Considerazioni sparse sugli esiti dei ballottaggi

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A risultati ormai praticamente definitivi, alcune considerazioni sono quasi d’obbligo. Sinteticamente possiamo dire che il Movimento 5 Stelle esce come il vincitore di questi ballottaggi, il Partito Democratico come il quasi grande sconfitto che mantiene l’onore a Milano e Bologna, il centrodestra invece diventa praticamente evanescente e impalpabile. Sul sito del Ministero ci sono tutti dati delle città al ballottaggio. Ma cosa è successo nelle maggiori città?

Milano

Lo scontro era quasi alla pari, fra Sala e Parisi. Il primo era dato in leggero vantaggio e così alla fine è stato. 550.194 votanti al primo turno (54,65%), 521.487 votanti al secondo turno (51,80%), Sala che vince con il 51,7%. Sala era abbastanza inviso alla sinistra milanese, e la sua vittoria alle primarie era rimasta sullo stomaco e una parte dello schieramento che sosteneva Pisapia. Eppure, sebbene bistrattato, Sala è uno di quei candidati che salvano l’onore del Pd riuscendo a vincere il proprio ballottaggio, e porta a casa la vittoria anche per motivo: Milano è la più grande città italiana dove mediamente si sta bene, e dove gli elettori sentono meno il bisogno di cambiare. Da segnalare come Parisi sia apparso comunque molto sorridente davanti alle telecamere, e come abbia detto una cosa interessante: ”Io ci sarò, ci sarò sempre, lavoreremo per cambiare modo di fare politica a Milano ma anche in Italia”. Che sia un primo passo per candidarsi a diventare il nuovo leader del centrodestra italiano? Che sia lui il candidato a succedere a Berlusconi?

Bologna

Merola era il sindaco uscente e il candidato favorito: primo col 39,48% al primo turno, vincente col 54,64% al ballottaggio. Grande crescita della Lega Nord in città, che col 10,25% è il terzo partito dietro al Partito Democratico e al Movimento 5 Stelle: un risultato importante che proietta la Lega Nord molto in alto in una città tradizionalmente di sinistra. Merola, in merito ai risultati, ricorda al Pd che serve tornare nelle strade per riallacciare il rapporto coi cittadini, e che serve che il governo capisce che i sindaci delle città non vanno lasciati soli, vittime dei tagli indiscriminati degli ultimi anni. Aggiunge che il Pd sta perdendo il collegamento con il suo elettorato storico di sinistra, anche se del 39,48% del primo turno il Pd contribuisce per il 35,45%, segno che a Bologna l’elettorato storico di sinistra ha votato in massa. Altro che rottamazione, qui ha vinto la versione classica del Pd.

Napoli

De Magistris ottenne il 42,82% al primo turno, contro il misero 24,04% di Lettieri, il secondo classificato. Era ampiamente prevedibile che al ballottaggio il sindaco uscente potesse quindi ottenere una riconferma abbastanza facile, e infatti De Magistris vince con un largo 66,85%. Lettieri, addirittura, fra il primo e il secondo turno vede diminuire i propri voti, che passano da 96.961 a 92.174. Come per Bologna era un po’ uno dei risultati scontati, quelli su cui si poteva essere abbastanza sicuri.

Roma

Storica vittoria della Raggi, che vince con uno schiacciante 67,15%. Già al primo turno fu prima con il 35,26%, quando invece Giachetti del Pd raccoglieva soltanto il 24,91%. Già solo dai risultati del primo turno era abbastanza facile prevedere una facile vittoria per il Movimento 5 Stelle, anche se in pochi avrebbero scommesso su una vittoria così tanto schiacciante. fra il primo e il secondo turno Giachetti passa da 325.835 a 376.935 voti, mentre la Raggi passa da 461.190 a 770.564, quasi un raddoppio in termini assoluti dei voti. Numericamente è un segnale importante, certifica la capacità del Movimento di attrarre voti che al primo turno sono andati ad altri candidati. È quella trasversalità del Movimento di cui spesso si è parlato, ovvero la capacità di pescare voti tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra, una capacità importante in ottica elezioni politiche, dove la legge elettorale sarà a doppio turno.

Torino

Nel capoluogo piemontese si consuma la sconfitta più cocente e inaspettata per il Partito Democratico. Fassino, che al primo turno era primo col 41,83% dei voti, al secondo turno si ferma al 45,44%: in termini assoluti passa da 160.023 a 168.880 voti. La Appendino, candidata del Movimento 5 Stelle, passa invece dal 30,92% al 54,56%: in termini assoluti passa da 118.273 a 202.764 voti. Anche qui si certifica la grande capacità trasversale del Movimento descritta prima, una capacità che si è rivelata vincente e che ha permesso alla Appendino di ribaltare un risultato che la vedeva in largo svantaggio. Il Pd dava la città come sicuramente vinta, e invece si trova a fare i conti con la sconfitta più brutta e cocente di questi ballottaggi, la sconfitta che certifica come sul voto abbia pesato anche una parte che ha espresso il proprio voto di protesta contro il governo e contro Renzi.

Oltre a queste considerazioni mi sento in dovere di aggiungere alcune altre cose. Mi sento di dire che ora a Roma mi aspetterei le dimissioni di Matteo Orfini da commissario, e contestualmente mi aspetterei che si avviasse una vera opera di pulizia all’interno dei quadri dirigenziali locali del partito. Serve urgentemente un nuovo congresso locale che elegga un nuovo vertice, e servono urgentemente che volti nuovi si facciano avanti, volti che non devono essere collegati con quanti hanno comandato sulla città fino ad oggi. Mi sento di dire inoltre che la prossima Direzione del Pd convocata per il venerdì 24 giugno dovrà servire non solo per fare una dovuta analisi delle sconfitte, ma dovrà servire anche per rilanciare seriamente quell’opera di cambiamento all’interno del partito fermata troppo presto. La tanto acclamata rottamazione di Renzi deve passare all’atto pratico anche nei territori, o altrimenti il Pd continuerà a navigare nei suoi soliti problemi e nei suoi soliti limiti.

Intanto è già impressionante la corsa a scendere dal quello che era considerato il carro dei vincitori. Ne è un buon esempio Cerasa, direttore de Il Foglio, che su La7 si esibisce in un ginnico esercizio di discesa dal carro renziano per provare a riposizionarsi come positivo cantore dei cinque stelle. Un segno dei tempi, come quello indicato da Marco Cobianchi via Twitter: ”Appare Di Maio e lo studio di Vespa viene invitato a applaudire. Sono quelle cose che ti fanno capire che il vento è cambiato”. Da segnalare anche come il Novimento abbia vinto praticamente tutti ballottaggi a cui partecipava, secondo Mentana addirittura in 19 su 20 casi, altro indizio della capacità del Movimento di coagulare attorno a se i voti degli schieramenti classici esclusi dal ballottaggio. Come dicevo, un punto importante in vista delle elezioni politiche, in cui l’Italicum prevede un secondo turno se nessuno riesce ad ottenere abbastanza voti al primo turno.

Del centrodestra c’è invece pochissimo da dire. Inesistente nelle maggiori città, a Napoli rimedia una magrissima figura e a Milano viene sconfitto di misura, con Parisi che appare comunque soddisfatto, forse già pregustando il suo futuro ruolo di leader del centrodestra. Bechis da Mentana ci tiene però sottolineare come il il centrodestra abbia vinto in più capoluoghi di provincia rispetto al centrosinistra: certo, sono città di importanza minore rispetto a Milano, Napoli, Roma o Torino, ma numericamente è anche questo un dato importante. Anche se viene persa Varese, che dopo 23 anni di amministrazioni del centrodestra avrà un nuovo sindaco di centrosinistra. Il dato conclusivo comunque è di un centrodrestra sempre più alla deriva, che vede i propri elettori confluire ai ballottaggi verso i candidati del Movimento 5 Stelle, ma non il contrario: dove c’era il candidato di centrodestra al ballottaggio, gli elettori del Movimento non sono confluiti su di lui contro il candidato del centrosinistra.

Questi risultati lasceranno comunque un grande segno. Lo lasceranno nelle articolazioni locali dei partiti, ma anche in quelle nazionali. In quest’ottica Renzi non potrà più dire che queste votazioni non hanno una valenza nazionale, dal momento che almeno in un caso (Torino) il voto è stato palesemente contro l’operato nazionale del centrosinistra, e non soltanto contro l’operato locale. Cosa che si è potuta riscontrare anche a Roma. Scrive Alessandro Gilioli su Facebook: ”Ho serenamente compreso di far parte di un’irrisoria minoranza, nella mia battaglia affinché il voto sia sui contenuti, sulle persone, sulle squadre, sulle prospettive nonché espressione razionale di un pacato balance tra plus e manus di ogni parte – quando stasera in uscita dal seggio ho sentito un tizio dire alla moglie: …e gliel’ho messo nel culo pure per municipio, e se se votava pe’ er condominio glielo mettevo nel culo pure nel condominio…”. Come gli ho commentato, il voto per odio è la fetta di elettorato più in crescita degli ultimi anni. Un voto di ribellione, di protesta, di rottura. È il tema che ci si prospetta davanti e con cui tutti dovranno prima o poi fare i conti.

Ma in tema di contraccolpi, c’è anche un altro aspetto da considerare. Lo spiega brevemente ma efficacemente Sorgi sempre da Mentana: nel 1993 durante le elezioni amministrative il centrosinistra ottenne dei grandissimi risultati. Quella coalizione sembrava proiettata verso una futura schiacciante vittoria alle elezioni politiche, sembrava destinata a governare il Paese. Invece nel 1994 sbucò fuori Silvio Berlusconi, e senza colpo ferire sconfisse il centrosinistra alle elezioni, quella gioiosa macchina da guerra che Occhetto avrebbe dovuto condurre, sull’onda delle vittorie nei territori, ad una facile vittoria. Oggi, in una situazione elettorale ancora più fluida, in cui l’elettorato è molto più mobile e meno ideologizzato, questi ribaltamenti possono avvenire ancora più facilmente, soprattutto con un Movimento che ha di fatto rottamato le vecchie ideologie politiche. Ma attenzione: hanno ragione le persone del Movimento quando si descrivono come post ideologici, ma lo sono in relazione alle ideologie classiche del novecento, quelle che hanno stabilito le differenze fra destra e sinistra, fra operai e borghesi, fra classe dirigente e classe subalterna. Hanno pero una loro ideologia fatta di ostentazione dell’onestà, di massima trasparenza, di democrazia diretta tramite il web, di un nuovo senso di comunità. Anche su questo ci sarà molto da discutere.

Chiudo con una piccola postilla: spero che il Pd ora non si faccia prendere dallo scoramento e che non butti via l’acqua sporca con tutto il bambino, come si usa dire. È vero che ormai è irrimandabile un cambiamento radicale sui territori, ma ho già letto qualcuno sottolineare come con l’Italicum e con il doppio turno il Pd sia più esposto alla sconfitta, perché questa legge tenderebbe a far coalizzare tutte le altre forze contro Renzi. Cosa vera, anche se principalmente valida se al ballottaggio ci fosse il M5s. Ma pensare ora di modificare la legge elettorale solo perché il Pd si è dimostrato debole, lascerebbe intendere che lo si farebbe soltanto per facilitarsi la vittoria. Era già un’accusa circolata quando l’Italicum venne approvato, sulla scia del risultato delle europee del 2014, oggi una modifica sarebbe ugualmente vista come tentativo di penalizzare gli avversari, e sarebbe secondo me anche profondamente sbagliata. Se il Pd risulta antipatico al punto da vedersi coalizzare contro tutti gli avversari, la soluzione non è modificare le regole del gioco ma fare in modo che il Pd torni a essere attrattivo, torni a essere quel partito plurale che era nelle intenzioni originarie dei fondatori. In sostanza, serve tornare a fare Politica, con la maiuscola, non cercare sotterfugi per tutelarsi da eventuali prossime sconfitte.

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Categorie:Politica

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