Il referendum costituzionale e la libertà d’espressione dell’Anpi

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Se c’è una cosa che mi piace molto sono i dibattiti, i confronti. Quelli veri però, quelli dove si espongono idee, le si confrontano, dove si entra nel merito delle cose forme di una propria analisi. Una cosa non solo utile ma necessaria, specialmente se si parla di riforme costituzionali, soprattutto se queste riforme dovranno poi passare per il vaglio del voto popolare tramite referendum. Dibattiti e confronti mi piacciono anche per un altro motivo: la libertà che danno ad ognuno di potersi esprimere, esporre, di poter chiarirsi le idee e compiere la propria scelta. Per questo trovo interessantissimo il progetto creato da Valigia Blu per dare ita a una piattaforma dove discutere del merito delle riforme tralasciando pettegolezzi, chiacchiericcio, personalismi e inutili polemiche. Creare senso dove c’è rumore scrivono, e hanno pienamente ragione.

Abbiamo di fronte un referendum il cui dibattito nel merito non è ancora decollato. Sono però partite le polemiche, di ogni ordine e grado, e i posizionamenti. Ad esempio l’Anpi, a fine gennaio, dopo una riunione del Comitato Nazionale ha scelto di schierarsi per il no. Nel comunicato del presidente Carlo Smuraglia c’è una piccola chicca:

“La seconda [condizione interna] è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto dell’attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere – da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L’ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.”

Tradotto: vanno bene le idee diverse, in fondo siamo un’associazione pluralista, ma quelle idee tienitele per te. Si dice che si è in grado di mantenere l’unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e le opinioni diverse. Nulla da dire sui primi due punti, ma come posso rispettare le idee differenti se, di fatto, le silenzio? Se lo chiedeva l’altro giorno anche Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, dove racconta di alcune sezioni provinciali dell’Anpi che preferiscono lasciare libertà di scelta. Addirittura il presidente della sezione di Bolzano, Orfeo Donatini, durante l’Assemblea Nazionale dell’Anpi tenutosi qualche giorno fa, dice: “Nemmeno il centralismo democratico ai tempi del Pci di Giancarlo Pajetta mi ha mai ordinato di allinearmi con tanto rigore”. Il risultato di questa scelta è stato quello di essere deferito ai probiviri, insieme al presidente Sandro Schmid della sezione provinciali di Trento e al presidente Ivan Artioli della sezione provinciale di Ravenna. Tutti colpevoli di voler lasciare libertà d’espressione.

Certo, si dirà delle regole, del fatto che vanno rispettate e che il Comitato Nazionale ha già scelto (per tutti), però che malinconia veder imporre dagli organi centrali delle idee a discapito di un confronto aperto. Una mossa un po’ da partito sebbene l’Anpi ci tenga a rimarcare la sua estraneità alle lotte e alle questioni politiche, ribadendo soltanto che gli preme la difesa della Costituzione. Ma se ci si dichiara terzi e avulsi dal dibattito politico, se ci si vuole ritagliare il ruolo di garanti della Costituzione, allora non sarebbe stato meglio promuovere in questi mesi un dibattito aperto per accompagnare le persone al voto? Perché stabilire subito la necessità di schierarsi e deferire ai probiviri chi invece dissente da questa posizione? Donatini spiega che nel congresso in Alto Adige si è registrata una spaccatura della base sul referendum, e che per preservare il ruolo alto di garanti della Costituzione hanno preferito lasciare libertà di scelta promuovendo però il dibattito e il confronto di idee. Esattamente quello che dovrebbe fare un’organizzazione non partitica che vuole astrarsi dalla mera lotta politica.

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Categorie:Riflessioni

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  1. Il continuo avvitamento nel dibattito sul prossimo referendum costituzionale – Iperattivo Categorico

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