Quello che sappiamo sugli attentati in Costa d’Avorio e in Turchia

Triste domenica di sangue quella di ieri, funestata da due attentati che hanno provocato molti morti. È iniziato tutto con un assalto ad alcuni hotel a Grand Bassam, in Costa d’Avorio, per poi proseguire con una nuova autobomba in Turchia, nella capitale Ankara. In totale al momento si contano circa una cinquantina di morti e centinaia di feriti. Vediamo di fare il punto su quanto si sa fino a questo momento.

  
Iniziamo dalla Costa d’Avorio. Secondo alcuni testimoni l’assalto è stato dato da diversi uomini sulla trentina, armati di kalashnikov e granate: sono passati dalla spiaggia dove urlavano Allah Akbar e dove costringevano a farlo urlare anche alle loro vittime prima di sparargli. Altri testimoni hanno raccontato che l’assalto è durato circa un’ora, prima dell’arrivo delle forze speciali che hanno evacuato le persone negli alberghi e neutralizzato gli attentatori, anche se non è chiaro se siano stati catturati o uccidi. Il conteggio parla di 16 morti, di cui 14 sono civili e 2 sono soldati. Due le rivendicazioni giunte: la prima dall’Aqmi, Al Qaeda nel Maghreb Islamico, e poi da Al Murabitun, movimento jihadista dell’Africa Occidentale. Un attentato che per la modalità di esecuzione ricorda molto da vicino quello accaduto a Sousse, in Tunisia, dove lo scorso giugno morirono 38 persone: anche in questo caso si sospetta che gli assalitoti siano arrivati con un gommone via mare. Altri testimoni affermano che invece sono arrivati da un sentirti molto frequentato, iniziando a sparare prima alle persone in spiaggia e poi a quelle nei bar e ristoranti degli alberghi.

  
In serata, poi, l’autobomba ad Ankara. Come scrivevo a fine febbraio la Turchia sta rischiando una pessima china, con Erdogan che sta esasperando ogni tipo di rapporto diplomatico con chiunque, dall’Europa alla Russia, dagli Stati Uniti alla Siria, fino si combattenti curdi. Come già accaduto pochissimo tempo fa a essere colpito è ancora un autobus, sempre con un’autobomba, che ha provocato 34 morti e 125 feriti. Il governo turco ha subito puntato il dito verso alcuni gruppi di guerriglieri estremisti curdi, per intenderci quelli che rifiutano il dialogo con Ankara aperto dall’Hdp, ma distanti anche dalle attuali posizioni del Pkk che preferisce evitare attentati e concentrarsi sugli scontri con l’Isis. Il precedente attacco a un autobus fu opera dei Tak, i Falchi per la Libertà del Kurdistan, ma al momento non vi è nulla di ufficiale. Un testimone parla di una grande vampata dopo l’esplosione, come se nel preparare l’autobomba fosse stato aggiunto anche del materiale altamente infiammabile, probabilmente allo scopo di creare più danni possibile. Lo si può evincere anche da questo video ripreso dalle una telecamera di sicurezza, che testimonia il momento esatto dell’esplosione:

Sull’attentato turco oggi se ne dovrebbe sapere di più. Infatti il ministro dell’interno, Efkan Ala, ieri ha dichiarato che le indagini si sono attivate immediatamente e che alcune prove concrete sono già state trovate, ma nulla verrà reso noto prima della giornata odierna. Un’esplosione comunque molto potente, udita in diverse zone della capitale, per di più avvenuta all’incirca nella stessa zona dell’altra autobomba esplosa il 17 febbraio. Erdogan ha ricordato il grande momento di instabilità della Turchia, sconvolta da molti attentati, sebbene anche le politiche del governo turco concorrano in modo concreto a esasperare i toni e a portare ad azioni terroristiche. Il Post in questo articolo fa un breve elenco degli attentati recenti: Diyarbakir, 6 morti; Istanbul, 12 morti; aeroporto di Istanbul, 1 morto; Istanbul, 5 feriti; Ankara, 102 morti; Suruç, 33 morti e Diyarbakir, 4 morti. Una scia sangue che rischia di essere esplosiva per tutta la Turchia.

Il mondo brucia, e noi ancora non riusciamo a capire come muoverci. Non fraintendetemi, la mia non è una chiamata alle armi, anzi, ma continuare a fare finta di niente, continuare a considerare questi attentati come attacchi occasionali, continuare a promettere misure di sicurezza che vengono poi applicate solo in parte, continuare a considerare buoni amici e buoni alleati quei Paesi che finanziano e supportano il terrorismo, non fa altro che fornire ulteriori motivazioni a questi gruppi fondamentalisti. Pretendere di affrontare e risolvere questo problema senza prima affrontare e risolvere le ambiguità di politica estera è quasi utopico, è un voler salvare capra e cavoli allo stesso momento con un unico viaggio: una cosa sostanzialmente impossibile.

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Categorie:Attualità

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