Le tante domande sul fallito golpe in Turchia


Sul tentato golpe in Turchia si scriveranno fiumi di parole. Ci sarà chi lo inquadrerà come un tentato golpe provocato dagli Stati Uniti, chi ne parlerà come di un golpe organizzato da una minoranza dell’esercito, chi invece lo considererà come un golpe auto organizzato dallo stesso presidente Erdogan. Certo è che tentare un golpe e vederlo fallire nel giro di poche ore, getta un forte discredito sugli insorti, specialmente se sono parte di quell’esercito che in Turchia non è nuovo ad azioni simili.

Il Post prova a dare cinque risposte di questo fallito golpe. Spiega come Erdogan stia cambiando il Paese abbandonando il laicismo imposto da Atatürk, come abbia via via fatto dei repulisti degli oppositori nelle forze armate aumentando il controllo sui militari e depotenziandone l’indipendenza. Si dice che Erdogan avesse in mente un nuovo giro di epurazioni e arresti, tanto che una parte dell’esercito si è affrettata a organizzare e a mettere in pratica un colpo di Stato per provare a fermarlo. Ma ad essere fermati sono stati gli stessi golpisti, osteggiati principalmente da una popolazione chiamata a raccolta dallo stesso Erdogan e dall’AKP, il partito del presidente. Le operazioni per il colpo di Stato erano iniziate intorno alla 22 di venerdì sera, all’alba di sabato mattina Erdogan atterrava all’aeroporto di Istanbul come il vincitore, accolto da una folla festante che lo inneggiava.


Cos’è andato storto per i golpisti? Molti rilevano che le operazioni sono state condotte un po’ alla rinfusa, senza seguire i passaggi logici che avvengono in ogni colpo di Stato: non è stato arrestato Erdogan, non sono stati arrestati i vertici dell’AKP, non è stata arrestata nessun altra figura di spicco del governo. L’unico a fare eccezione è stato il capo di Stato Maggiore dell’esercito. In compenso hanno occupato la TV di Stato annunciando il colpo di Stato, annunciandone la riuscita e l’imposizione del coprifuoco e della legge marziale. Ma come potevano fare un annuncio simile con quella disorganizzazione? Altri hanno aggiunto che la partecipazione fra l’esercito è stata bassa e che a causa dell’esiguo numero di militari coinvolti non si è potuto fare tutto. Il problema è che a parte il blocco delle strade, dell’aeroporto Atatürk di Istanbul, della TV di Stato, il bombardamento al Parlamento è quello al quartier generale della polizia (fedele a Erdogan) ad Ankara, il resto non è stato nemmeno toccato. Erdogan ha potuto perfino usare uno smartphone per fare una videochiamata trasmessa da CNN Turkey per invitare le persone a scendere in piazza contro i golpisti.


Di domande me ne restano molte. Ad esempio perché bombardare il residence dove si trovava Erdogan a Marmaris e poi non inseguirlo? Perché bombardare il Parlamento senza entrarci e prenderne possesso? Perché lasciare volare indisturbato Erdogan su un piccolo aereo di Stato? Perché non neutralizzare tutti gli Stati Maggiori di tutte le forze armate, tanto che la Marina ha subito comunicato che loro non partecipavano al golpe? Perché non essersi assicurati l’appoggio dell’aviazione, tanto che un F16 ha addirittura abbattuto un elicottero golpista che bombardava il Parlamento? Perché, quando si iniziava a mettete al peggio, i golpisti hanno continuato a ignorare il volo di Stato dov’era Erdogan, che girava in tondo poco a sud di Istanbul con tutti i transponder di riconoscimento accesi? Perché non coinvolgere le opposizioni, che invece hanno finito per schierarsi dalla parte di Erdogan? Perché dichiarare la vittoria e il coprifuoco se non si avevano abbastanza militari per occupare tutti i punti chiave? Perché, infine, iniziare un golpe così presto e non a tarda notte, quando ci sarebbero state più possibilità di riuscita?


Fatto sta che questo fallito golpe e le dimissioni dell’ex primo ministro Davutoğlu a inizio maggio stanno rafforzando Erdogan. Un ritratto di quello che sempre più viene definito come il padrone della Turchia è stato tracciato da Il Post a maggio, dove si descriveva bene la parabola di un leader considerato all’inizio come un modello democratico da seguire, per poi venir giudicato come il nuovo sultano del prossimo impero ottomano. È un articolo un po’ lungo ma merita di essere letto. E ora? Ora sono già partite le epurazioni, con oltre 6.000 arresti fra militari, giudici e magistrati. Una reazione talmente veloce e mirata anche verso chi non ha partecipato direttamente al golpe da far pensare che quegli elenchi di proscrizione fossero già pronti da tempo. Secondo Erdogan dietro il golpe ci sarebbe Fethullah Gülen, influente religioso ex amico e mentore dello stesso Erdogan, oggi auto esiliato negli Stati Uniti. Tanto che Yildrim, il primo ministro, ha comunicato che chiunque difenda Gülen si dovrà considerare “in guerra” con la Turchia e chiedendo poi ufficialmente l’estradizione di Gülen, con gli Stati Uniti che hanno risposto picche, chiedendo a loro volta di vedere prima le prove di tale coinvolgimento.


In tutto questo, per arrestare un generale turco sospettato di essere colluso col golpe era stata staccata la corrente e chiuso lo spazio aereo alla base che comandava, quella di Incirlik. La base messa a disposizione della NATO da cui partono i caccia americani che vanno a bombardare l’Isis in Siria. Situazione rientrata domenica, dopo l’arresto del generale, ma induce dei rapporti molto tesi con gli Stati Uniti. Ieri sera, tra l’altro, si parlava di altri scontri nel secondo aeroporto di Istanbul, dove la polizia sta a effettuando degli arresti di potenziali golpisti, mentre in serata si è tenuto vi fossero in volo altri elicotteri militari pilotati da altri golpisti, per cui si è diramato l’ordine di abbatterli in caso di pericolo. Una situazione ancora molto nervosa in Turchia, dove l’unico vincitore appare Erdogan: i suoi progetti di modifica all’impianto costituzionale ora potranno trovare un rinnovato slancio. Il nuovo sultano ottomano è davvero fra di noi.

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Categorie:Attualità

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