L’importanza di dare correttamente le informazioni

 

Quanto è importante fornire informazioni esatte? Banalmente potremmo dire tantissimo, ma con maggiore cognizione di causa si può tranquillamente dire che fornire le giuste informazioni è basilare per inquadrare e capire qualsiasi cosa, dall’usare un elettrodomestico al comprendere una crisi internazionale. Pensateci: se chi scrive un libretto di istruzioni vi fornisse delle informazioni sbagliate o imprecise sull’oggetto che avete acquistato, voi non sapreste usarlo adeguatamente. Andreste a caso, procedendo per tentativi e per intuito, magari arrivereste a capire quasi completamente il suo funzionamento, raramente lo potreste comprendere esattamente al 100%. Oppure potreste convincervi che quell’oggetto vada utilizzato in un determinato modo, magari perché siete abituati a usarlo così, quando in realtà sarebbe un modo di utilizzo errato.

Lo stesso vale per i media: passare le informazioni corrette e in modo corretto contribuisce a non svilire la propria credibilità e permette di comprendere esattamente ciò che accade. Altra banalità direte voi, ma se consultate un qualsiasi social network e vagliate l’attendibilità e la correttezza delle informazioni e delle notizie che vengono condivise, noterete come ci sia un’ampia fetta di persone disposte a credere a qualunque cosa, soprattutto se questa avalla o conferma una paura o un pregiudizio infondato. Spesso molte persone non cercano informazioni per conoscere o per capire, cercano informazioni solo e soltanto per confermare le loro più astruse teorie o le loro più bieche paure. E qui scatta l’aggravante, con alcuni media che si rendono complici di tutto questo e sfruttano questo sentimento per cavalcare gli umori delle persone, per dire loro quello che vogliono sentirsi dire.

Alcuni media cavalcano l’onda per vendere di più o per incassare più soldi e altri lo fanno per esigenze politiche di chi li controlla o di quelli a cui sono vicini. Articoli senza alcun reale riferimento, con storie riportare solo a pezzi e male, ma che confermano una qualunque nostra paura e che allora noi in preda al panico consideriamo vera e la condividiamo per dimostrare che si, è vero, è tutto vero perché lo dice la stampa! Certo, poi siamo anche capaci di sversare merda su quella stessa stampa se per caso confuta qualcosa di cui siamo profondamente convinti, ma questo è il rovescio della stessa medaglia di quanto dicevo sopra: ci informiamo non per conoscere ma per trovare conferme in ciò in cui crediamo, indipendentemente se poi sia una cosa reale o una bufala.

Ieri mi è capitato l’ultimo esempio, l’ennesimo. Si tratta di questo articolo de Il Giornale del 28 marzo firmato da Sergio Rame. Titolo a effetto: “Divieto choc dei capi islamici: non pregate per vittime infedeli”. Dentro si racconta di come in Belgio si sia vietato di pregare per le vittime degli attentati accaduti a Bruxelles nei giorni scorsi, una decisione presa dal Consiglio Esecutivo Islamico di Bruxelles. Per un giornale di destra che spara bordate ogni giorno contro gli immigrati islamici e contro la presunta islamizzazione dell’Europa, una notizia simile è come manna dal cielo. Si dice che i non islamici non possono essere destinatari della preghiera del venerdì in moschea, che è stata rigettata l’idea di fare un minuti di silenzio per le vittime, che è stata rigettata l’idea di leggere un testo comune di condanna in tutte le moschee, e poi che è stato anche vietato di leggere la sura Al Fatiha, il primo versetto del Corano che mostra pietà per il prossimo e per chi ha perso la vita in attentati. La fonte di queste notizie è un articolo di Avvenire, che però si guardano bene dal linkare. Ora: va bene che molti pensano ancora che non sta bene linkare dentro un articolo del proprio giornale un altro articolo di un giornale concorrente, ma se questo rappresenta la fonte unica della notizia, per correttezza, andrebbe fatto.

La fonte allora la cerco da me, visto che chi mi sta dando la notizia e le informazioni non lo fa. Molti non farebbero questa ricerca e darebbero la notizia per vera, e del resto i 2,2 mila like su Facebook potrebbero significare appunto che molti hanno data proprio per vera questa notizia così come l’ha data Il Giornale. Comunque sia, l’articolo di Avvenire è questo, datato 24 marzo, e forse basterebbe leggere il titolo per comprendere come al Giornale abbiano travisato tutto: “Belgio, nelle moschee si prega contro il terrore”. Leggendo l’articolo di Avvenire si scopre che il Consiglio dei Teologi (non il Consiglio Esecutivo Islamico) aveva promosso per il 25 marzo una “Giornata Nazionale contro il Terrorismo”. In pratica, “si invita anche tutti gli imam del Belgio a condannare fermamente gli attentati terroristici e a consacrare il sermone del venerdì al rifiuto di ogni forma di radicalismo, fanatismo e terrorismo”. Ma come, e tutti quei divieti? È vero che c’è stato il diniego per leggere un comunicato comune e per leggere la sura Al Fatiha, ma “il diniego è stato motivato con la constatazione che le vittime non sono tutte musulmane”, in una preghiera che fa esplicito riferimento alla fede islamica di chi è stato vittima. Una posizione forse un po’ debole ma non fatta in cattiva fede, come invece lascia intendere Il Giornale. Non è vero che quella preghiera viene negata perchè non si vogliono ricordare le vittime, viene negata perchè sarebbe riferita solo alle perdine di fede islamica, e nelle moschee si è voluto rendere omaggio a tutte le vittime, indistintamente dalla religione professata. Continuo a citare dall’articolo di Avvenire:

“Salah Echallaoui, presidente dell’Exécutif des Musulmans de Belgique (Emb) ha spiegato all’agenzia “Sir” che “il terrorismo non ha religione, non ha nazionalità e colpisce in modo cieco, uccide senza pietà, agisce in modo arbitrario, in Belgio, in Francia, in Turchia, in Tunisia”. Che continua riferendosi a chi ha ucciso a Bruxelles: “Sono persone che cercano di coprire i loro abomini attraverso pretesti ideologici. Non è la prima volta che accade nella storia. Questi giovani si radicalizzano prima ancora di rivolgersi ad una religione e la religione viene poi utilizzata per giustificare le loro azioni. Siamo di fronte a una strumentalizzazione. Hanno pronunciato “Allah Akbar” che vuol dire Dio è il più grande. Sono parole che il musulmano pronuncia prima di entrare nella preghiera, celebrando la grandezza di Dio”. “

Oltre 2.000 persone queste parole non le hanno lette, e forse non le leggeranno mai. Oltre 2.000 persone avranno una versione dei fatti che è parziale e distorta. Oltre 2.000 persone crederanno a delle informazioni approssimative che tracciano una realtà inesistente, e molto spesso lo crederanno perché intimamente già convinti di questa realtà artefatta. Il Giornale non fa altro che dar loro in pasto ciò che vogliono leggere, non ciò che è vero, e per farlo non si fanno scrupolo di omettere alcune informazioni e di cambiarne il significato ad altre. Questo contribuisce ad acuire le nostre paure e a fomentare la nostra intolleranza, in un grandioso cortocircuito in cui le informazioni vengono piegate a seconda delle esigenze di ognuno. Eccola l’importanza di dare le giuste informazioni, eccola l’importanza di fornire una visione corretta dei fatti. Invece sempre più spesso non importa più raccontare esattamente ciò che accade, ma fare in modo che ciò che accade sia raccontato in modo tale da avallare le proprie teorie, anche quando queste stravolgono la realtà.

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Categorie:Riflessioni

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