NonRecensione – 106: Zona d’Ombra

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Come sempre i film che raccontano storie vere mi affascinano molto, soprattutto se la storia mi risulta un po’ sconosciuta, come in questo caso. Si perché, diciamolo chiaramente, già gli sport americani non sono molto diffusi in Italia, i problemi che li hanno afflitti e che lo hanno riguardati lo sono ancora meno. E Zona D’Ombra di questo parla, di un grande problema che afflisse la National Football League, per cui ci vollero molti anni prima che venisse ammesso. Ma prima di andare avanti, i voti: Comingsoon gli assegna un 4,2/5, Mymovies un 2,60/5; Imdb un 7,1/10.

Il film racconta la storia dell’anatomopatologo Bennet Omalu, un nigeriano emigrato negli Stati Uniti a Pittsburgh, che si trova a dover compiere l’autopsia sul corpo di Mike Webster, una leggenda del football americano caduto in disgrazia e finito a vivere in un pick-up, continuamente afflitto da tremende emicranie. Eseguita l’autopsia non riesce a capire le esatte motivazioni della morte, e quindi decide di fare ulteriori esami che Omalu paga di tasca propria, perché i colleghi non vogliono aiutarlo. Da questi approfondimenti scoprirà una verità incredibile e devastante, che la NFL cercherà in ogni modo di nascondere. Una lotta impari, che porterà Omalu a essere anche perseguitato dall’FBI, fino a che la Federazione accetterà di ascoltarlo e di seguire i suoi consigli.

Un film interessante, discretamente girato, anche se non è nulla di indimenticabile. Lo scontro fra il dottore e l’intera federazione assume le sembianze del canonico scontro fra Davide e Golia, fra il piccolo dottore buono e la gigantesca federazione multimiliardaria. Non per nulla nel film si fa più volte riferimento a come la federazione dia da mangiare a molte persone, di come abbia un grosso indotto sia diretto che indiretto rispetto alle partite che si possono vedere in televisione. A questo si aggiunge la battaglia personale di Omalu per farsi accettare dai colleghi americani, lui, un immigrati nigeriano che ancora non conosce o comprende tutte le abitudini statunitensi, a partire dalla venerazione per determinati sport.

Abbastanza ben assortito il cast: Will Smith è il dottor Bennet Omalu; Alec Baldwin è il dottor Julian Bailes, per molto tempo dottore della squadra dei Pittsburgh Steelers; Gugu Mbatha Raw è Prema Mutisu, una ragazza nigeriana di cui Omalu si innamora; Luke Wilson è il commissario NFL Roger Goodell; David Morse è Mike Webster, il campione NFL morto; Adewale Akinnuoye-Agbaje è Dave Duerson, altro giocatore NFL che muore per la stessa patologia di Webster; Eddie Marsan è il dottor Steven DeKosky, uno specialista che ascolta Omalu e lo aiuta a pubblicare la sua scoperta; Albert Brooks è il dottor Cyril Wecht, capo di Omalu che finirà con lui coinvolto in false accuse da parte dell’FBI; Paul Reiser è il dottor Elliot Pellman, il dottore che riesce a far ottenere a Omalu un colloquio con la NFL.

La regia è di Peter Landesman, è sinceramente non è nulla di indimenticabile. Anzi, come detto il film è giocato discretamente bene ma non scorre via un po’ troppo piatto anche quando dovrebbe presentare dei picchi emotivo o emozionali. In definitiva il mio voto è un 6,5/10: il film è interessante, ma non è decisamente appassionante.

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