A.A.A. Cercasi opposizione disperatamente

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Inizio prendendo spunto dal giornalista Alessandro Gilioli in un suo pezzo del 2014: la sinistra italiana (ma non solo lei, aggiungerei) sta ormai vivendo un disastro umano e mentale prima ancora che politico. Allora Gilioli scriveva queste cose in relazione alla polemica sorta attorno alle dichiarazioni di Mineo, valutate come dannose e inopportune. Parole difficili da difendere, che pur qualcuno provò in qualche modo a farlo con la strategia del “così fan tutti”. Il problema, al di là di quella polemica, è che anche questo contribuì a dimostrare in modo plastico la totale impreparazione della classe politica ad affrontare il “fenomeno Matteo Renzi”, colui che è piombato addosso al panorama politico nazionale e lo ha praticamente ribaltato.

È con questo che la classe politica italiana deve fare i conti, con un nuovo leader capace di mobilitare le persone, abile nel comunicare con loro, furbo al punto da capire sempre (almeno fino ad ora) quale strategia sia la più redditizia. Renzi si è intestato il compito di far recuperare all’Italia il terreno che ha perso in decenni di sostanziale immobilismo, e la sua innata propensione al continuo rilancio, al continuo buttare la palla avanti e correre gli è d’aiuto in questa disperata rincorsa. Ma al contempo è una corsa che sta lasciando indietro tutti gli altri potenziali leader, sia interni al suo partito che esterni. Le capacità di Renzi urlano a gran voce che il Re è nudo, ovvero che la classe politica italiana è ormai suddivisa fra chi rimane ingabbiato in schemi mentali del passato e chi invece non ha le capacità e le idee per contrastare efficacemente il Presidente del Consiglio. Si dividono praticamente fra idealisti che paiono vivere in realtà differenti (e sorpassate) e peones che subiscono le scelte di altri senza avere le capacità per organizzare un’alternativa seria.

  
Ma chi sono questi leader che vorrebbero battere Renzi? Ad osservarli viene quasi lo sconforto. C’è Fassina, uscito dal Pd in polemica con Renzi che voleva diventare uomo di punta della neonata Sinistra Italiana: candidatosi a sindaco di Roma rischia che le sue liste restino escluse perché presentano degli errori, e già qualcuno parla di vendette interne di una parte di Sel. C’è Civati, altro ex del Pd e fondatore di Possibile, che vorrebbe ricostruire il “vero spirito dell’Ulivo” ma che continua a restare confinato in un mondo ideale che lo costringe a restare al proprio stadio embrionale. C’è De Magistris, uno dei leader dell’onda arancione di alcuni anni fa e oggi in predicato di diventare leader della sinistra, che se ne esce con minacce da guappo di periferia che non sarebbero degne nemmeno nel dibattito politico del più scalcagnato minuscolo comune, figuriamoci per una delle più importanti città del sud Italia. Ci sono gli ex leader della minoranza Pd (Bersani, D’Alema) che inquadrano ancora la politica con schemi degli anni novanta, che già allora iniziavano ad apparire vecchi e logori. Ci sono i nuovi leaderini della minoranza Pd (Cuperlo, Speranza) così affannati dal dover cercare spazio da non riuscire a nascondere la propria frustrazione nel non riuscire a farlo (tipo Cuperlo che condividendo il video del suo intervento alla Direzione Pd scrive su Facebook: “Se vi va di ascoltarlo questo è quello che ho detto intervenendo alla Direzione del Pd. Ma se avete cose migliori da fare io non mi offendo. Buona serata”).

Anche osservando fuori dal campo da gioco del centrosinistra le cose non migliorano. C’è (ancora) Berlusconi che ormai è costretto a lottare con le unghie e coi denti su ogni zero-virgola-qualcosa, data la sua inevitabile parabola discendente che lo porterà a scomparire, anche se non subito. C’è Salvini che si è trasformato da federalista a estremista, forse comprendendo che quel mercato è molto più ricco di pesci da pescare max spaventando la maggior parte dell’elettorato ancora più orientato verso scelte meno drastiche. C’è Giorgia Meloni, rampante leader della destra, che tutti dicono di apprezzare ma che poi abbandonano per un Marchini qualsiasi (ehm). E ci sono poi Di Maio e Di Battista che provano la scalata al Movimento 5 Stelle senza rendersi conto che la presenza ingombrante di Grillo c’è ancora e resterà a lungo, dato che è lui il vero collante del Movimento, anzi, Grillo È il Movimento, mentre loro sarebbero solo leader capaci di creare spaccature interne. Tutti, avversari interni ed esterni accomunati da un’unica caratteristica: incapaci di correre quanto Renzi, capaci solo di imbastirgli contro polemiche strumentali e di poco spessore.

  
In tutto ciò Renzi ringrazia e va avanti tranquillo per la sua strada. Lancia idee, affastella proposte, accumula iniziative riformiste con l’intento di non far appannare la sua immagine di leader dinamico, proiettato verso il futuro ma con un solido legame al presente, alle persone che vivono il presente. E allora eccolo alle inaugurazioni, al visitare aziende e scuole, a firmare contratti per nuovi investimenti, a parlare direttamente con le persone tramite i social network. Quando fece per la prima volta un “Matteo Risponde” in tanti ci risero sopra, ora sono sempre di più i politici che provano a imitare questo format. Si, perché ormai è un vero e proprio format, una delle tante piccole ma significative rivoluzioni che Renzi ha imposto, eliminando il filtro dei classici media, la televisione sopra tutti, facendolo su una piattaforma aperta a tutti e non solo ai propri simpatizzanti. Matteo corre e gli altri arrancano ancora dietro. Purtroppo arrancano ancora dietro, perché questa mancanza di competitor seri crea danno anche allo stesso Renzi, che si ritrova senza un vero pungolo con cui confrontarsi e con cui diversi misurare. Uno dei “migliori” Renzi fu quello del 2012, quando gli avversari avevano ancora un certo smalto e un certo spessore (che poi hanno perso), quando cioè era pungolato e doveva dimostrare continuamente di essere migliore degli altri. Senza corre il rischio di sedersi, anche se dato il personaggio pare poco probabile. Più probabilmente rischia inconsciamente di abbassare l’asticella dell’ambizione delle idee per cui vuole battersi. Ma, come detto, chi oggi può seriamente evitare tutto questo? Chi può competere per soppiantarlo? Chi, in sostanza, può incarnare quella vera opposizione che sta drammaticamente mancando?

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Categorie:Politica

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