Chicco Testa verso il Ministero dello Sviluppo Economico?

Credo si debba dire qualche parola sulla possibile nomina di Chicco Testa al ministero dello Sviluppo Economico. Sento di doverlo dire perché circa due anni fa lo intervistai sui temi dell’energia, e mi disse alcune cose importanti riguardo la situazione energetica del nostro Paese. Mi disse che la nostra dipendenza dall’estero era pari all’80% del consumo interno lordo di prodotti energetici. Mi disse che le rinnovabili contribuivano circa per l’11%, mentre circa l’8% era attribuibile all’estrazione di idrocarburi di origine nazionale. Disse:

”La questione energetica può forse sembrarle in secondo piano perché riemerge specificatamente solo in occasione di situazione di crisi dei nostri fornitori d’energia, ma tenga conto che è una variabile non negoziabile che rispunta fuori ogni volta che si parla di sviluppo economico o del benessere degli italiani. Se l’energia costa molto di più come pensa che i prodotti italiani possano reggere la competizione sui mercati internazionali? Che si investa in processi produttivi? Infatti, negli Stati Uniti, da quando il costo dell’energia è calato per effetto del boom dello shale gas, diverse aziende che avevano delocalizzato sono tornate a produrre in America. E ancora senza indipendenza energetica non si può pretendere di esercitare alcuna influenza sullo scacchiere internazionale. Come si vede ora nella zoppicante diplomazia europea verso la Russia. Quindi bisogna decidersi a sfruttare al massimo le nostre risorse: dai giacimenti di gas e petrolio – perché ne abbiamo, alla diversificazione dei nostri approvvigionamenti di gas. L’opposizione alla maxi condotta TAP che ci porta gas azero non giova, per esempio. Bisogna finanziare le nuove rinnovabili ma non ingrassando i conti in banca dei pochi che hanno speculato con mega-campi fotovoltaici, investendo invece nella ricerca e sviluppo della tecnologia solare. In campo energetico stiamo ancora aspettando l’analogo dell’invenzione del chip in informatica. Di energia si parla forse poco, ma i suoi effetti sono pervasivi.”

Testa, nel campo energetico, è una di quelle persone che parla con cognizione di causa. Si possono non condividere le sue idee e la sua visione delle cose, ma comunque sia questi argomenti sono qualcosa che lui conosce molto bene. In quest’ottica vederlo in quella posizione al ministero non dovrebbe stupire, ma in molti fanno notare che questa nomina cozzerebbe in modo esplicito con la cosiddetta rottamazione promossa e promessa da Matteo Renzi. Ma come: Renzi che ripesca un ex deputato entrato in Parlamento nel 1987 con il PCI e riconfermato nel 1992 con il Pds? Uno che nel 1994 va a sedersi sullo scranno della presidenza del consiglio di amministrazione di Acea, su nomina dell’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli? Uno che nel 1996 diventa presidente di Enel, carica che manterrà fino al 2002, diventando un acceso sostenitore dell’energia nucleare dopo essere stato un convinto ambientalista? Uno che nella Roma guidata dal sindaco Walter Veltroni diventa presidente del consiglio di amministrazione di Roma Metropolitane? Insomma, il rottamatore Renzi che sceglie un ex politico con una lunga carriera in società pubbliche? In molti hanno storto il naso.

Onestamente il naso lo storco un po’ anch’io, anche se non del tutto. Se il Presidente del Consiglio non è riuscito a trovare nessun nome nuovo con le dovute conoscenze in un campo così delicato e importante come quello energetico, allora mi può stare bene che peschi qualcuno da quel passato che voleva definitivamente archiviare. Mi sta bene anche in relazione al fatto che questa legislatura, e questo esecutivo, si devono per forza di cose basare molto sul compromesso. Renzi non ha mai avuto la possibilità di creare il suo “governo dei sogni”, perché il Pd non detiene da solo il potere, ma la maggioranza è composta da una specie di coalizione di larghe intese che vede partecipare anche partiti di centro e di destra, che non erano alleati con il Pd durante le elezioni del 2013. È una cosa da dover sempre tenere bene a mente quando vediamo un qualsiasi accordo di compromesso, sia sulle scelte politiche che sulle persone nominate. È, per altro, la dimostrazione pratica di come la nuova classe dirigente pecchi ancora di preparazione in alcuni ruoli chiave e di come Renzi debba preoccuparsi di questo, ovvero dello spingere il proprio partito a formare quei nuovi dirigenti che dovranno guidare il Paese in futuro, anche nel campo energetico.

Quindi non mi lamento troppo di questa scelta ma non mi esalto neppure. Comprendo che, se fosse fatta, sarebbe più una scelta che porterebbe un doppio consolidamento, sia perché Testa è un esperto del settore sia perché è un renziano di ferro, uno che segue Matteo Renzi ormai da molto tempo. Ospite da Giletti a L’Arena, Renzi ha spiegato che “il nome prima di tutto deve saperlo il Presidente della Repubblica”, non confermando ma nemmeno smentendo la sua preferenza per Chicco Testa. La nomina dovrebbe arrivare entro martedì, e uno degli altri nomi in lizza è quello di Vasco Errani, ex presidente della regione Emilia Romagna, nome più politico e sicuramente più gradito alla minoranza Pd. Tra le altre cose la possibile nomina di Testa potrebbe avere anche ulteriori significati: per prima cosa riaffermerebbe la strategia energetica già impostata dal governo, che punta a massimizzare le estrazioni anche in Italia (Testa era uno degli animatori del comitato contro il referendum sulle concessioni per le estrazioni offshore), in seconda battuta potrebbe rilanciare le ambizioni nucleari italiane, o quantomeno riportare nel dibattito italiano questa opzione. Dopo tutto Testa, dopo essere stato presidente di Legambiente e antinuclearista convinto, oggi afferma che l’energia nucleare è una delle opzioni da considerare per un corretto mix energetico che punti a inquinare sempre meno. Come si suol dire, se son rose fioriranno, ma attenti alle eventuali spine.

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Categorie:Politica

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