Il 25 Aprile, l’Austria e il “ritorno” di Hitler

Oggi è il 25 Aprile. Oggi è il 25 Aprile, festa della Liberazione, ricordo della Resistenza, anniversario della sconfitta del regime fascista e della fine dell’occupazione nazista. Oggi è il 25 aprile, e solo ieri si sono tenute le elezioni presidenziali in Austria, dove ha vinto l’estrema destra anti immigrati. Curiosa coincidenza, tragico “scherzo” del destino. Ho pensato a lungo cosa poter scrivere in questo giorno, quale citazione rispolverare, quale passaggio evidenziare, quale ricordo rinverdire affinché nulla di tutto quello che è successo venga dimenticato. Ci ho pensato e ho concluso che tutta la giornata sarebbe stata un fiorire di citazioni e dediche, immagini di repertorio e alti proclami inneggianti alla lotta e alla democrazia e allora, guardando proprio a quei beffardi risultati provenienti dall’Austria, ho capito che non mi restava altro che provare a rimestare le mani in quelle acque torbide che sono il passato da cui festeggiamo la liberazione.

Lui è tornato. Prima un libro, divenuto best seller con oltre 2 milioni di copie vendute e tradotto in ben 41 lingue, poi un film che ha fatto segnare numeri incredibili: appena uscito in Germania ha portato al cinema 500.000 persone, divenendo il film più visto dopo tre settimane di programmazione. Il film tedesco di maggiore incasso del 2015. E allora proprio oggi vale la pena guardarlo, ascoltarlo, osservarlo. Vale la pena farlo perché questo 25 Aprile giunge in un contesto politico europeo in cui le forze politiche di destra o di estrema destra stanno raccogliendo insperati successi. Diritto e Giustizia in Polonia e Fidesz in Ungheria già governano. Altrove altri movimenti stanno riscuotendo crescenti consensi: la già citata Austria con l’FPÖ, il Front National in Francia, Alternative far Deutschland e Pegida in Germania, Ukip nel Regno Unito, Alba Dorata in Grecia. La stessa Lega Nord qui da noi, in Italia. Lui è tornato, recita il titolo del libro e dell’omonimo film, lui è tornato e le reazioni che raccoglie dovrebbero far riflettere molto. Già, perché il dettaglio più interessante del film è che molte delle scene che si possono vedere sono scene improvvisate, scene in cui l’attore che interpreta Hitler interagisce con passanti ignari di essere nel mezzo delle riprese di un film. Un Hitler che si risveglia nel 2014, che si sente spaesato credendo di essere ancora nell’aprile del 1945. Un Hitler che viaggiando per la Germania si rende conto della strisciante insoddisfazione delle persone, della loro latente rabbia. “Tutto questo mi ricorda molto il clima che c’era nel 1930”, dice in una battuta l’attore. Potremmo dargli torto?

Le reazioni delle persone sono sorprendenti. Andando oltre quelli che non lo prendono sul serio, che ridono guardandolo, che gli scattano foto, che gli chiedono di scattarsi una foto assieme, che lo reputano un’accattivante trovata pubblicitaria, andando oltre queste persone se ne trovano altre che gli esprimono simpatia, vicinanza, in buona sostanza persone che gli danno ragione. Si vede una signora, proprietaria di un chiosco, afferma di essere della ex DDR e di non votare perché tanto non serve. “Tanto sono convinta che tutto venga manipolato, non cambia mai niente”, dice. La guardo e la sento ripetere l’ormai onnipresente litania contro gli immigrati che sporcano, che fanno quello che vogliono, che non possono essere criticati altrimenti si viene aggrediti. L’anziano signore successivo è quasi più agghiacciante: “Ci sono alcune cose che cambierei. Costruirei dei lager”, dice senza troppa preoccupazione. Altri che chiedono che gli stranieri se ne vadano dove vogliono, ma lontano dalla Germania. In particolare i salafiti, ultimo bersaglio dell’intolleranza. Un altro signore afferma che, secondo le statistiche, il quoziente intellettivo degli immigrati oscilli in un punteggio fra i 40 e i 50, mentre quello dei tedeschi arrivava anche oltre 80. “Ora penso che il quoziente intellettivo sia al massimo intorno al 60, ma più flussi stranieri arrivano più il quoziente si abbassa”, dice convinto. All’interno di un ristorante un altro signore, parlando dei rischi di un’eccessiva ondata di immigrati, afferma che “A noi [cittadini] non è concesso aprir bocca per quello che è successo in passato. Non sono un radicale, ma il mio pensiero è sempre stato in linea con la destra”. Viene spontaneo chiedersi a quale destra faccia riferimento, anche se la risposta sembra quasi scontata. Nota curiosa: i giovani e giovanissimi lo prendono più come un fenomeno di costume, come una cosa da ridere, le persone più grandi e anziane prendono gli spunti di questo Hitler in maniera seria. Li condividono.

Che accadrebbe se riapparisse il vero Hitler, la storia si potrebbe ripetere?, è la domanda che si sente alla fine del film. La risposta che viene data è questa: “Oh Dio, è da più di settant’anni che rielaboriamo quanto è accaduto, i ragazzi a scuola non ne possono più di studiare il Terzo Reich. Credo che dovremmo avere più fiducia nell’umanità”. Fiducia nell’umanità, nelle persone, credere che la lezione sia stata imparata e non si necessiti di ulteriori ricordi. Dopo questa scena si vede Oliver Masucci, il bravissimo attore che interpreta Hitler, partire su una decappottabile Mercedes al fianco di quella che sarebbe la produttrice del film che hanno girato su di lui, mentre scorrono i titoli di coda finali. Si inquadrano le persone che si incontrano per strada: inizialmente molti ridono vedendolo, lo salutano come si saluta una qualsiasi persona, gli scattano delle fotografie. Poi si incontrano altri che gli mostrano il dito medio. Infine altri che gli fanno il saluto nazista. Il tutto sulle note di una piacevole canzone tedesca, che a un certo punto viene distorta, rallentata, proprio quando iniziano ad apparire quelli che sembrano rendergli realmente omaggio, quelli che potrebbero realmente condividere ancora le sue idee. Ed è li che partono dei filmati di repertorio. Gente che dice di non odiare gli stranieri, ma di non voleri a casa propria. Gente che dice di non avere nulla contro gli immigrati, ma che scatenano tumulti contro i richiedenti asilo. Spezzoni di filmati certamente montati ad arte, ma che riflettono uno spicchio di società che non possiamo far finta di non vedere.

“É un buon punto di partenza”, afferma Hitler nel finale, mentre sotto si sentono molte persone urlare ossessivamente “Noi siamo il popolo!”. Come spesso accade mi trovo d’accordo con Jacopo Tondelli quando dice che il 25 Aprile serve ma non basta più. Abbiamo sempre meno testimoni diretti di quelli che furono gli avvenimento di allora, abbiamo un ricordo che rischia ogni anno di essere sempre più annacquato, diluito, rarefatto nel mare magnum delle polemiche odierne. L’odio di allora è lo stesso odio che possiamo vedere oggi, che possiamo respirare oggi quando giriamo per quei quartieri ad alto tasso di problematiche economiche e sociali. È un odio simile ma adattato al presente, declinato contro quel fanatismo islamico che i movimenti di destra vorrebbero combattere per proteggere l’Europa. I violenti sono loro, gli assassini sono loro, i tagliagole sono loro, e viste le politiche spesso ondivaghe delle istituzioni europee questi movimenti di destra hanno gioco facile nel proporsi come gli unici davvero convinti nel voler difendere l’Europa dall’invasione. Noi ci dobbiamo infilare le mani in queste acque che si stanno intorbidendo di nuovo, lo dobbiamo fare proprio in memoria del 25 Aprile, in memoria della nostra Liberazione, in memoria della Liberazione che tutti raggiunsero in quel 1945. Questa è un’intervista a Timur Vermes, autore del libro da cui è tratto il film. Cito: “La democrazia è forte soltanto nella misura in cui la gente la vuole. E vuoi un sistema se sotto quel sistema vivi meglio. Finché stiamo relativamente bene la democrazia è sicura, se ci andasse male chi sa, guardi all’Ungheria, finiremmo per cercare un Viktor Orbán. Uno che, una volta al potere, smonta la democrazia pezzo a pezzo. Parlo di eventi nel cuore dell’Europa, i seduttori sono tra noi”

La democrazia è forte soltanto nella misura in cui la gente la vuole. Eccolo uno dei nodi irrisolti, il “mostro nero” con cui dobbiamo fare i conti: la volontà delle persone. Se tutti vogliono e sostengono la democrazia allora la democrazia sarà forte, robusta in salute, ma diverrà un gigante dai piedi d’argilla se a prevalere sarò il malcontento. Ed è li che prosperano quelli che Vermes chiama i seduttori. Sempre nel film c’è un momento in cui Hitler parla col giornalista che lo ha “scoperto”, diciamo così, e che lo spinge verso la televisione e verso un travolgente successo. Gli dice: “Non si può liberare di me. Sono una parte di lei, di tutti voi. Lo riconosca, non sono poi così male.” Una parte di tutti noi. Di tutti quelle milioni di persone che votarono Hitler alle elezioni, di tutte quelle milioni di persone che lo hanno scelto, di tutte quelle milioni di persone che lo hanno sostenuto, seguito, fiancheggiato. Oggi parliamo solo di un pazzo al comando che ha fatto tutto, orchestrato, pensato, pianificato, e attuato tutto con un manipolo di pazzi mentre teneva in scacco un’intera nazione. Ma gli altri? Chi erano gli altri? Quanto ci credevano, gli altri? “Ora ho una visione d’insieme, e posso asserire che le condizioni mi sono favorevoli, in Germania, in Europa e nel mondo”. La rabbia. L’insoddisfazione. Il malessere diffuso. L’odio. L’intolleranza. Ecco uno di quelli che ritengo fra i più profondi sensi del 25 Aprile: non solo ricordare il passato, ma non smettere di fare i conti con se stessi, con il nostro senso di autoassoluzione da quella rabbia che può nascere in ognuno di noi, e che può portarci a indicare il colpevole di ogni nostra insoddisfazione in un determinato gruppo etnico-sociale, ieri gli ebrei, oggi i musulmani. Oggi difendiamo la democrazia ripetendo che l’alternativa è peggiore, ma guardando al presente questa strategia rischia di essere esattamente quella che potrebbe finire per abbatterla questa nostra tanto bistrattata democrazia. Non serve più semplicemente ricordare la Liberazione, occorre difendere la nostra Liberazione, la nostra rinascita nella democrazia. Buon 25 Aprile a tutti quanti.

Annunci


Categorie:Attualità

Tag:, , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: