La validità dei confronti fra personaggi di epoche diverse

Ayrton Senna e Michale Schumacher al Gran Premio di Imola, 1994.

Ayrton Senna e Michael Schumacher al Gran Premio di Imola, 1994.

Spesso quando vogliamo incensare qualcuno lo paragoniamo a qualche suo grande omologo del passato. Prendete il calcio, ad esempio: per indicare che un giocatore è davvero forte lo si paragona spesso a qualche fuoriclasse del passato. Pensate a Messi quando ancora non era Messi, veniva indicato come l’erede di Maradona, e prima di lui fu Javier Saviola a essere indicato come il nuovo Pibe de Oro. Ovviamente quando poi questi giocatori diventano forti e famosi, ecco che scatta il confronto: ma davvero possono essere gli eredi di quel grande campione? Davvero sono al suo livello? Se giocassero assieme oggi, chi sarebbe il più forte?

Se lo è chiesto anche Il Post, riportando un articolo del Washington Post in cui si parlava di confronti fra giocatori di diverse epoche della Nba. Tutto per via delle tute polemiche che ancora colpiscono i Golden State Warriors e il suo giocatore simbolo, Stephen Curry. Molti criticano Curry dicendo che lui e la sua squadra sarebbero facilmente battuti dai Chicago Bulls di Jordan e Pippen, ad esempio. Che sarebbero battuti anche dai Lakers di Magic Johnson. Molti ex giocatori oggi criticano Curry, ridimensionando la sua grandezza. Ma è corretto fare questi paragoni? È una cosa sensata? Secondo Jeff Van Gundy, ex allenatore di basket della NBA e oggi opinionista sui network americani ABC ed ESPN no, non ha molto senso, e io mi trovo perfettamente concorde con lui.

Quante volte in passato mi sono trovato coinvolto in discussioni che volevano stabilire se in Formula Uno Michael Schumacher fosse stato davvero forte. Una delle armi che critichi usavano contro di lui era dettata dal fatto che un altro grande dell’automobilismo come Ayrton Senna non ha mai avuto modo di combatterlo ad armi pari, morendo proprio nell’anno in cui Schumacher raggiungeva il suo primo titolo iridato. Se fosse rimasto in vita Senna, dicono, Schumacher non avrebbe vinto tutto quello che ha vinto. Potrebbe essere vero, ma potrebbe anche essere falso. Il punto è che Senna e Schumacher rappresentavano due scuole differenti, due epoche di piloti differenti che si sono incontrate/scontrate per alcuni anni. Per spiegarlo ricorro a un vecchio ricordo: ero piccolo, Senna era ancora vivo, e su una rivista di motori lessi una piccola analisi sul modo di usare l’acceleratore: tra gli altri si analizzavano Senna e Schumacher. Si studiava come premevano il pedale, con qualche intensità, con quale “stile”. Ne venne fuori che Senna e Schumacher usavano due metodi differenti. Solo che il brasiliano usava un metodo che si era affinato negli anni ottanta, nell’epoca dei turbo: dava continui colpetti di acceleratore per mantenere i giri motore oltre una certa soglia, cosa necessaria per non far perdere potenza in curva ai motori turbo. Il tedesco utilizzava un nuovo modo di accelerare più redditizio: frenata anticipata e apertura del gas anticipato, lavorando poi sul controllo in controsterzo della monoposto che aveva un grosso carico aerodinamico all’anteriore, tanto che lo stesso Senna alla fine della stagione del 1993 disse di voler iniziare a sperimentare quello stile di guida.

Confronti fra campioni di epoche diverse sono divertenti solo per fare un po’ di conversazione fra amici. Se invece ci si vuole spingere verso analisi più serie e circostanziate, allora confronti simili diventato impossibili, anche per via dei contesti assai diversi in cui questi campioni si sono espressi. L’NBA di oggi è diversa da quella degli anni novante o da quella degli anni ottanta. La Formula Uno di oggi è diversa da quella dell’epoca d’oro di Schumacher o da quella di Senna, così come quella di Senna era completamente differente dall’epoca in cui correva Jim Clark, il pilota con cui spesso veniva paragonato lo stesso Senna. E la cosa trascende lo sport: anche nel mondo politico fare confronti fra leader di epoche diverse e discretamente fuorviante. Ognuno ha vissuto e ha prosperato in un dato segmento storico, in cui vigevano determinate condizioni. Al cambiare di epoca, di condizione, di contesto, non è detto che la stessa persona potrebbe risultare ugualmente forte, incisiva, determinante. Ma anche qui spesso ci si lascia andare nell’indicare un nuovo leader come “il nuovo Berlinguer”, oppure come un “futuro De Gasperi”. Ecco, no: lasciamo stare le gradi figure del passato, non cerchiamo delle sovrapposizioni che non avrebbero senso. Giudichiamo le persone per il contesto in cui vivono e in cui si esprimono, eviteremo astrusi confronti che, alla fine, non servono davvero a niente.

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Categorie:Riflessioni

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