La libertà di scegliere come morire

Matteo Mainardi, campagna Eutanasia Legale

Matteo Mainardi, campagna Eutanasia Legale

Alle volte ci sono coincidenze che mi colpiscono molto. È accaduto che alcuni giorni fa leggessi questo articolo di Ivan Scalfarotto in cui raccontava del suo incontro con Massimo Fanelli, dirigente d’azienda, volontario di Emergency, oggi malato di Sla, sclerosi laterale amiotrofica. Vive bloccato a letto, respira soltanto grazie a una sonda attaccata alla trachea, si nutre soltanto con un tubicino impiantato nell’addome e comunica con un computer che legge il movimento del suo occhio destro, che usa come un dito su una tastiera. A Scalfarotto, che gli ha fatto visita, ha detto una cosa: che il giorno che anche il suo occhio dovesse “chiudersi”, vorrebbe poter essere libero di decidere se e quando andarsene.

È per questo che esiste la campagna Eutanasia Legale. Una campagna sostenuta principalmente dai Radicali, che mira a dare alle persone la libertà di scegliere se e come morire in caso di malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi. Massimo Fanelli avrebbe potuto, come altri, recarsi in Svizzera per morire, ma ha detto che “Io non ci vado a morire in Svizzera perché aggirare le leggi ingiuste significa contribuire all’imbarbarimento della società”. Ed è davvero barbara una società che costringe le persone non a vivere, ma a sopravvivere come vegetali attaccate a delle macchine, senza alcuna possibilità di movimento o senza più nessuna libertà. Perché una persona simile non dovrebbe poter scegliere di mettere fine alla propria vita, in piena coscienza e in assoluta libertà? Perché una persona che si trova in uno stato terminale di una malattia non può scegliere di andarsene liberamente, prima della fine?

Sulla questione ho ripreso a pensare dopo una puntata di una serie tv che stavo guardando. Una cosa banale, ma che in combinato con l’articolo di Scalfarotto mi ha molto colpito. Si tratta della serie tv di Netflix “Grace and Frankie”, di una puntata della seconda stagione. Prima di proseguire metto l’alert ATTENZIONE SPOILER, se non volete leggere passate avanti. Dicevo, a un certo punto entra in scena Babe, amica di lunga data delle due protagoniste, una donna che ha girato il mondo e visto praticamente ogni cosa. Torna a casa sua negli Stati Uniti dopo lunghi viaggi e vuole organizzare una festa, quella che lei definisce “la festa che metterà fine a tutte le feste”. Si scopre così che Babe ha avuto un cancro, che l’ha curato con radioterapia e con chemioterapia, ma che poi questo si è ripresentato, più maligno e diffuso di prima. Il dottore le ha lasciato pochi mesi di vita, e lei allora decide di andarsene a modo suo: una grande festa a casa sua che riunirà tutti i suoi amici, e poi, il suicidio assistito con i farmaci prescritti dal medico.

Ci ho pensato tanto, ho provato anche ad immedesimarmici. Ho pensato che tutti dovrebbero provare ad immedesimarsi in persone come Massimo Fanelli, o in personaggi fittizi come quello di Babe. Ho pensato a cosa avrei fatto io, a cosa avrei pensato, a cosa avrei detto. E ho concluso che se fossi un malato terminale vorrei poter scegliere di mettere fine alla mia vita nel miglior modo possibile, di potervi mettere fine dopo una bella festa in cui poter salutare tutte le persone a cui voglio bene, riappacificarmi con quelle con cui ho litigato, perdonare quelle che mi hanno fatto del male e chiedendo perdono a quelle che io ho ferito. Molti dicono che questo aprirebbe le porte alla possibilità di uccidere sistematicamente tutti i malati e gli anziani, ma non è questo che si chiede. Nessuno vuole creare un sistema che automaticamente porta a una fine simile, si chiede solo la possibilità di scelta, di autodeterminazione sulla propria vita. E chi non vuole potrà continuare a farsi curare fino alla fine, a sfruttare ogni macchina possibile per allungare anche di una sola ora la propria vita. Pretendo solo di avere questa libertà di scelta, senza costringere nessuno a seguire le mie convinzioni. Siamo maturi per un dibattito parlamentare utile a stabilire questo diritto?

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Categorie:Riflessioni

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