Il continuo avvitamento nel dibattito sul prossimo referendum costituzionale

costituzione

Sul tema del referendum costituzionale anche la giornata di ieri è stata costellata dalle solite polemiche. Soprattutto a tenere banco sono stati ancora i partigiani e l’Anpi, per via della dichiarazione del ministro Boschi nella trasmissione “In Mezz’ora” della Annunziata. Che ha detto il ministro? ”Come direttivo nazionale, l’Anpi ha sicuramente preso una linea. Poi però ci sono molti partigiani, quelli veri, che hanno combattuto, e non quelli venuti dopo, che voteranno si alla riforma costituzionale”. Tanto è bastato per innescare la polemica con molti a rinfacciare al ministro che non esistono partigiani finti e partigiani veri. Ora: al di la del fatto che lo stesso statuto dell’Anpi dovrebbe distinguere fra i partigiani che hanno combattuto (e che sono riconosciuti anche da alcune norme di legge) e le persone che si sono iscritte all’associazione in seguito e che non hanno combattuto e non possiedono la qualifica di partigiano, io mi sento di dire che questo dibattito ha decisamente stancato.

Prima di tutto vorrei fare un rimprovero alla Boschi e al governo. Alla ministra vorrei dire che esprimere un concetto anche giusto ma in modo un po’ brutale, serve soltanto ad acuire il mare di critiche che già sono in pista. Tirare per la giacchetta i partigiani è un’operazione francamente un po’ triste. Sentire poi anche la Boschi promettere che se vince il no lei e Renzi andranno via, è controproducente. Qualcuno fa notare che questa loro affermazione è semplicemente un’assunzione di responsabilità di fronte alla “missione” che avrebbe questo governo di larghe intese. Ricordiamo l’inizio di questa legislatura, il discorso sferzante di Napolitano, la commissione dei saggi per le riforme: l’obiettivo primario era proprio quello di dotare il Parlamento di una nuova legge elettorale e di varare una riforma costituzionale che potesse aggiornare il sistema politico italiano. Da questo punto di vista è logico dire che il governo che ha questa missione deve dimettersi se non riesce a uscirne vincente. Ma è al tempo stesso vista come un’incredibile personalizzazione, come un voto sull’esecutivo: o con noi, o contro di noi. Forse quest’assunzione di responsabilità poteva e doveva essere spiegata meglio.

È triste tirare per la giacchetta Anpi e partigiani, anche da parte delle opposizioni: l’associazione ha già i suoi problemi e le sue polemiche interne, non gli serve altro casino. Bene secondo me si è fatto nel parlare e criticare la linea presa dal comitato nazionale e poi praticamente imposta nei congressi (e la cosa vale indipendentemente dalla linea scelta, si doveva discutere nei congressi fino a quello nazionale senza condizionamenti di scelte già compiute), ma la cosa doveva poi finire li. Anch’io ne ho parlato ampiamente e ho scritto di quelle che secondo me erano le contraddizioni della decisione dell’Anpi, ma la cosa non avrebbe dovuto trascinarsi così a lungo. Si sarebbe dovuto andare oltre e tornare a parlare dei contenuti. E la cosa come detto vale tanto per il governo quanto per le opposizioni, perché anche loro ormai stanno strattonando l’Anpi per usarla come figurina nella loro battaglia contro questa riforma. Che poi, sia detto con rispetto, a me interessa relativamente sapere cosa vota l’Anpi, a me interessa sapere le motivazioni tanto di chi vota no quanto di chi vota si. Mi interessano i contenuti, non i posizionamenti, e i contenuti interessano molto di più le persone che stanno là fuori e non fanno parte di circoli e circoletti politici che pare abbiano come unico scopo solo quello di sparlarsi dietro. Opposizioni a cui rinfaccio pure lo sconclusionato grido di dolore contro la deriva totalitaria della riforma: può non piacere ed essere fatta male in alcune sue parti, sono il primo a dirlo, ma paventare rischi autoritari è una cosa lunare, fuori da ogni logica. E alle opposizione rinfaccio anche l’assurdità di accusare il governo di personalizzare lo scontro salvo poi andare in giro a dire che votare no significa dare una spallata al governo Renzi. È delirante, significa continuare ad alimentare quel circuito perverso di polemiche che si critica tanto. Ma, appunto, a che serve criticarlo se poi lo si alimenta? Serve solo per poter accusare ipocritamente gli altri di essere gli unici colpevoli di questo casino?

In molti avvertivano del rischio di un decadimento della qualità del dibattito. Ma qui non stiamo semplicemente decadendo, qui rischiamo di trovarci ampiamente sotto metri di fango che non permetteranno di analizzare i contenuti di questa riforma. E questa sarà la sconfitta peggiore, rischiare di arrivare al giorno del voto con un corpo elettorale che conosce solo sommariamente gli argomenti su cui dovrà esprimersi, un corpo elettorale che sostanzialmente ignora i pro e i contro di questa riforma ma in compenso sarà fiaccato da estenuanti polemiche sul chi vota si e chi invece vota no, sulle compagnie dei due schieramenti e su cosa avrebbero pensato personaggi morti da decenni che forse sarebbe meglio lasciare in pace. Di tutte queste polemiche e di tutte queste strumentalizzazioni, sia da una parte che dall’altra, inizio a esserne ampiamente stufo. Vorrei che si facesse un benedetto passo avanti e si tornasse tutti a parlare dei contenuti, perché da discutere c’è davvero molto e il tempo per farlo continua inesorabilmente ad accorciarsi.

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Categorie:Politica

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