La progressiva deriva verso forze radicali e anti sistema

neofascisti

Ora siamo tutti qui a tirare un sospiro di sollievo. Il risultato delle elezioni presidenziali austriache hanno visto la vittoria del candidato dei Verdi Alexander Van der Bellen, contrapposto al candidato dell’estrema destra Norbert Hofer del Partito della Libertà. È vero che il ruolo del Presidente in Austria è per lo più simbolico e cerimoniale, ma il trend indicato da questa elezione non fa altro che confermare una deriva che è già in atto da diverso tempo, e che al momento pare quasi impossibile da fermare.

Osserviamo l’Europa, osserviamola bene. In questa infografica del Corriere della Serapossiamo osservare alcuni importati appuntamenti degli ultimi anni e i prossimi che ci si prospettano davanti: le indicazioni non sono affatto incoraggianti. Un veloce riassunto di quanto già accaduto:

– Aprile 2015: Finlandia, alle elezioni politiche arriva secondo il partito nazional populista di Timo Soini, i Finnici;
– Maggio 2015: Gran Bretagna, alle elezioni politiche lo Ukip do Nigel Farage raggiungono il terzo posto ottenendo il 13% dei consensi;
– Giugno 2015: Danimarca, alle politiche il Partito del Popolo, nazionalista, populista e euroscettico, arriva secondo con il 21% dei consensi;
– Settembre 2015: Grecia, alle elezioni politiche si consolida il ruolo di terza forza del partito estremista du destra Alba Dorata;
– Ottobre 2015: Svizzera, alle elezioni federali arriva primo il partito populista dell’Udc col 29% dei consensi;
– Ottobre 2015: Polonia, alle politiche trionfa la destra conservatrice e nazionalista di Diritto e Giustizia;
– Marzo 2016: Slovacchia, alle elezioni politiche riesce ad entrare in parlamento il partito nazi nostalgico di Marian Kotleba, Nostra Slovacchia;
– Aprile 2016: Serbia, tornano in parlamento gli ultranazionalisti del Partito Radicale di Vojislav Seselj;
– Maggio 2016: Austria, vittoria sfiorata per la destra estrema del Fpö alle elezioni presidenziali;
– Maggio 2016: Cipro, anche qui per la prima volta il partito ultranazionalista Elam, legato ad Alba Dorata, entra in parlamento.

E una rapida guida a quello che ci attende:

– Giugno 2016: Gran Bretagna, referendum sulla permanenza del Paese dentro l’Unione Europea;
– Giugno 2016: Spagna, nuove elezioni politiche dopo il fallimento delle trattative fra Podemos e Socialisti;
– Aprile/Maggio 2017: Francia, elezioni presidenziali, l’ultradestra del Front National di Marine Le Pen è in netta crescita;
– Agosto/Ottobre 2017: Germania, elezioni federali, il partito xenofobo, anti Islam e anti Europa di Alternative Für Deutschland (AfD) è già oggi indicata come terza forza del Paese, ed è data in crescita.

È del tutto evidente come i partiti più radicali stiano avendo molto più successo dei cosiddetti partiti tradizionali. Ed è anche una cosa normale, purtroppo: nel momento in cui i partiti classici non riescono a dare risposte che gli elettori giudicano convincenti, allora questi ultimi si muovono alla ricerca di chi può dare loro le risposte che cercano. Su questo i partiti con le idee più radicali sono avvantaggiati: devono badare a meno equilibrismi politici, possono esprimersi più liberamente, possono spingersi a fare promesse che un partito classico non potrebbe mai fare, possono fare maggiormente leva sulle paure delle persone e sulla loro rabbia verso quei partiti che non hanno saputo porre rimedio ai loro problemi.

Si farebbe comunque un errore a bollare queste derive soltanto come di destra. Molti di questi movimenti sono post ideologici, non rispondono strettamente a un’ideologia prettamente di destra o di sinistra, mirano più che altro a cavalcare e ad attrarre il malcontento delle persone. Un effetto che possiamo vedere anche nelle primarie negli Stati Uniti: una fetta degli elettori antisistema che hanno votato il candidato Democratico Bernie Sanders (che non ha più possibilità di ottenere la nomination) potrebbero spostarsi verso l’altro candidato antisistema dei Repubblicani, ovvero Donald Trump. Non è un caso se Trump negli ultimi giorni si è messo a corteggiarli in modo molto palese. Questo ci può suggerire che ormai gli elettori si muovono sempre meno sugli assi delle ideologie politiche, ma si fanno guidare sempre più dalla rabbia e dall’insofferenza.

Torniamo per un momento alle presidenziali austriache. Un dato che salta subito all’occhio è la netta differenza fra le votazioni nelle grandi città e nelle zone di campagna, con le seconde in larga maggioranza favorevoli al candidato di estrema destra. Ma c’è anche un altro dato interessante: pare che oltre il 70% della classe operaia abbia votato (anche loro) per il candidato di estrema destra. Quella fetta di elettorato che dovrebbe essere terreno di caccia dei partiti e dei movimenti di sinistra, finisce per preferire in massa un candidato di estrema destra perché quel partito promette loro più sicurezza, più attenzioni per i cittadini austriaci, più controlli versoi gli immigrati, più potere alla propria nazione e meno a quelle istituzioni europee viste sempre più come lontane e cattive, soprattutto a causa di quell’intransigenza in campo economico che ha portato all’austerità.

Il punto è: come ci dovremmo porre noi davanti a questa deriva? È molto difficile dare una risposta che possa soddisfare tutti quanti. In linea generale credo esistano momenti in cui serve ed è utile perseguire l’idealismo e lo schieramento per blocchi ideali, ma poi esistono anche momenti in cui serve saper scendere a compromessi. Il nodo cruciale è la capacità di saper valutare correttamente questi momenti, saperli riconoscere. Noi ora siamo in uno dei quei momenti? Forse no, forse non ancora, ma il lento scivolamento verso certe derive massimaliste ci sta probabilmente portando verso quel momento in cui dovremo saper scendere a compromessi, dovremo metter da parte l’ideale e imparare a scegliere il meglio disponibile. Nel 2017 potremmo rischiare di andare anche noi al voto, al più tardi ci andremo nel 2018 quando terminerà l’attuale legislatura: cosa accadrà allora? Come si manifesterà, se si manifesterà, questa deriva in Italia? Sarà solo la Lega Nord di Matteo Salvini, già alleato della Le Pen e di Farage, a rappresentare questa deriva? Pensare sia meglio tifare per lo sfascio piuttosto che fare compromessi equivale ad assumersi la responsabilità di un rischio che nessuno potrà realmente controllare.

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Categorie:Politica

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