Renzi e il referendum sull’acqua del 2011

In questi giorni avrete letti tutti della polemica sull’acqua pubblica. Una polemica nata da alcuni emendamenti del Pd alla proposta di legge in discussione presso la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, proposta di legge presentata nel 2014 dall’onorevole Federica Daga del M5s che si pone l’obiettivo di stabilire i principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque. In sostanza si accusa il Pd, e in particolare Renzi, di disattendete i risultati del referendum del 2011 e di spalancare le porte alla privatizzazione dell’acqua pubblica. E, per rafforzare questo loro attacco, rispolverano un tweet proprio di Matteo Renzi del 2011:

Sembra tutto chiaro ma in realtà non lo è affatto. Prima di tutto serve chiarire i contorni di questa vicenda, e lo fa benissimo Nextquotidiano con questo preciso articolo. Da questa ricostruzione si può evincere come gli emendamenti attuali presentati dal Pd ricalchino perfettamente le posizioni che il Pd stesso aveva nel 2011. Vi riporto il pezzo esatto della spiegazione:

”Il che tradotto significa che chi votava sì (e la maggioranza lo ha fatto) voleva abrogare quella norma che prevedeva l’obbligo per gli enti locali a fare delle gare d’appalto per l’affidamento dei servizi pubblici locali essenziali (acqua, rifiuti, trasporti); queste gare d’appalto avrebbero dovuto – secondo la legge abrogata – essere aperte a soggetti pubblici, privati o misti pubblico-privati dove i privati devono detenere almeno il 40% del capitale azionario e partecipare alla gestione della società. Il quesito referendario non ha mai messo in discussione la privatizzazione dell’acqua (che era ed è rimasta un bene pubblico) ma le modalità di affidamento del servizio ed eventualmente la privatizzazione (completa o in parte) delle società che gestiscono il servizio. Cosa è successo dopo il referendum? Semplicemente è stata abrogata quella legge, che non è stata sostituita da nessuna legge e la gestione dell’erogazione dell’acqua è rimasta nelle mani degli enti pubblici che ne sono al tempo stesso anche i proprietari e coloro preposti a controllarne l’efficienza. Ma al tempo stesso, con l’abrogazione dell’articolo 23 bis, agli enti locali era concessa anche la possibilità di scegliere a chi affidare il servizio tramite una gara (non erano obbligati a farlo però). Questo è quello che si è votato a giugno 2011.”

Chiarito questo punto, veniamo a Matteo Renzi. Appurato che quel referendum non era esattamente sul rendere pubblica l’acqua, resta da chiarire ancora la posizione dell’attuale primo ministro, che nel tweet ripescato dal Movimento 5 Stelle si diceva favorevole a quel referendum. In realtà era favorevole solo a metà, come ci racconta un articolo di allora del Fatto Quotidiano, che riporta anche le dichiarazioni di un critico Pippo Civati, impegnato a marcare la sua crescente lontananza dal suo (allora) sodale di rinnovamento. Insomma, questo Renzi dipinto come difensore dell’acqua pubblica direi che è un mito creato ad arte dagli oppositori del primo ministro, che hanno semplicemente ripescato strumentalmente un vecchio tweet senza indagare approfonditamente quale fosse la sua reale posizione. Si sa, il limite a 140 caratteri a volte gioca brutti scherzi, ma sarebbe bastato fare una piccola ricerca in più per capire con più completezza quali fossero allora le sue posizioni.

Insomma: nessuno stravolgimento, solo la solita inutile polemica politica di bassa qualità. Del resto, con delle opposizioni più interessate a fare polemiche che facciano audience piuttosto che esprimere critiche concrete e sensate, non c’è da aspettarsi nulla di buono. Paradossalmente, come spiegato più volte, queste inutili polemiche rafforzano proprio Matteo Renzi, a cui non pare vero di ritrovarsi di fronte degli avversari che gli offrono sempre il fianco e contribuiscono a consolidare il suo potere e il suo governo. Una strategia comunicativa che ha creato molto clamore e tanto casino, ma che a conti fatti non è approdata a nulla dato che era sostanzialmente infondata: quando si dice che una comunicazione è realmente efficace se ha un contenuto forte. In questo caso il contenuto era un mezzo tarocco. Nel frattempo l’acqua è e resta pubblica, con buona pace dei tanti che hanno urlato per giorni un “Al lupo! Al lupo!” completamente infondato.

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Categorie:Politica

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