Corrado Passera si ritira dalla corsa a sindaco di Milano

Corrado Passera, il candidato sindaco che doveva essere libero dai partiti. Il candidato sindaco che doveva andare oltre i partiti. Lui, che su Twitter aveva lanciato l’hashtag #SindacoIndipendente, proprio a voler sottolineare una sua presunta libertà d’azione. Era quello che voleva fare di Milano una specie di città stato, magari puntando a darle lo status che otterrebbe Roma (Regione Roma Capitale) con la riforma delle regioni presentata dal Partito Democratico. Insomma, era il candidato che doveva sparigliare le carte, quello che doveva mandare la politica a gambe all’aria ma che alla fine è finito a gambe all’aria lui stesso. Del resto, a essere onesti, Passera era anche quello che lo scorso anno si era proposto proprio al centrodestra per diventare l’unico candidato sindaco di Milano. Non lo considerarono, e la scelta poi ricadde su Parisi, con cui oggi Passera si allea.

Ma ripercorriamo un po’ l’avventura del buon Passera. Perché si era candidato? Vediamo un po’ cosa diceva della sia candidatura: “mi presento a tutti i Milanesi con un’iniziativa civica aperta, senza passare prima dai partiti e dalle ritualità dei cartelli elettorali (e delle poltrone). Con grande rispetto mi confronterò anche con quelle forze politiche che accetteranno di farlo, convinto che dobbiamo andare oltre gli schieramenti esistenti se vogliamo avere l’ambizione di rendere Milano protagonista”. E proprio per andare oltre gli schieramenti esistenti ha scelto di aderire al collaudato schieramento di centrodestra, da sempre formato da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Del resto Passera era anche quello che proponeva di rifondare un nuovo centrodestra, anzi, definiva il momento attuale come un periodo “con una reale mancanza di forze politiche di centrodestra capaci di tracciare le linee guida di una ideologia che si contrapponga al Pd”. Insomma, a inizio marzo considerava il centrodestra come morto e sepolto, a inizio aprile ci si allea per rendere più forte anche la sua candidatura: ma come puoi rendere più forte la tua candidatura alleandoti con uno schieramento che un mese prima definivi finito e scegliendo di non fare più il candidato sindaco ma accettando un ruolo da comprimario? Rafforzi la candidatura facendo il capolista di una lista civica? Facendo l’assessore? Al limite il vicesindaco?

Corrado Passera puntata in alto, molto in alto. “Dunque il centrodestra, un centrodestra nuovamente liberale e popolare, ha la disperata necessità di trovare un leader moderato, competente, all’altezza, per esperienza e capacità, al ruolo difficile che dovrà ricoprire”. Il suo poco velato obiettivo era quello di prendere direttamente il posto di Silvio Berlusconi, e per intraprendere questo cammino aveva scelto di partire da Milano, dalla carica di sindaco della città, magari per spiccare poi il volo verso la leadership di un centrodestra agonizzante (Passera dixit). Tra l’altro il programma di Passera sarebbe anche appoggiato da Raffaele Fitto, il ribelle che ha rotto con Berlusconi e che ora, come per magia, ci si ritrova nuovamente alleato. Tutti insieme appassionatamente, un carrozzone unico sulla cui solidità non ci scommetterei molto. E così la corsa del candidato sindaco indipendente di Italia Unica finisce qui, anche se solo pochi giorni fa affermava di voler andare avanti da solo, forte del fatto che il suo programma fosse il più forte e il più apprezzato da tutti. Il giorno seguente ha annunciato il ritiro della candidatura e l’appoggio a Parisi.

Per cosa ricorderemo la sua campagna elettorale? A parte i soldi spesi, diciamo, per nulla, la sua campagna ha comunque lasciato dei segni indelebili nella mente di ognuno di noi. Ad esempio come quando (vedi immagine sopra) si vantava di essere in testa sui social, come se l’elezione venisse decisa dal numero di follower su Twitter e dal numero di like sulla pagina Facebook. Ma non è tutto qui: vi ricordate quei terrificanti manifesti “Basta con la Sinistra!”? A fine gennaio divennero dei meme che diedero a Passera un’insperata notorietà. Notorietà aumentata da un altro slogan diventato un meme, trasformando il candidato di Italia Unica nel “capitan ovvio” della politica meneghina. Grandiose strategie per far parlare del candidato, ma non si puntava tutto sul miglior programma disponibile per la città (sempre Passera dixit)? Più che fare notizia per le proposte e le idee, possiamo dire che ha fatto notizie per le prese in giro dovute ai suoi slogan e alle sue scelte.

Finisce così la campagna del sindaco indipendente, che diventa strumento nelle mani di una coalizione politica. Si arresta così, un po’ miseramente, la carriera di chi voleva scalare il mondo della politica fino alla sua cima, e finisce per accontentarsi di essere solo una seconda linea, un comprimario, il gregario di lusso che rinuncia alle sue ambizioni. Perché se è vero che lui ha dichiarato di voler portare le proprie idee e le proprie istanze nella coalizione di centrodestra a sostegno di Parisi, è altrettanto vero che non avrà la forza politica per imporle a tutta la coalizione. Passera spesso di vantava di avere un consenso attorno al 10%, ma sappiamo bene come i sondaggi spessi sbaglino: lo abbiamo visto spesso proprio con i partiti più piccoli, a volte indicati con consensi molto maggiori rispetto a quelli poi effettivamente ottenuti. Certo è che, per quanto piccolo, questa scelta aggiunge un po’ di consenso a Parisi, il candidato del centrodestra, e Beppe Sala e tutto il centrosinistra dovranno tenerne conto e fare più attenzione. Alla fine la corsa a Palazzo Marino perde uno dei partecipanti ma, a essere esattamente sinceri, probabilmente nessuno ne sentirà la mancanza.

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Categorie:Politica

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