L’esplosiva situazione della tangentopoli brasiliana

Lo scandalo Petrobras, scoppiato con l’operazione Lava Jato esattamente due anni fa, inizia a presentare sviluppi davvero preoccupanti. Un scandalo che riguarda un giro di tangenti di due miliardi di dollari che arriverebbero fino ai vertici politici e istituzionali del Paese, colpendo durante il Partito dei Lavoratori (Pt) che governa il Brasile da molti anni, prima con Lula e oggi con Dilma Rousseff. Gli ex dirigenti di Petrobras oggi indagati, sono accusati di aver gonfiato dall’1 al 3 per cento del loro valore dei contratti da centinaia di milioni di euro con diverse società di costruzione, per la realizzazione di infrastrutture petrolifere al largo delle coste brasiliane.

Lea lista dei politici e degli uomini d’affari indagati (o già condannati) è lunghissima. In questo sunto di Internazionale leggiamo che solo nella classe politica sarebbero coinvolte 54 persone, tra cui il Presidente della Camera dei Deputati Eduardo Cunha e il Presidente del Senato Renan Calheiros, più 34 parlamentari. Dilma Rousseff, attuale Presidente del Brasile, non è coinvolta direttamente nelle indagini ma, essendo stata ministro dell’energia nel primo governo Lula e poi capo di Gabinetto nel successivo governo Lula, avrebbe anche ricoperto il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione della Petrobras (carica dovuta alle sue funzioni politiche, essendo Petrobras un’azienda pubblica). Questo ruolo la mette nella posizione di essere fortemente sospettata, spingendo gli inquirenti a chiedersi come faceva a essere il presidente del consiglio di amministrazione senza sapere nulla di questo sistema corruttivo. Ovviamente anche Lula è finito nell’occhio del ciclone.

Intanto in Brasile l’economia è vicina alla recessione. Gli investimenti sono fermi, l’inflazione è in aumento, molti posti di lavoro sono già stati persi, altri rischiano di perdersi ancora e il governo Rousseff in carica dal 1 gennaio 2015, è già in profonda crisi. Una crisi che sta minando alla base il potere del Pt e che ha portato in piazza moltissime persone indignate col partito di maggioranza. Ad aggravare la situazione ci si è messa poi la nomina di Lula come capo di Gabinetto del governo di Dilma, cosa che ha provocato una grandissima manifestazione contro il governo e contro lo stesso Lula. Una manifestazione che era stat anticipata da un’altra manifestazione generale contro il governo, che ha portato in piazza più di 3 milioni di brasiliani che hanno chiesto a gran voce le dimissioni della Rousseff. Ma la nomina di Lula è stata bloccata dalla Corte, cosa che ha portato in piazza anche i sostenitori di Lula, con una serie di manifestazioni che si sono svolte in 45 città differenti. Una nuova sentenza sospensiva arrivata dopo che altre sentenze di sospensione erano state annullate in appello.

“Non accetteremo un golpe”, ha dichiarato Lula davanti a decine di migliaia di sostenitori. Perché questo è lo spettro che si sta aggirando in questo scandalo, alimentato dai modi spicci e sbrigativi del giudice Sergio Moro, innalzato a idolo dal popolo brasiliano che ne acclama il nome. Un giudice che nei modi ricorda molto da vicino quelli del pool milanese di Mani Pulite, nell’ampio uso della carcerazione preventiva, nell’utilizzo approfondito dei media, nei giudizi sprezzanti verso la politica. È stato ovvio che, nel discredito in cui è cauta la classe dirigente politica brasiliana, il popolo ha trovato in Moro il cavaliere puro senza macchia che lotta contro il male. E l’opposizione non si è fatta scappare l’occasione, cercando di cavalcare l’ondata di moralismo per arrivare a chiedere l’impeachment per la Rousseff. Ma anche l’opposizione si è anche trovata cacciata da alcuni cortei che voleva capeggiare, dato che anche dei loro politici sono rimasti coinvolti in questo scandalo.

Il segno che l’indagine stia virando ormai verso una resa dei conti politica si è avuta netta negli ultimi giorni. Ma cosa è accaduto? È successo che il giudice Moro ha divulgato direttamente ai telegiornali di Rede Globo un’intercettazione che riguardava la Presidente Rousseff e Lula, e la televisione ne ha immediatamente dato un’interpretazione unilaterale, dipingendo la nomina di Lula soltanto come espediente per sottrarsi alla giustizia. Un’azione che pare più orchestrata per incendiare maggiormente gli animi delle persone, senza alcun fine utile per le indagini. Giova ricordare che Lula, anche qualora avesse l’incarico, non avrebbe l’immunità ma semplicemente diverrebbe giudicabile dalla Corte Suprema Brasiliana, che in anni recenti ha sempre dato prova di indipendenza e imparzialità.

Insomma, questo attacco concentrico a Lula e alla Rousseff sembra più che altro un attacco politico. Un attacco che pare orchestrato da alcuni media, da una parte della magistratura e da alcuni gruppi di potere che vogliono abbattere l’attuale Partito dei Lavoratori per poter governare la successiva fase di transizione. È vero che il sistema politico brasiliano è al collasso, lo scandalo delle tangenti è comunque vero e reale e non è solo una manovra politica, ma il sistema va riformato dall’interno, con le procedure proprie della democrazia, non usando strumentalmente la giustizia in una specie di golpe pilotato. Probabilmente Lula potrebbe essere colpevole, ma non si può imbastire una caccia alle streghe sul suo conto senza neanche una condanna: per ora è indagato, e indipendentemente dalla sia nomina verrà comunque giudicato, e se verrà provata la sua colpevolezza allora sarà giusto e dovuto il suo arresto e le sue dimissioni. Stesso dicasi per la Rousseff: se verranno provate delle sue colpe e se verrà condannata, allora sarà inevitabile la caduta del suo governo e l’indizione di nuove elezioni.

Qualcuno ipotizza c’entri anche la ricandidatura di Lula alle presidenziali del 2018, altri tirano in ballo una regia occulta americana. Sulla prima questione potrebbe essere: Lula era ancora molto famoso e ben voluto dalle persone, una sua ricandidatura sarebbe stata un duro colpo per tutte le opposizioni che quindi avrebbero avuto tutti gli interessi per stroncarlo. Quando al coinvolgimento occulto degli americani vale il ragionamento fatto sopra: senza prova restano solo speculazioni e teorie in po’ fantasiose, qualora venissero confermate le accuse allora si potrebbe parlare di vero e proprio golpe. In generale il Brasile sembra vivere la sua Tangentopoli, un terremoto politico che molto probabilmente ridisegnerà radicalmente tanto la classe politica quanto i partiti stessi.

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Categorie:Attualità

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