Se il futuro delle automobili (e degli pneumatici) guarda al passato


Recentemente Rolls-Royce e Mini hanno presentato due concept che raffigurano il futuro delle automobili fra 100 anni. Rientrano nel progetto di BMW chiamato Vision Next 100, come viene raccontato da Quattroruote: un futuro in cui le auto saranno piene di tecnologia, orientate a una mobilità versatile, con regolazioni su misura per ogni persona che dovrà utilizzarle, sempre connesse e a emissioni zero.

Ad esempio la Rolls sarà l’emblema dell’auto su misura come unabolta, mentre la Mini sarà orientata al trasporto urbano e condivido. Una specie di car sharing tecnologico in cui è la vettura ad andare a prendere il proprietario e a dettare le sue caratteristiche di guida, la connettività di bordo e tutte le sue funzioni in base alle esigenze di chi dovrà guidarla. Ancora più spinta dicevo la Rolls, che rappresenta una vettura al 100% allestibile secondo le esigenze del cliente, che potrà scegliere passo, carrozzeria, motori, allestimenti interni. Caposaldo anche qui saranno la guida autonoma, la propulsione elettrica è un assistente digitale in grado di soddisfare ogni singolo desiderio delle persone a bordo. È come un grande ritorno al passato, quando i signori compravano telai e motori e poi si facevano costruire la fuoriserie su misura dai carrozzieri come Bertone, Ghia, Vignale, Castagna, Touring, Boneschi.

Ma osservando questi prototipi ho notato anche un altro ritorno al passato: quello di ruote e pneumatici. Ci siamo abituati a vedere una costante crescita delle dimensioni degli pneumatici nella loro sezione a terra, ovvero della loro larghezza, tanto che oggi anche sulle utilitarie vediamo montati pneumatici che vent’anni fa erano esclusivo equipaggiamento di auto di categoria superiore. La mia prima auto, una Alfa Romeo 33, era una Berlinetta media che montava degli pneumatici larghi 185 millimetri, oggi quella stessa misura è montata su utilitarie come la 500, e senza essere la misura più grande. Oggi sulle vetture medie lo standard è almeno un 205 millimetri. Conseguentemente a questa crescita nei vari decenni passati c’è stato prima un ridimensionamento dei cerchioni e poi negli ultimi un loro graduale ritorno ad ingrandirsi. Eppure nei due prototipi Vision Next 100 queste tendenze si modificate: da come si può vedere nelle immagini, una grande crescita dei cerchioni ma legata a una riduzione della sezione a terra degli pneumatici.


È una tendenza che BMW ci ha già mostrato sulla i3 e, in misura minore, sulla i8. Sulla seconda, una coupé supersportiva equipaggiata con un motore ibrido da 362 cavalli, le misure partono da un insolito 195 millimetri all’anteriore e un 215 millimetri al posteriore. Per farci capire, quando avevo la Lancia Delta 2.0 Jtdm là misure degli pneumatici era di 225 millimetri, montati però su cerchi da 17 pollici. La i8 utilizza invece cerchi da 20 pollici. Sulla i3 invece questa diminuzione delle dimensioni è ancora più evidente, con la misura standard che è un 155 millimetri, montato su un cerchio e da 19 pollici. Anche qui la misura massima è relativamente piccola rispetto agli standard attuali, ed è di 175 millimetri. Un incredibile ritorno al passato, quando negli anni ’30-’40-’50 le automobili avevano ruote grandi e molto strette. Certo, allora questo voleva dire anche una scarsa aderenza al suolo, una tendenza a vedere le auto scodare facilmente, una maggiore difficoltà nel guidarle. Oggi questi problemi su questi nuovi pneumatici stretti sono ovviati da specifiche mescile che garantiscono un’aderenza pari a pneumatici di misura maggiore.

Ma perché questo ritorno al passato? Bridgestone, che ha creato gli pneumatici per la i3, afferma che questi pneumatici più stretti e alti comportano diversi vantaggi: il grande diametro migliora il comportamento della gomma riducendo le deformazioni dovute alle sollecitazioni della guida, garantiscono una minore resistenza al rotolamento anche grazie alla piccola sezione che tocca l’asfalto, e quindi hanno minore attrito e generano consumi minori. Senza dimenticare la maggiore efficienza aerodinamica, che grazie al diametro grande e alla sezione stretta rende questi pneumatici più adatti a fendere l’aria, generando attriti ulteriormente inferiori.

Il futuro degli pneumatici sarà quindi alto e stretto? È presto per dirlo, ma certamente ci si sta muovendo anche in questa direzione. La grande e ossessiva ricerca di maggiori efficienze aerodinamiche e di minori attriti generali rendono questa antica soluzione di nuovo allettante, anche in chiave ecologica: minori sono le resistenze all’avanzamento della vettura, minori saranno i consumi di energia per farla muovere. E soprattutto per le auto elettriche, che sono ancora un po’ carenti dal punto di vista dell’autonomia massima di percorrenza, anche i risparmi energetici più piccoli possono diventare molto importanti. Benvenuti quindi, in questo revival futuristico del passato.

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Categorie:Motori

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