’Aeronautica turca, ha smentito di essere stato il generale che ha guidato sul campo il golpe e ha scaricato le colpe sul movimento politico di Gülen. Gülen che, a sua volta, in un’intervista a Al Jazeera ha suggerito che il golpe potrebbe essere stato organizzato con l’obiettivo di ottenere anche la sua estradizione e il suo arresto. Di certo si sa che il tentativo di golpe militare e il successivo controgolpe di Erdogan stanno ancor più segnando la società turca, imprimendogli delle modifiche che la cambieranno profondamente.


Qualche indizio sul cambiamento che vivrà la Turchia già si può vedere, arresti a parte. Ad esempio, come si legge sul Corriere, sulla facciata del centro culturale Atatürk in piazza Taksim a Istanbul è stato appeso uno striscione che minaccia di morte Fetullah Gülen. Recita: “Feto (Gulen, ndr), cane del diavolo, impiccheremo te e i tuoi cani al vostro stesso guinzaglio”. La stessa piazza Taksim teatro di tante manifestazioni proprio contro il presidente Erdogan. Non casuale anche l’appendere quello striscione alla facciata di un centro culturale intitolato al Padre della Patria, colui che volle una divisione netta tra politica e religione, imponendo il laicismo. Erdogan che ha poi annunciato di voler costruire una nuova caserma militare e una nuova moschea propria nel quartiere di Taksim, procedendo anche alla chiusura del centro culturale.

Per concludere Erdogan tira fuori dal cilindro nuove chicche. La prima riguarda il famoso abbattimento del jet russo sul confine fra Turchia e Siria. Dopo aver sostenuto sempre che quel jet avesse sconfinato sul territorio turco, e dopo aver accusato la Russia di ripetute violazioni e provocazioni tanto da arrivare a una rottura diplomatica solo recentemente ricucita, ora Erdogan afferma che “Lo spazio aereo della Turchia è stato violato ripetutamente, ma non sappiamo se i piloti abbiano qualche legame con la rete di Fethullah Gulen”. Anche quell’episodio, ora, viene scaricato su Gülen. Un’altra è il prolungamento dello stato di emergenza, che tramite l’articolo 120 della Costituzione turca consente anche al Consiglio dei ministri guidato dal presidente di emanare decreti in materia di sicurezza sullo Stato che hanno valore immediato di legge. Erdogan potrà quindi legiferare senza passare dal parlamento. Benvenuti nel Nuovo Impero Ottomano, scusate, nella Nuova Turchia.

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Categorie:Attualità

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