Lo stretto legame fra fascismo, razzismo e tifo Ultras


“Smettetela di chiamarlo ultras e chiamatelo col suo nome, fascista”. In molti hanno detto questo di Amedeo Mancini, la persona che a Fermo ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi, il nigeriano che con la moglie era scappato dalle mattanze dei Boko Haram in Nigeria per poi trovare la morte qui, in Italia. Un ritornello ripetuto fa tanti, quasi nel timore di veder scaricate le colpe solo sul tifo ultras e non sulle simpatie dichiaratamente fasciste di Mancini. Eppure questa distinzione non andrebbe fatta, anzi, servirebbe iniziare a considerare entrambe le cose come collegate. Scorrendo le pagine del Rapporto Annuale 2015 dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, a pagina 55 si legge: “Dall’ultimo censimento delle tifoserie delle serie professionistiche è emerso che in Italia risultano attivi 382 club (a fronte dei 403 censiti nel campionato 2013/2014), composti da circa 39.600 supporter (a fronte dei 40.260 del precedente campionato). Tra questi club, 151 (a fronte dei 155 del campionato 2013/2014) hanno manifestato un orientamento politico. In particolare, 40 gruppi risultano orientati su posizioni di estrema destra (a fronte dei 46 del campionato 2013/2014), 21 su posizioni di estrema sinistra (20 nel 2013/2014), 45 hanno assunto una generica connotazione di destra (47 nel precedente campionato), 33 genericamente di sinistra (32 nel 2013/2014), mentre 12 sodalizi hanno manifestato una ideologia “mista” caratterizzata dalla presenza di esponenti sia di estrema destra che di estrema sinistra (10 nel campionato 2013/2014)”.

Quello fra tifoserie di estrema destra e politica è un legame molto forte. Non è raro scoprire come dei capi curva intrattengano strette relazioni con gruppi politici come Casapound, Forza Nuova o anche con la Lega Nord. Basti ricordare come la curva dell’Hellas Verona, storicamente di estrema destra, sia sempre stata indicata come una di quelle “macchine da consenso” che ha permesso a Tosi della Lega Nord di diventare sindaco della città. Oppure quando nel 2003 Alessandra Mussolini uscì da Alleanza Nazionale il capo dei Boys di Roma Paolo Zappavigna le offrì il suo aiuto promettendole 1.000 voti dalla curva se lei avesse fondato un suo partito. Non è raro scoprire che le case di ultras arrestati sono tappezzate di poster del Duce, busti del Duce, scritte e slogan fascisti e altro materiale vario del regime mussoliniano. Un fenomeno che non è recente, e non è nemmeno esclusivamente italiano: nel 1999 Ivan Colovic ne scrisse in relazione al tifo nella ex Jugoslavia, ma anche in Francia Michael Caillat disse che le tifoserie sportive sono compenetrate di fascismo.

Ma in tutta Europa il legame è molto stretto. Ce lo racconta Il Fatto Quotidiano in questo articolo. Un esempio? La prima manifestazione in Gran Bretagna di Pegida, il partito estremista tedesco, avvenne a Newcastle e vide una massiccia partecipazione degli ultras della squadra locale. Pegida del resto ha parte delle sue radici nei GnuHonnters, confederazione di 17 gruppi ultras di estrema destra. Ma gruppi ultras con questi orientamenti si trovano anche in Spagna, in Russia, in Ungheria, anche nella travagliata Ucraina dove si sono resi protagonisti negli scontri che portarono a rovesciare il governo del presidente Janukovič, permettendo loro di entrare con dei ruoli anche nel governo tramite Settore Destro, partito politico nato nel 2014.

In Italia ci fu anche il caso della tifoseria che seguiva la nazionale di calcio. Si trattava di Ultras Italia, gruppo fondato nel 2000 dalle curve di Hellas Verona, Triestina, Udinese, Treviso, gli Irriducibili della Lazio e alcuni componenti della curva della Roma. Tutti accomunati dalla fede politica di estrema destra. Prima di loro ci provarono i vari club appartenenti alla galassia Viking: fra gli altri i Viking di Inter, Lazio, Matera, L’Aquila, Salernitana, Torino, Viterbese, Ravenna, arrivando anche a comprendere i Viking della Fortitudo Bologna di basket e un gruppo straniero, Orgullo Vikingo Real Madrid. Tornando a Ultras Italia c’erano poi i legami con le altre tifoserie estere, come quelle del Lione e del Levski Sofia di dichiarate simpatie neonaziste, e addirittura un riuscito gemellaggio durante i mondiali in Germania del 2006 fra alcuni emissari di Ultras Italia e NPD, il partito neonazista tedesco.

“Non chiamatelo ultras, chiamatelo fascista”. No, chiamatelo con entrambe le parole. Chiamatelo con entrambe perché Amedeo Mancini era entrambe le cose: un fascista e un ultras, col secondo aspetto che contribuisce ad alimentare e aumentare le sue convinzioni politiche. È ora di non fare più gli struzzi, di guardare direttamente in faccia questa realtà e di provare a intervenire in modo deciso e mirato. Non è più possibile né tollerabile considerate il mondo ultras come una specie di territorio franco senza regole, un territorio dove tutto pare possibile e niente pare sanzionabile. La recrudescenza e il rafforzamento dei sentimenti razzisti e fascisti sono anche causa loro, e ricordarlo non significa sminuire la portata fascista di certe persone o di certe azioni: serve semmai a contestualizzare quell’humus dove razzismo e fascismo continuano a prosperare quasi indisturbati.

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Categorie:Attualità

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