Amministrative 2016: qualche dato e alcune riflessioni


A dati non ancora completi già si affastellano le prime analisi. Soprattutto va per la maggiore quella in cui Matteo Renzi ha presi una batosta e che ora non può più stare sereno e dovrà rivedere le sue strategie. La tesi di fondo è che questi risultati siano figli dell’insofferenza crescente verso ciò che sta facendo il governo e verso i continui attacchi di Renzi ad avversari e minoranze, e per una parte è certamente una cosa vera. Ma guardare ai risultati soltanto in quest’ottica lo trovo un po’ limitante.

Più che descrivere il colpo a Renzi e alla sua carriera, andrebbe fatta un’analisi (l’ennesima) sul Pd e sulle sue articolazioni territoriali. Trovo interessante l’analisi di Jacopo Tondelli, ma secondo me indulge in questa pecca. Può valere per Milano, l’unica città in cui Renzi ha di fatto “scelto e imposto” il candidato, quel Beppe Sala che ha corteggiato per mesi, finendo per spaccare il lato sinistro della coalizione che sosteneva Pisapia. Sala è il candidato di Renzi, per lui l’identificazione è altissima, sebbene abbia cercato di smarcarsene. In subordine può valere anche per Giachetti, anche se lì non è stato solo Renzi a volercelo. Altrove non vedo questa predominante ingerenza di Renzi nel decidere o scegliere candidati e campagne, questa netta sovrapposizione fra dinamiche locali e nazionali. A Napoli il Pd sconta più le lotte interne tra Valente e Bassolino piuttosto che le politiche di governo. A Milano si sconta la divisione a sinistra creata dalla vittoria di Sala alle primarie. In generale poi, il Pd sconta la liquefazione di Sinistra Ecologia e Libertà, che anche quando resta loro alleata porta in dote ormai pochissimi voti.

Mi pare prematuro dire oggi chi abbia vinto e chi abbia perso, o addirittura preconizzare quali movimenti ci saranno ai prossimi ballottaggi. La realtà politica italiana oggi è talmente fluida che potrebbe accadere di tutto. Possiamo però fare qualche confronto sulle principali città leggendo i dati odierni e rapportandoli con quelli delle amministrative del 2011, giusto per inquadrare quali evoluzioni ci sono state (i dati odierni sono in divenire nel mentre che scrivo).

Milano

Sala al primo turno prende (ad ora) 217.310 voti, pari al 41,67%. Il Pd 140.596, pari al 28,94%. Pisapia al primo turno prese 315.862 voti, pari al 48,05%. Il Pd allora prese 170.551, pari al 28,64%. Ma anche Parisi non sorride: ha 212.861 voti, pari al 40,82%, con Forza Italia primo partito della coalizione con 98.382 voti, pari al 20,25%. La Moratti prese 273.401 voti, pari al 41,59%, e Forza Italia (allora PdL) ebbe 171.222 voti, pari al 28,75%. Corrado, del M5s, prende 52.799 voti, pari al 10,05%, mentre il Movimento raccoglie 50.851 voti, pari al 10,39%. Cala l’affluenza: 67,56% del 2011, 54,66% nel 2016.

Curiosità: la lista civica di Pisapia “Milano Civica” nel 2011 prese 22.995 voti, pari al 3,86%. Oggi quella di Sala, “Noi, Milano” raccoglie 37.720 voti, pari al 7,70%. Sel e Rifondazione nel 2011 erano accreditati rispettivamente di 28.016 voti (4,70%) e di 18.467 voti (3,10%). Oggi la coalizione che sostiene Basilio Rizzo e comprende tra gli altri questi due partiti ottiene 17.094 voti, pari al 3,49%. Oddio, Sel non vi è esattamente contenuta in quanto a Milano si è di fatto spaccata fra Sala e Rizzo.

Napoli

De Magistris ha al momento 138.606 voti, pari al 42,32%. Nel 2011 ebbe 128.303 voti, pari al 27,52%. Lettieri ha 78.767 voti pari al 24,05%, nel 2011 ebbe 179.575 pari al 38,52%. La Valente, candidata del Pd, raccoglie 70.250 voti pari al 21,45%. Nel 2011 Morcone del Pd ebbe 89.280 voti pari al 19,15%. Affluenza al 60,33% nel 2011, 54,14% oggi.

Roma

Prima è la Raggi, Movimento 5 Stelle, con 423.425 voti pari al 35,37%. Nel 2013 (non 2011) il candidato era De Vito che raccolse 148.665 voti pari al 12,44%. Giachetti del Pd raccoglie 296.580 voti pari al 24,77%, mentre nel 2013 Marino ebbe 512.720 voti pari al 42,61%. La Meloni raccoglie 247.694 voti pari al 20,69%, nel 2013 Alemanno ebbe 364.337 voti pari al 30,28%. Marchini, oggi sostenuti anche da Forza Italia, raccoglie 130.578 voti pari al 10,91%, mentre nel 2013 correva solo con la sua lista civica ed ebbe 114.169 pari al 9,49%. Affluenza del 52,81% nel 2013, mentre oggi è del 57,19%.

Torino

Fassino, del Pd, raccoglie 156.446 voti, pari al 41,86%, mentre nel 2011 ebbe 255.242 voti, pari al 56,66%. La Appendino, del M5s, raccoglie 115.287 voti pari al 30,85%, mentre nel 2011 con Bertola raccolse 22.403 voti, pari al 4,97%. Centrodestra diviso su due candidati, Morano della Lega Nord e Fratelli d’Italia, Napoli di Forza Italia, entrambi sotto il 10%. Nel 2011 l’affluenza fu del 66,53%, oggi si è attestata sul 57,18%.

Cagliari

Zedda raccoglie 32.631 voti, pari al 50,88%, mentre nel 2011 ebbe 52.271 voti pari al 45,15%. Massidda, del centrodestra, raccoglie 20.612 voti pari al 32,14%, mentre nel 2011 Fantola raccolse 41.860 voti pari al 44,71%. Affluenza nel 2011 del 71,45%, oggi si ferma al 60,21%.

Bologna

Merola, del Pd, raccoglie 68.443 voti pari al 39,46%, mentre nel 2011 prese 106.070 voti pari al 50,47%. Borgonzoni del centrodestra prende 38.646 voti pari al 22,28%, mentre nel 2011 Bernardini raccolse 63.799 voti pari al 30,35%. Bugani del M5s oggi prende 28.776 voti pari al 16,59%, mentre nel 2011 ebbe 19.969 voti pari al 9,50%. Affluenza nel 2011 del 71,41%, oggi invece è del 59,65%.

Qualche conclusione possiamo trarla. Prima di tutto il calo dell’affluenza rispetto alle scorse amministrative, poi la crescita di consensi del Movimento 5 Stelle, soprattutto a Roma e Torino. Crescono anche a Bologna, sempre col medesimo candidato. Tutti gli altri partiti calano, con l’incredibile dato di Marchini a Roma che guadagna l’appoggio di un partito ma di fatto resta con gli stessi voti di 3 anni fa. Il Pd cala ovunque, anche a Cagliari dove con Zedda vince al primo turno. Fra il calo dell’affluenza e gli scandali in cui si è trovato invischiato (soprattutto a Roma), il Pd rimedia una figura abbastanza magra, in attesa di qualche salvataggio in extremis ai ballottaggi. C’è da dire che alcune candidature non sono state esattamente il massimo della vita, nate spesso da laceranti lotte interne come a Napoli o Milano. Certe scorie, poi, si pagano.

Come dicevo non è tanto il Renzi premier a doversi preoccupare di questi risultati, ma semmai è il Renzi segretario a dover fare i conti con quella famosa rottamazione promessa e mai avvenuta sui territori. Lo scrivevo lo scorso anno: di un potere politico si analizza sempre il leader, la figura più esposta, quasi mai il ceto politico e sociale che si coagula nascosto dietro di lui. I capibastone locali, quelli che “scelgono” chi candidare e che alla fine decretano il successo o il fallimento di un candidato, spesso sfuggono al controllo della segreteria nazionale e del leader del partito. È su questo che il Partito Democratico deve fare una riflessione ampia e profonda, deve trovare finalmente il coraggio di voltare pagina e lasciate spazio a nuove persone, a nuova aria. Lo dicevo lo scorso anno con l’occhio lungo alle amministrative di quest’anno, importanti perché riguardano le maggiori città italiane, ma poco o nulla è stato fatto. Per questo giro il tempo è ormai scaduto, e i prossimi traguardi (referendum costituzionale, politiche) si avvicinano: il #CambiaVerso promesso nel 2013 sta diventando sempre più una chimera irraggiungibile.

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Categorie:Politica

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