Il pericolo brokered convention

Ted Cruz e Donald Trump

Ted Cruz e Donald Trump

Da settimane siamo qui a preoccuparci della probabile brokered convention dei Repubblicani, e sotto sotto va a finire che ne rischiano pure una fra i Democratici. È abbastanza noto come nelle primarie dei Repubblicani sia ormai sempre più probabile uno scenario in cui né Trump né Cruz riescano ad arrivare alla convention estiva del partito con la maggioranza dei delegati. Ciò vorrebbe dire che nessuno dei due otterrebbe automaticamente la candidatura, ma dovrebbero confrontarsi andando a raccogliere il consenso mancante voto per voto. In pratica una gigantesca fiera delle vacche con uomini in giacca e cravatta.

Trump è incredibilmente malvisto dall’establishment del Partito Repubblicano, ma pure Cruz appare come discretamente odiato. Qualcuno, quelli che nel partito vengono definiti del “realismo magico”, sognano che alla convention sbuchi poi un terzo nome, moderato e salvifico, che levi le castagne dal fuoco ai Repubblicani portando alla ribalta un candidato più accettabile. Già circolano alcuni nomi come quello di John Kasich, terzo candidato ancora in corsa in queste primarie, oppure quello di Mitt Romney, già candidato alla presidenza e già sconfitto dai Democratici, o quello di Paul Ryan, attuale speaker alla Camera. Ma, come dice questo articolo del Washington Post tradotto da Il Post, secondo alcuni analisti alla fine non ci sarà nessun cavaliere salvifico e la scelta del candidato repubblicano si ridurrà fra i due attuali contendenti, Trump e Cruz. Interessante questo passaggio:

“Peter Hart, che da molti anni si occupa di sondaggi per il partito Democratico, ha organizzato di recente un gruppo di discussione a St. Louis, in Missouri, a cui hanno partecipato anche degli elettori Repubblicani, con l’obiettivo di capire il fenomeno Trump e la sua tenuta. Uno dei messaggi emersi dalla discussione è che l’eventualità di una cosiddetta “brokered convention” – cioè una convention senza un candidato con la maggioranza assoluta dei delegati – «avrebbe probabilmente delle ripercussioni negative» sul partito.”

Aggiunge poi un’altra cosa interessante:

“Nel caso di una brokered convention «Gli elettori Repubblicani e gli indipendenti vicino ai Repubblicani sono ancora disposti a sostenere chiunque riceva il maggior numero di voti», ha concluso Hart in una nota sui risultati del gruppo di discussione, «se quella persona fosse Trump e non dovesse ottenere la nomination a causa di una “brokered convention”, gli elettori dicono che reagirebbero in modo duro e ostile: e il discorso non vale solo per gli elettori di Trump, ma anche per molti sostenitori di Cruz».”

Insomma, se anche Trump dovesse non ottenere la maggioranza assoluta dei delegati ma avesse solo una maggioranza relativa, togliergli la candidatura rischierebbe di essere una mossa molto negativa per il partito. Che quindi si trova al bivio fra l’accettare una candidatura divisiva (e lo sarebbe tanto Trump quanto Cruz) e l’irritare buona parte della base del partito.

  
In tutto questo, penserete voi, a trarne il maggior beneficio saranno i Democratici, con una Hillary Clinton lanciatissima verso la Casa Bianca. E invece no. La Clinton continua a perdere Stati su Stati in favore del suo avversario, Bernie Sanders, è come se non bastasse la candidata superfavorita sta iniziando a mostrare anche delle vistose crepe nella sua supposta granitica sicurezza. Mi riferisco a interviste come questa di Politico, dove Hillary arriva a quasi a screditare Sanders afferma di che non crede lui sia un vero democratico. Lo ha rimproverato di criticare suo marito Bill Clinton e di criticare pure Obama, ma di non averli mai sentito criticare i repubblicani, tipo George W. Bush, che secondo la Clinton avrebbe rovinato il Paese. Bernie Sanders è diventato una minaccia vera e reale e non sono pochi nel suo entourage a spaventare la Clinton parlando di una potenziale brokered convention anche fra i Democratici. Certamente va sottolineato come questo però sia uno scenario molto più remoto rispetto ai Repubblicani. Ma le continue vittorie di Sanders potrebbero innescare un effetto bandwagon che sarebbe poi molto difficile da controllare.

Insomma, noi qui a preoccuparci della disastrata condizione dei Repubblicani, e intanto anche i Democratici rischiano di andare a sbattere. Ritrovarsi questa estate con due brokered convention vorrebbe dire portare la temperatura della politica americana vicina al punto di fusione, col rischio che possa accadere di tutto. Le presidenziali del prossimo autunno diverrebbero poi una specie di roulette russa, un giro su montagne russe che potrebbero lasciare ferite molto profonde da rimarginare, e non basterà estrarre il proverbiale coniglio dal cilindro per evitare tutto questo: i candidati terzi, i cosiddetti salvatori del partito, sembrano un’opzione di difficile realizzazione. Ma, sogno per sogno, non si potrebbe a questo punto avere una sfida per la Casa Bianca in cui si fronteggiano, non so, Charlie Sheen e Kevin Spacey? Probabilmente sarebbero entrambi candidati migliori di quelli attualmente in competizione.

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Categorie:Politica

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