Nuovo attentato terroristico in Turchia


La Turchia, ponte fra Occidente e Oriente, ancora una volta sconvolta da un attentato. Stavolta si tratta di un attacco al principale aeroporto di Istanbul, un vero e proprio massacro che avrebbe causato la morte di 36 persone e il ferimento di altre 140. L’aeroporto Atatürk è il principale hub del Paese, il terzo europeo per numero di passeggeri dopo quello di Heathrow a Londra e il Charles De Gaulle a Parigi, e prevede un doppio sistema di sicurezza: oltre ai normali posti di controllo aeroportuali della polizia, situato dopo i check-in, qui erano previsti anche posti di controllo direttamente all’ingresso dell’aeroporto. Qui gli attentatori sono stati scoperti, e da qui è scoppiato il finimondo.

Si parla di un commando formato da ben sette uomini. Due si sarebbero fatti esplodere subito, nella zona compresa fra la hall dei voli internazionali e la parte esterna subito antistante, un terzo avrebbe ingaggiato una sparatoria con gli agenti di polizia prima di cadere a terra colpito e farsi esplodere a sua volta. Un quarto attentatore, qualcuno dice sia una donna, sarebbe stato catturato dalla polizia, mentre gli altri tre componenti del commando sarebbero in fuga. Al momento nessuna rivendicazione ufficiale è stata fatta, anche se è già trapelato come il principale indiziato sia lo Stato Islamico. Nel frattempo l’aeroporto è chiuso almeno fino alle 20 di questa sera, ma è lecito pensare che alcune zone rimarranno chiuse anche più a lungo.


Certo è che la Turchia sta venendo colpita molto duramente e con incredibile continuità. E non solo da attacchi terroristici compiuti dal Califfato, ma anche da gruppi estremisti curdi come il Tak, tra l’altro responsabile di una bomba esplosa solo venti giorni fa sempre a Istanbul, nei pressi di un’università statale. A gennaio e marzo i due attacchi al centro turistico di Sultanahmet e nella via dello shopping Istiklal erano stati attribuiti all’Isis, altri due attentati ad Ankara erano invece stati attribuiti ai curdi, mentre lo scorso ottobre più di 100 persone erano morte ad un corteo filo curdo sempre ad Ankara. Erdogan ha detto che questo attentato è un nuovo tentativo di destabilizzare la Turchia, tornando a chiedere una lotta comune a livello internazionale contro il terrorismo. Cito: “Le bombe esplose oggi a Istanbul sarebbero potute esplodere in ogni aeroporto in ogni città del mondo. Spero fortemente che l’attacco all’aeroporto di Atatürk sia un punto di svolta contro le organizzazioni terroristiche”.

Come dice giustamente la Casa Bianca, condannando l’attacco, “l’aeroporto è il simbolo di connessioni e legami internazionali che ci uniscono”. Ed è proprio dell’Isis attaccare nei suoi punti nevralgici le società occidentali, provare a disarticolarle, ferirle, impaurirle. Già da mesi circolavano nelle intelligence degli alert per possibili attacchi alla Turchia, e tra l’altro in uno dei tanti video di propaganda dell’Isis si faceva esplicito riferimento alla riconquista di Costantinopoli, l’odierna Istanbul. Che abbiano inciso anche le recenti svolte del governo turco? Si sapeva che l’Isis non attaccava i turchi perché la frontiera turca rappresentava per loro un polmone da cui attingere o scambiare risorse, sia materiali (armi e munizioni) che economiche (soldi e petrolio). Addirittura si era istituita una specie di rete clandestina di sostegno ramificata fra Mosul e Ankara. Ma dallo scorso anno l’aviazione turca ha colpito i pozzi petroliferi del Califfato, distrutto i convogli di autobotti usare per il traffico di greggio, occupato i valichi di confine per bloccare l’afflusso di combattenti volontari verso la Siria, diminuito la pressione e gli attacchi alle formazioni curde dello Ypg che vinsero a Kobane e che stanno marciando verso Raqqa.

Che l’Isis voglia far pagare il presunto tradimento della Turchia nei loro confronti? Può essere che, oltre a colpire fisicamente la Turchia, vogliano mettere in crisi il governo azzerando l’afflusso turistico? Ad oggi, già dopo gli altri attentati e prima di quello di ieri, si rilevava una flessione del flusso turistico molto ampia, addirittura a maggio il crollo era stato il peggiore dal 1994. Può anche aver pesato la ripresa delle relazioni diplomatiche tra la Turchia e Israele. L’Institute for the study of war afferma che la campagna di attentati contro la Turchia sarà destinata ad intensificarsi ancora, con l’Isis intenzionata ad aizzare ulteriormente i gruppi fondamentalisti turchi per spingerli verso nuovi attacchi terroristici. Molto più timidamente io a febbraio mi chiedevo dove stava andando la Turchia, una nazione che da un lato sta scivolando verso un sempre meno latente autoritarismo e dall’altro sta venendo investita da sempre maggiori attacchi terroristico che causano ogni volta decine di morti e centinaia di feriti. Non vorrei che questo nuovo massacro diventi per Erdogan una comoda scusa per innalzare ulteriormente il livello di repressione interna. Come risposta al terrorismo sarebbe completamente sbagliata.

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Categorie:Attualità

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