Tra fiction e realtà


Venerdì scorso ascoltavo Mario Calabresi, il direttore de La Repubblica, parlare a RadioDeejay di elezioni sia italiane che americane. E, parlando dell’astensionismo, tra le altre chiavi di lettura ha suggerito che in America qualcuno non sia andato a votare perché schifato dalla politica, abbagliati dall’immagine un po’ distorta fornita da una serie come House of Cards. Un po’ come sottolineare il fatto che le serie tv sono ormai assurte a specchio della realtà, e non a fiction ottimamente realizzate. Serie tv che per alcuni diventano indiscutibilmente LA realtà, neanche fossero dei documentari del Discovery Channel. Basti vedere le reazioni a Gomorra: osteggiato da alcuni perché “restituirebbe un’immagine falsata della città”, come se dentro Gomorra si esaurisse l’immagine di una città bella e complessa come Napoli.

Allora ho iniziato a pensare: quanti oggi guardano almeno una serie tv? Ne esistono per ogni gusto: da quelle che raccontano l’ascesa di politici scaltri e cinici a quelle che raccontano la storia di malavitosi e narcotrafficanti, da quelle che raccontano le vite dei medici in un ospedale a quelle che raccontano le peripezie di agenti segreti sotto copertura, da quelle che descrivono le indagini delle squadre della polizia scientifica a quelle che raccontano i dietro le quinte di un canale televisivo o di un giornale. E poi pompieri, investigatori, supereroi, epoche vittoriane, carceri, avvocati, case reali, serial killer, storie fantasy. Insomma ne esistono davvero di ogni tipo, e sono milioni le persone nel mondo che le guardano. Serie tv spesso fatte così bene da sembrare migliori dei film, da sembrare quasi riprese di vita reale. Serie tv che spesso colpiscono molto forte l’immaginario di alcune persone che le guardano, generando qualche cortocircuito.

Prendete la serie CSI: in passato ho incontrato gente convinta che i casi oggi si risolvessero esclusivamente in quel modo. Convinta del fatto che bastano rilievi scientifici e analisi e simulazioni sulle prove rilevate per risolvere intricati casi di omicidio. Indagini, appostamenti, ricerche, tutto ormai sorpassato in questa era tecnologica. Così come c’è gente convinta che fare la spia sia una vita piena di avventure, che la politica sia abitata solo da corrotti arrampicatori sociali, che la sanità americana sia in grado letteralmente di strappare i pazienti dalla morte. Una parte di noi si fa condizionare al punto da fondere e confondere il piano immaginario con quello reale, finendo per non capire più cosa è finzione scenica e cosa invece è concreta realtà.

E così ci troviamo persone costrette a dichiarare che “no, la tal fiction non è la realtà”. Cosa che dovrebbe essere lapalissiana per chiunque, ma che invece serve essere ricordata. Serve ricordare che Napoli non è Gomorra, serve ricordare che la politica non è House of Cards, serve ricordare che la sanità non è Grey’s Anatomy o il Dottor House, che le indagini di polizia non sono solo quelle di CSI o di Distretto di Polizia, che la vita nei piccoli paesi di provincia non è quella di Don Matteo, che (metto pure le mani avanti) Roma non è soltanto quello che vedremo in Suburra, serie che verrà tratta dall’omonimo film di Stefano Sollima. “Cazzo! È incredibilmente vero! È proprio così che vanno le cose!”, sono espressioni che nessuno dovrebbe più ripetere guardando una serie tv. A meno che non racconti la vita di una persona realmente esistita, anche se pure lì spesso ci si romanza sopra inventando alcune cose.

È inficativo comunque come una parte delle persone si facciano influenzare così a fondo. Certo, il peggioramento della qualità della classe politica può indurre qualcuno a pensare che scenari alla House of Cards siano più reali di quel che si pensi, così come leggere spesso sui media delle disastrate condizioni di Napoli non aiuta molti a sganciare l’immagine della città da quella corrotta, decadente e deregolamentata che si vede in Gomorra. Ma la capacità umana di discernere fra piano reale e piano immaginario dovrebbe darci gli strumenti per comprendere correttamente ciò che vediamo. È significativo quindi come Calabresi indichi le fiction politiche come parte delle motivazioni dell’astensionismo negli appuntamenti elettorali, del progressivo scollamento fra elettori e classe politica. E di questo cortocircuito ne sa qualcosa Fabio de Caro, attore in Gomorra, bersagliato da insulti personali rivolti a lui e alla sua famiglia a causa delle atroci scene di cui è protagonista nelle ultime due puntate della seconda stagione della serie.

Forse alcune persone si sentano coinvolte a tal punto da ciò che vedono da sentirsene parte, da considerare una serie tv come parte integrante della propria vita. Forse sfogano la loro voglia di evadere dalla propria vita quotidiana, una vita che probabilmente va stretta, immedesimandosi in quella di dottori cinici e brillanti, di politici spregiudicati, di donne disinibite e di successo, di poliziotti infallibili. Sono persone che non sanno più riconoscere “chi sono e dove vivono”, confondendo la sottile linea che divide la realtà che vivono da una fiction di alta qualità. Da bambini spesso si gioca confondendo il piano del reale con quello del fantastico e dell’immaginario, ma per assurdo si ha maggiore consapevolezza che ciò che si inventa è qualcosa di irreale, di intangibile, completamente frutto della fantasia. La vita reale è davvero tutta un’altra cosa.

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Categorie:Riflessioni

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