Il Super Sunday del Partito Democratico

 

Ieri, in molte città italiane di sono svolte delle primarie del centrosinistra per individuare i prossimi candidati sindaco. Un evento che qualcuno ha definito come Super Sunday, un gioco di parole nato citando il Super Tuesday delle primarie americane modificato per via del fatto che qui in Italia queste primarie di sono svolte di domenica. A Grosseto ha vinto Lorenzo Mascagni, a Benevento ha vinto Raffaele Del Vecchio, a Bolzano ha vinto Renzo Caramaschi, a Trieste si è riconfermato il sindaco uscente Roberto Cosolini. Ma tutti avevano puntato gli occhi sulle primarie di Roma e Napoli, due città molto importanti per il Partito Democratico: qui a vincere sono stati rispettivamente Roberto Giachetti e Valeria Valente.

Due città dove il Pd doveva ricucire molte lacerazioni e appianare molti problemi, soprattutto a Roma. Nella capitale è ancora fresco il ricordo dell’apparente immobilismo e della pessima conclusione dell’amministrazione Marino, oltre che vivissime sono le immagini e le notizie dello scandalo Mafia Capitale. Il Pd doveva e deve recuperare una fiducia messa molto a dura prova, frustrata dagli scandali e spezzata dalle forzature che hanno portato alla caduta di Ignazio Marino. I due candidati maggiori, Roberto Giachetti e Roberto Morassut, hanno per questo condotto una campagna accorta, di ascolto, senza dare spazio a eccessivi personalismi, tanto che c’è stato addirittura qualcuno che si è lamentato di questa “tranquillità”, questo eccessivo fair play, quasi a invocare qualche polemica come quelle avute durante le primarie di Milano per vivacizzare un po’ l’aria. Che se lo chiede il primo che passa amen, ma se a chiederlo è il presidente del Pd e commissario di Roma Matteo Orfini, allora la cosa assume dei contorni quasi tragicomici.

A Napoli invece il rischio era quello di un ritorno al passato. Infatti fra i candidati c’era anche l’inossidabile ex sindaco Antonio Bassolino, che comunque è arrivato secondo a non molta distanza dalla vincitrice. Ora alla Valente spetta l’arduo compito di riunire il più possibile il centrosinistra in vista delle elezioni, anche se Sinistra Italiana (ex Sel) si è chiamata fuori affermando che appoggerà il sindaco uscente De Magistris. Ma all’orizzonte si profila un altro problema: Bassolino ieri sera è apparso un po’ distante, non è andato neanche a complimentarsi con la Valente, tanto che hanno già iniziato a circolare delle voci per cui l’ex sindaco potrebbe comunque candidarsi al di fuori del Pd. Per un partito che oggi è dato intorno al 16/18%, sarebbe un colpo quasi mortale.

Curiosità: sia a Napoli che a Roma hanno vinto i due candidati indicati come “renziani”. Potrebbe essere una cosa da poco conto, ma in realtà mostra come Matteo Renzi stia pian piano allargando il suo potere all’interno del partito, andando progressivamente a presidiare anche i luoghi di potere locali. Un modo abbastanza intelligente per consolidare la propria base di consenso, e per provare a creare una rete di amministratori che siano in sintonia con lui, cosa necessaria per avere più libertà di manovra politica. La parte difficile però viene ora, con l’inizio della vera e propria campagna elettorale: il Pd è dato in buona saluta a livello nazionale, ma a livello locale spesso questa positiva onda lunga non arriva, bloccata da polemiche interne locali, da scandali, da ripicche fra capibastone. Le elezioni non sono poi così lontane, e oltre a Roma e Napoli andranno al voto altre importanti città come Torino, Milano, Bologna, Cagliari, Trieste, Ravenna, Salerno. I risultati potranno dire molto sul futuro del Partito Democratico, del suo leader Matteo Renzi e indirettamente anche sul governo. Presentarsi indeboliti al referendum d’autunno sulle riforme costituzionali rischia di essere un pericolo letteralmente esplosivo.

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Categorie:Politica

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