Ferrari 412 T2, l’ultima monoposto V12 del Cavallino Rampante

Ferrari 412 T2, foto di Ercole Colombo

Ferrari 412 T2, foto di Ercole Colombo

Vent’anni fa c’era il debutto sulla Ferrari di Michael Schumacher. Ne avevo parlato a marzo, raccontando come si fosse all’inizio di uno dei sodalizi più vittoriosi della storia della Formula Uno, in quella che fu la prima monoposto del cavallino equipaggiata con un motore V10. Il Cavallino Rampante aveva abbandonato lo storico frazionamento a 12 cilindri, usato per l’ultima volta l’anno prima, nel 1995, sulla 412 T2. Una monoposto sostanzialmente anonima, con un muso a formichiere che andava verso il basso in un periodo in cui i muretti delle monoposto andavano tutti verso l’alto. Il motore era un V12 progettato da Claudio Lombardi, che non poté nemmeno seguire per tutta la stagione lo sviluppo del motore in quanto a metà anno tutte le risorse vennero destinate a Paolo Martinelli che seguiva il progetto del futuro V10.

Ma la 412 T2 è una monoposto che va raccontata. Il motore era accreditato di quasi 900 cavalli a oltre 17.000 giri al minuto, il rumore era come un boato acuto, la monoposto non bella e senza grandissime ambizioni. Alla presentazione il presidente Montezemolo si augurò che fosse almeno più competitiva di quella dell’anno precedente, e tutto sommato lo fu. Nelle prime gare almeno una monoposto del Cavallino arriva sempre a podio: terzo Gherard Berger in Brasile, secondo Jean Alesi in argentina, fino al gran premio di San Marino a Imola, dove centrano un doppio podio con Alesi secondo e Berger terzo. Nelle due gare successive si evidenzierà un dettaglio che segnerà la stagione della Ferrari: oltre a Berger che collezionò altri due terzi posti consecutivi, Alesi dovette ritirasi sia in Spagna che a Montecarlo. Il dettaglio era la scarsa affidabilità della vettura.

A Montreal, la svolta. Nel giorno del suo compleanno, Jean Alesi conquista la sua prima vittoria in Formula Uno, una vittoria importantissima anche per la Ferrari che dimostra di essere davvero competitiva. Fino ad allora una vettura del Cavallino era sempre andata a podio. La striscia si fermò in Francia, con Alesi quinto e Berger dodicesimo. Ma in Gran Bretagna Alesi torna sul podio al secondo posto, mentre il suo compagno di squadra di ritira. Sarà poi l’austriaco a conquistare due terzi posti in Germania e Ungheria, mentre Alesi sarà protagonista di quattro ritiri consecutivi, addirittura a Spa e a Monza si ritirarono entrambe le vetture. In Portogallo niente podio ma un quarto posto di Alesi e un quinto posto di Berger, ma il pilota francese torna sul podio al secondo posto nel successivo Gran Premio d’Europa al Nurburgring con Berger che però si ritira. Nel Gran Premio del Pacifico, sia circuito di Aida, ancora quarto Alesi e quinto Berger, mentre in Giappone e in Australia ci fu ancora un doppio ritiro.

La classifica finale di quel 1995 vide Alesi quinto con 42 punti e Berger sesto con 31. Un peccato soprattutto per Alesi, che finì a soli sette punti dal terzo posto finale, un risultato che senza tutti quei ritiri (ben 8 su 17 gare) avrebbe potuto facilmente essere alla sua portata. Una scarsa affidabilità acuita dal blocco dell’evoluzione della vettura: come detto, a partire dal motore, già da metà anno si iniziò a concentrarsi sulla stagione successiva, quella che avrebbe visto l’adozione del motore V10 e l’arrivo di Michael Schumacher. Erano già stati progettati e testati in galleria del vento dei nuovi pezzi che vennero pero accantonati, Con i due piloti Ferrari che non i diedero però per sconfitti, anzi, lottarono fino alla fine per cercare di dimostrare il loro valore, sebbene fossero già destinati ad andare in Benetton. Ma oltre alla scarsa affidabilità anche la fortuna non era dalla loro: il doppio ritiro di Monza fu causato da una telecamera che, staccatasi dalla monoposto di Alesi, si infila prima nel portamozzo della ruota posteriore della monoposto del francese, per poi finire contro una delle sospensioni anteriori della macchina di Berger che lo seguiva. Poteva essere una doppietta Ferrari, a Monza, fu un doppio ritiro con Alesi in lacrime fra le braccia di Jean Todt.

Una monoposto senza aggiornamenti da metà stagione, che comunque si dimostrò competitiva. E se quegli aggiornamenti li avesse avuti, se non si fosse bloccato tutto? Sicuramente non sarebbe rimasta una monoposto abbandonata a metà. La risposta arrivò a fine stagione: Schumacher effettuò i primi giri su una monoposto del Cavallino proprio utilizzando la vettura del campionato 1995, una vettura laboratorio perché conteneva gli aggiornamenti mai usati e alcune soluzioni da testare per la vettura dell’anno successivo. Un primo approccio a Fiorano e poi i testi di fine stagione in Portogallo, all’Estoril. Ciò che dice Schumacher fu emblematico: ”Magari l’avessi avuto io in qualifica un motore così!”. Il campione tedesco di stupiva di come una vettura così competitiva avesse raccolto così poco. E aveva ragione. Ma questo fu il destino di una monoposto incompiuta, l’ultima Ferrari a gareggiare in Formula Uno con un motore V12.

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Categorie:Motori, Sport

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