La strategia energetica nucleare francese è in crisi?

 

La Francia è sempre stata famosa per la sua strategia energetica a base nucleare. Nel 2010 esistevano 19 centrali elettronucleari, per un totale di ben 58 reattori operativi, che nel 2011 hanno garantito la produzione di oltre il 77% del totale dell’energia elettrica prodotta in totale nel Paese. Da tutti quindi, la Francia era ed è ancora considerata come un esempio e la Electricité de France (EDF) vista come il colosso mondiale dell’energia nucleare. Ma ora forse qualcosa rischia di essersi rotto.

Oggi EDF sta affrontando una grossa crisi. Basti osservare il crollo del 7% delle sue azioni avvenuto lunedì, portando l’azienda a toccare un nuovo minimo storico. Ma a cosa si devono questi problemi, che hanno portato il direttore finanziario Thomas Piquemal a dimettersi? Ne parla Repubblica in questo articolo, ma le motivazioni sono principalmente due: il costoso salvataggio di Areva imposto dal governo francese e i sempre crescenti costi delle nuove centrali in costruzione, aumento dovuto ai tanti problemi che continuano a far slittare la data di avvio di questi impianti. In particolare si tratta dei due nuovi impianti con reattori EPR, uno in costruzione in Francia e l’altro in Finlandia: il primo, in costruzione a Flamanville, doveva essere operativo nel 2012 ma probabilmente entrerà in servizio a fine 2018, dopo aver visto un aumento dei costi del 21% nel solo primo anno di costruzione, mentre il secondo, in costruzione a Olkiluoto, doveva essere operativi nel 2009 ma probabilmente verrà attivato fra il 2018 e il 2019.

A questo si aggiungono i progetti per le due centrali in Gran Bretagna. Due progetti che, secondo una stima preventiva, potranno costare a EDF fino a 22 miliardi di euro, un ulteriore debito da sommare ai debiti già esistenti, cosa che ha portato Standard & Poor’s ad annunciare un possibile downgrade nel caso procedano con questo progetto. Un progetto in cui è coinvolta anche la Cina, che sia Francia che Gran Bretagna difendono coi denti perché contempla non solo ricadute tecnologiche e industriali molto importanti, ma anche perché presenta risvolti geopolitici non indifferenti, coi cinesi pronti a coprire il 30% dei costi da dividere con EDF, ma in cui si farebbero rientrare anche la costruzione di altre due centrali in territorio britannico. Ma tutti questi problemi spingono seriamente a chiedersi se la produzione di energia nucleare sia oggi economicamente sostenibile, o se la ricerca di maggiori efficienze e maggiori sicurezze sta rendendo tutto il processo altamente antieconomico. A questo si deve aggiungere che anche la politica francese pare, al momento, intenzionata a percorrere la strada che porterà inizialmente a un maggior uso di gas per poi effettuare la transizione verso le rinnovabili.

Questo dimostra che la Francia presto abbandonerà il nucleare? No, non significa questo, ma sicuramente è un indicatore che spingerà la Francia diversificare maggiormente la sua produzione vdi energia elettrica. Non va scordato poi l’impegno assunto durante da Conferenza per il Clima svoltasi a Parigi nello scorso dicembre, quando tutte le nazioni si sono trovate concordi nell’impegnarsi a favorire una progressiva diffusione delle fonti rinnovabili come eolico o solare. Sicuramente anche l’energia nucleare andrà ripensata, magari in attesa che le nuove tecnologie permettano di avere grandi produzioni a costi realmente contenuti e con impatti sempre minori sull’ambiente e sul clima, ma visti i problemi sulle centrali di ultima generazione questo scenario sembra abbastanza distante.

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Categorie:Attualità

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