Di controanalisi positive e dubbi che restano intatti


Quindi le controanalisi su Schwazer sono risultate ancora positive, e l’atleta è stato squalificato. Una squalifica pesante perché lo priva della possibilità di andare alle Olimpiadi di Rio che inizieranno il prossimo agosto, e perché potrebbero significare lo stop definitivo alla sua carriera sportiva. Una squalifica pesante perché colpisce un grande atleta che era caduto nella tentazione del doping, che aveva ammesso le sue colpe, scontato una lunga squalifica e lavorato per tornare a gareggiare. Un lavoro, una preparazione che Schwazer aveva voluto affidare a Alessandro Donati, un nome di spicco nell’ambito della lotta al doping, uno che queste cose le denunciava fino dalla fine degli anni ottanta. Colui che, come ammetterà successivamente, fu la persona che insospettì gli ispettori Wada e promosse nel luglio 2012 il controllo a sorpresa che incastrò proprio Schwazer.

Eppure a me questa nuova positività mi dà da pensare. A voler essere cattivo potrei dire che non mi sorgono i dubbi per quello che dice Schwazer: il mio lato cinico e cattivo mi suggerisce che potrebbe anche mentire, che in fondo si è già dopato, che dopotutto potrebbe anche rifarlo. Ma sono le parole di Donati a farmi pensare, le parole di uno che fino all’autunno del 2015 era consulente proprio della Wada, uno talmente corretto da far squalificare, quando era preparatore della nazionale di atletica italiana, un suo atleta perché la sua prestazione era stata rilevata con strumenti non correttamente tarati. Colui che contribuì a svelare il sistema dopanti messo in piedi dal professor Conconi. A farmi pensare sono le insolite procedure seguite per effettuare i controlli.

I dubbi restano, non vengono dissipati in alcun modo. Ad esempio: se il test ormonale dura pochi minuti perché il campione di Schwazer fu messo sotto torchio a gennaio per tre giorni consecutivi? E perché riprendere in mano lo stesso campione il 10 aprile, con una procedura che resta aperta fino quasi a metà Maggio? E se è in questo secondo controllo che si accerta la positività, perché attendere il 21 giugno per comunicarla? Perché non farlo prima? Perché, dato che per loro è positivo, lasciarlo correre a La Coruña a fine Maggio? Dubbi che ricevono il carico delle parole dello stesso Donati, che dice di sentirsi sempre più solo e sempre più accerchiato. Parla di contiguità tra alcune parti di alcune istituzioni sportive e ambienti malavitosi. Sullo sfondo si staglia ben visibile l’inchiesta che ha travolto l’ex presidente della IAAF Lamine Diack e il responsabile dell’antidoping della stessa IAAF, Gabriel Dollé. Senza dimenticare le implicazioni italiane di questa inchiesta, che ha rivelato come il dottor Fischetto, responsabile medico della FIDAL, era anche membro della commissione antidoping IAAF, appunto quella travolta dallo scandalo del doping insabbiato: un conflitto di interessi molto preoccupante. E ricordando inoltre come lo stesso Schwazer ammise in passato di fidarsi poco di dottori come Fischetto.

Certo: poi magari Schwazer si è effettivamente dopato di nuovo, magari all’insaputa di Donati, e ora sta recitando da consumato attore. o magari no. Magari lo vedremo oggi squalificato e con una carriera definitivamente stroncata, ma un domani riabilitato quando qualcuno ammetterà che questi controlli hanno avuto qualcosa di sospetto. Nel frattempo però c’è già qualcuno che descrive Donati come uno che si copre di ridicolo con le sue accuse. Qualcuno che è come se godesse di questo risultato, come se dicesse che “già era prevedibile tutto”, come se le federazioni fossero imbattili, incorruttibili, sempre e comunque nella ragione, come se le inchieste che hanno coinvolto IAAF e in minor modo FIDAF non esistessero. Invece esistono, sono un precedente talmente pesante da dover spingere tutti a non avere sicurezze granitiche in merito. Lo stesso Donati ha sempre denunciato le tantissime resistenze a fare una vera lotta al doping, non lo dice da qualche mese. Anche di questo si dovrebbe tenere conto.

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Categorie:Sport

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