La strage di Nizza, la paura, la razionalità


L’orrore, di nuovo. È il titolo usato in prima pagina da Le Figaro di oggi, e credo condensi al meglio quello che sto provando dopo l’attentato a Nizza. Orrore nel vedere persone morire mentre passeggiavamo sul lungomare in una serata di festa. Stanchezza e impotenza nel veder accadere ancora e ancora violenze simili, stragi simili, massacri simili. Non è mancata da subito la polemica di chi definisce ipocrita chi resta sgomento e addolorato per questo attentato ma non proferisce parola sulle tante altre persone che ogni giorno muoiono sotto le bombe in zone martoriate da guerre militari o civili. Già, forse sarà ipocrita, ma solitamente si resta molto più impressionati da ciò che accade alla tua comunità. Magari a persone che in quel momento fanno cose che normalmente faresti anche tu in un giorno di festa.

Al momento in cui scrivo siamo a 84 morti. Il Post ha preparato un live in cui trovate tutti gli aggiornamenti, in modo da seguire l’evoluzione delle informazioni che usciranno sui media. Si sa che l’uomo era solo, si sa che AFP dice che il camion che per due chilometri ha guidato a zig zag in mezzo alla folla era preso a noleggio, che dentro al camion sono state trovate delle armi, che nessuno al momento ha rivendicato l’atto. Hollande e molti altri hanno già parlato di terrorismo di matrice islamica e può essere potenzialmente vero. Ma potrebbe anche essere un cane sciolto che ha agito sotto la spinta di altre motivazioni. O di qualcuno che si è “radicalizzato” da solo, senza alcun contatto con organizzazioni terroristiche. Ma è tutto molto, molto prematuro: le indagini sono in corso e presto si saprà sicuramente di più. Di certo si sa che questo attacco è il secondo attacco più grave accaduto in Francia, dopo quelli di Parigi del novembre del 2015 quando morirono 130 persone.


Intanto il rullo dei tamburi di guerra è già partito. La Francia è in guerra, l’Europa è in guerra, l’Occidente è in guerra. L’ipotesi di scontro per blocchi, Occidente verso Oriente oppure cristiani contro musulmani, conquista sempre più terreno, si allarga velocemente nella testa e nel cuore delle persone. Sui social network degli account riferibili all’Isis festeggiano questa strage e tanto basta a molti per dare la colpa a loro, aggiungendo un nuovo mattoncino al muro che si sta erigendo fra noi e loro, fra Occidente e Oriente, fra cattolici e musulmani. Non importa che le prime vittime di organizzazioni terroristiche come l’Isis siano proprio cittadini musulmani, ormai la ruota dello scontro di civiltà è già in moto da tempo e non fa altro che aumentare la propria velocità. Ce lo ripetiamo come una litania ad ogni attentato, e ogni volta duole constatare che sempre meno persone si accorgono di questo vorticare impazzito, mentre sempre più persone si lasciano coinvolgere in questo furioso turbinìo.

Una delle cose più lucide che abbia letto stanotte è questo pezzo di Alberto Negri su Il Sole 24 Ore. Riporta le parole dell’ambasciatrice di Francia a Roma: “La paura non deve sopraffare l’intelligenza, la razionalità”. Un’altra di quelle cose che ci ripetiamo spesso nei momenti successivi ad una strage, non facciamoci prendere dalla paura. La verità è che la paura ci sta mangiando vivi, la verità è che continuiamo a non avere risposte adeguate da opporre a queste barbarie. Anche studiosi ed esperti offrono letture divergenti: “È questa la polemica scoppiata da qualche tempo tra due eminenti studiosi ed esperti francesi, Gilles Kepel e Olivier Roy: il primo sostiene che siamo di fronte a una deriva generale dell’islamismo estremista, il secondo afferma che la religione non è determinante ma che conta assai di più la diffusione di una radicalizzazione individuale e sociale della violenza”.


Tra il profetico e il raccapricciante appare oggi l’avvertimento dei servizi segreti francesi, dove si annunciava che anche in Francia presto sarebbero apparse le prime autobombe. Si dice che nel camion siano state rinvenute delle granate, se fosse confermato e se fossero esplose oggi parleremmo di una carneficina ancora più grande, di una paura ancora più grande che rischia sempre più di tracimare verso la psicosi. Già li ho sentiti gli annunci di persone sul treno o sulla metto: “È ora di smetterla, siamo in guerra, vanno ammazzati tutti”. Come se non avessimo bombardato abbastanza quei Paesi dove si sono sviluppate queste organizzazioni terroristiche. Inizio a pensare che più che colpire l’Occidente nelle sue abitudini e nelle sue libertà, ci sia anche una specie di “piano politico” del terrorismo attuato sia direttamente sia sfruttando cani sciolti che decidono autonomamente di agire da soli per conto terzi. Un “piano politico” che mira non solo a instillare la paura ma anche a sradicare l’intelligenza e la razionalità, a spingerci noi stessi verso gli estremismi, verso i sostenitori della risposta armata, dei bombardamenti, della guerra. Verso un futuro di dolore e paura. Del resto quelle persone non hanno paura della guerra e della morte, la vivono o la praticano ogni giorno nel loro Paese. Non hanno paura di puntare al martirio. E noi invece, su cosa saremmo disposti a puntare?

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Categorie:Attualità

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