Vasche di laminazione sul Seveso: un progetto controverso che procede nonostante le proteste

 

Torno a parlare di vasche di laminazione con un po’ di difficoltà. Lo faccio perché non si può far calare il silenzio su un’opera imposta dall’alto senza consultare i comuni interessati, lo faccio perché non si può assistere silenziosi all’ennesimo spreco di soldi pubblici, specialmente nella costruzione di un’opera che dovrebbe porsi l’obiettivo di salvaguardare la popolazione. A marzo dello scorso anno parlai delle criticità del progetto della vasca di Senago, ad aprile ripresi a parlare delle criticità del progetto sottolineando come gli stessi progettisti lo definirono un po’ sorpassato dagli eventi, a luglio invece posi l’attenzione sulla ottusità della politica che continuava a rifuggire al confronto, e a dicembre parlai delle falde acquifere che si stanno innalzando provocando diversi allagamenti in alcuni palazzi, falde acquifere connesse a quella ubicata sotto le tanto discusse vasche.

Il progetto delle vasche di laminazione del fiume Seveso è un progetto complesso: comprende 5 vasche, una a Lentate sul Seveso, una a Varedo, una a Paderno Dugnano, una a Senago e una a Bresso. Un sistema che, nelle intenzioni di Aipo, Regione Lombardia e Comune di Milano, dovrebbe funzionare tutto assieme per garantire sia il corretto funzionamento dell’opera che la sua piena efficacia. Invece per la vasca a Lentate sul Seveso, unico comune ad accettare senza riserve il progetto, pare si sia ancora fermi allo studio d’impatto ambientale, tanto che sul sito del comune di Lentate non c’è traccia del progetto vero e proprio e i dati risalgono a incontri di più di un anno fa. Per le due vasche di Varedo e Paderno ancora peggio, lì quasi non si sa ancora con certezza dove vorranno ubicarle: c’è uno studio di massima, ma c’è anche l’idea di accorparle e metterle in una vasta area ex industriale oggi abbandonata, che però dovrebbe essere bonificata con costi molto alti. La vasca di Bresso invece è allo studio di progetto, sebbene il comune abbia dato parere negativo, ma rispetto alle precedenti è in fase più avanzata. E infine la vasca di Senago, l’unica non sull’asta del fiume, l’unica collegata da un canale artificiale (il canale scolmatore) che ne limiterà l’uso. Alla fine le uniche due vasche su cui stanno spingendo sono quella di Bresso e quella di Senago, delle altre di sa poco e nulla. Addirittura andando sul sito di Regione Lombardia l’unica vasca di cui si parla è quella di Senago. Ma tutti gli esperti hanno confermato che il progetto potrebbe (e sottolineano potrebbe) funzionare solo se completo: fare solo una parte delle vasche sarà soltanto una soluzione tampone e non eviterà in futuro altre esondazioni. Anche Granelli, assessore del comune di Milano, a marzo ammetteva che le uniche vasche in dirittura d’arrivo sarebbero quelle di Senago e Bresso, con le altre ancora in alto mare e in forse.

Poi ci sono altre questioni. Come ad esempio quella dell’istruzione del tratto tombinato del Seveso sotto Milano: dopo decenni lo scorso anno hanno provveduto a pulirlo, e infatti le poche ma intense piogge degli ultimi mesi non hanno costituito alcun pericolo per la città. Oppure come i tanti scarichi abusivi lungo il Seveso che ne aumentano a dismisura la portata d’acqua quando piove: scarichi industriali, civili, addirittura scarichi di reti fognarie o degli scoli delle strade che sversano direttamente nel fiume. Metropolitane Milanesi, che ha il controllo idrico di Milano, ha calcolato che i soli scarichi da Paderno a Milano sono sufficienti per creare, durante un temporale, un’onda di piena che potrebbe provocare un’esondazione a Milano anche con la portata del fiume ridotta a zero. Potete immaginare da soli quanti siano questi scarichi e quanto rovescino nel Seveso. Su tutto il fiume la Forestale ne ha censiti più di 400, di cui solo 15 conosciuti. E poi la questione falde che si innalzano, che stanno creando non pochi problemi al comune di Bollate, limitrofo a Senago, sul cui confine verranno fatte le vasche di laminazione di Senago, proprio sopra una falda acquifera che si connette ad altre falde acquifere che hanno già invaso scantinato e fondamenta di diversi palazzi bollatesi.

Il problema falde non è secondario, anzi. La stessa Aipo ha dovuto rimaneggiate il progetto delle vasche di Senago diminuendone la capacità perché non poteva andare alla profondità ipotizzata inizialmente, proprio a causa dell’innalzamento della falda. Falda che a sua volta è collegata alle falde sotto il comune di Bollate, che si sono innalzate al punto da allagare completamente dei box sotterranei. Lo stesso comune di Bollate ha approntato uno studio molto dettagliato su questi innalzamenti, mostrando delle serie storiche dove si evince che l’innalzamento è proseguito anche nel 2015, anno particolarmente caldo e avaro di precipitazioni rispetto ai tre anni precedenti. Cosa succederebbe a costruire una vasca impermeabile sopra una falda che sta risalendo? La pressione rischierebbe di rovinare il mantello impermeabile della stessa vasca, arrivando a mischiare l’acqua di falda con quella inquinata del Seveso.

E pensare che di progetti alternativi ne esistono, fattibili, funzionanti e con costi anche minori. Non solo quelli che ha elaborato il comune di Senago in collaborazione con Progepiter, società specializzata in questioni idriche, ma si può segnalare anche il progetto del Gruppo CAP e del Consorzio Est Ticino Villoresi che ha approntato un piano per recuperare il reticolo idrico minore, una rete di canali progettati nel Medioevo e oggi inutilizzati, utilissimi per smaltire le acque in eccesso sia delle falde che quelle meteoriche che ingrossano i fiumi. Già allora c’erano i problemi di allagamenti a causa di forti precipitazioni, e quei reticolati impedivano che i nuclei abitativi finissero sott’acqua. Un sistema già costruito e solo da recuperare, magari potenziare, senza ulteriori opere enormemente impattanti e dalla dubbia efficacia.

Se si fosse discusso, magari, si sarebbe trovata una soluzione condivisa con tutti. È questa una delle principali recriminazioni di tutti i cittadini che si troveranno queste vasche sul proprio territorio: il fatto che la discussione si è limitata alla presentazione del progetto, senza volerne discutere nel merito, senza voler analizzare eventuali punti deboli, senza voler recepire e e russi suggerimenti o migliorie sostanziali. Solo cose di contorno, come la scelta delle piante da ripiantare attorno alle vasche. Un’inutile consolazione. Ora il comune di Senago ha già avviato alcuni ricorsi, come quello al Tribunale delle Acque, e alcune associazioni hanno chiesto che, in caso questo ricorsi abbiamo esito negativo, si ricorra anche in sede europea per fermare questo invasivo e poco utile progetto per poterlo ridiscutere tutti assieme. Perché il coinvolgimento della cittadinanza non deve restare una cosa proposta solo a parole, un principio con cui riempirsi la bocca in campagna elettorale per poi dimenticarlo una volta eletti.

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Categorie:Attualità, Senago

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